Glifosato cancerogeno oppure no? GlifosatoPericoloso per la salute quindi da bandire oppure no? Il dibattito è caldissimo, soprattutto dopo che l’Efsa ha di fatto tentato di sconfessare la pericolosità dell’erbicida che era stata sancita qualche mese fa dallo Iarc.
Sull’argomento interviene la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttore dell’Istituto Ramazzini, il centro per la ricerca sul cancro fondato da Cesare Maltoni (in allegato il testo integrale del documento sul glifosato redatto dallo stesso istituto).

«All’inizio dell’anno la IARC, International Agency for Research on Cancer, ha stabilito, dopo un’accurata revisione della letteratura scientifica disponibile, che il glifosato è un probabile cancerogeno (Gruppo 2A). La IARC è il dipartimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che si occupa di individuare gli agenti cancerogeni presenti nell’ambiente di vita dell’uomo. Recentemente l’EFSA, Autorità Europea per la salute degli Alimenti, ha sentenziato che i suoi esperti considerano invece molto improbabile che il glifosato sia un cancerogeno. Di qui un dibattito piuttosto vivace al Parlamento Europeo: associazioni di consumatori e gruppi ambientalisti che criticano pesantemente l’EFSA e l’accusano di conflitto di interesse, l’industria che si difende, il mondo scientifico indipendente che sollecita una revisione da parte dell’EFSA. Il Parlamento Europeo dovrà ora decidere quali azioni regolatorie intraprendere sulla base delle diverse prese di posizione. Sicuramente una così grave discrepanza fra OMS e EFSA non aiuta i cittadini a sentirsi garantiti dalle istituzioni pubbliche nominate proprio a garanzia della loro salute. L’Istituto Ramazzini è da tempo impegnato nella ricerca specificamente orientata all’identificazione di potenziali agenti cancerogeni nell’uomo. Conosce bene il problema sanitario del glifosato e da qualche anno sta studiando insieme ad altri partner scientifici statunitensi, russi ed europei il piano sperimentale più adeguato per valutarne gli effetti sulla salute, somministrando dosi simili a quelle ammesse giornalmente (ADI) nella popolazione USA e in Europa. Sia IARC che EFSA, ma anche l’industria, nelle loro valutazioni hanno messo in evidenza la necessità di ricerche adeguate ed indipendenti, che possano portare ad una quantificazione del rischio più coerente e sicura, e ne hanno sollecitato l’avvio».

L’istituto ha quindi redatto un documento (in fondo all’articolo è possibile scaricare il testo integrale) che fornisce informazioni sul tema e «vuole anche rappresentare – sottolinea la dottoressa Belpoggi – uno stimolo a compiere un passo importante per la salute pubblica, cioè promuovere la raccolta fondi per uno studio sul glifosato. Recentemente il Comune di Bologna ha lanciato una campagna di raccolta fondi online, disponibile sul sito www.mediterranea.bio, con la finalità di svolgere una ricerca sul glifosato nei nostri laboratori. Nel diffondere questa relazione ci rendiamo anche disponibili per incontri con amministratori e parti interessate, per informare la popolazione e proporre strategie per sollecitare l’Unione Europea affinchè, mentre ci si adopera per produrre dati scientifici indipendenti, venga adottato un principio di cautela nei confronti dell’esposizione al glifosato e ad altri pesticidi».

Relazione-Comuni_2015

Relazione-Comuni_2015