a cura del Dott. Guglielmo Ferraro

Quali pressioni si nascondono dietro le squallide intimidazioni che le autorità sanitarie continuano a rivolgere ai medici che osano esprimere considerazioni critiche riguardo alle vaccinazioni e qual è il vero “motore” che sostiene l’esasperata propaganda vaccinale in corso? Non è difficile immaginarlo…

Man with Megaphone“Noi tendiamo a dimenticare che le aziende farmaceutiche investono in business. La loro responsabilità è nei confronti dei loro azionisti. E qual è il loro obiettivo? Il loro obiettivo è fare profitti e questo è esattamente quel che fanno. Questa è la loro priorità”. Ad affermare ciò è stata Marcia Angell, direttrice per oltre vent’anni del New England Journal. E questo è quanto, più di recente, ha denunziato Peter Gøtzsche, autore di “Farmaci che uccidono e crimine organizzato. Come Big Pharma ha corrotto il sistema sanitario” e direttore del Nordic Cochrane Center, celebre organizzazione di ricerca indipendente: “Gli affari delle maggiori case farmaceutiche includono azioni da crimine organizzato”.

Qualcuno è forse convinto che gli stratosferici guadagni dell’industria del farmaco derivino da opere di beneficenza?

Chi ha il potere di decidere dichiara perentoriamente che tutti i vaccini sono assolutamente sicuri ed efficaci, senza il benché minimo dubbio. Le chiacchiere, però, anche se provenienti da fonti “autorevoli”, non contano nulla. Occorrono prove.

Ogni vaccino può causare effetti collaterali, a volte anche gravi, che numerose ricerche indipendenti, non finanziate dalle solite multinazionali, hanno messo chiaramente in evidenza. E solo negli USA, secondo dati del VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System), nel corso degli ultimi 20 anni sono morti 145.000 bambini per colpa dei vaccini. Possiamo anche rilevare che, in effetti, non è mai stato dimostrato che questi farmaci costituiscano lo strumento più conveniente ed efficace per la prevenzione delle malattie infettive.

Un’attenta analisi dei dati forniti dalla letteratura scientifica indica inconfutabilmente che il calo della mortalità dovuto a tali malattie fosse marcatamente iniziato diversi anni prima dell’introduzione delle immunizzazioni di massa.

Appare così strampalata l’opinione di chi considera che l’immaturità del sistema immunitario di bambini di due o tre mesi possa elevare il rischio di subire danni da vaccino?

E che dire di quei medici che, sulla base della loro esperienza clinica, ritengono che i bambini non vaccinati godano di una migliore salute rispetto a quelli vaccinati? Vengono spesso accusati di fornire dati scientificamente non valutabili. Non esistono però ricerche che contraddicono le loro osservazioni.

Sarebbe pertanto auspicabile che si intraprendessero studi comparati tra gruppi di bambini vaccinati e gruppi non vaccinati, in grado di fornire indiscutibili indicazioni sull’andamento del loro stato di salute.

Ma probabilmente non a tutti conviene che ciò avvenga.

Sembra che un piano vaccinale presentato dal ministero della Salute preveda anche la possibilità di arrivare a vietare l’iscrizione scolastica ai non vaccinati. Queste iniziative andrebbero a ledere gravemente il diritto alla libertà di scelta e di cura. E a chi gioverebbero?

Le finalità di un programma del genere appaiono poco chiare. Non è certo possibile pensare che i non vaccinati possano costituire un pericolo per chi si è vaccinato, perché ciò significherebbe mettere in dubbio l’efficacia delle vaccinazioni. E non si tiri in ballo la solita storiella della “immunità di gregge”, che prevede la possibilità di ridurre il rischio di diffusione delle malattie infettive, anche tra i non immunizzati, attraverso il raggiungimento di un determinato livello percentuale di vaccinati. Il concetto di “herd immunity” scaturì per la prima volta nel 1931, da uno studio del medico statunitense Arthur W. Hedrich, anche se per la verità, questo termine era già apparso in una pubblicazione del 1923 (“The spread of bacterial infection: the problem of herd immunity” by Topley and Wilson).

Hedrich osservò che a Boston, durante gli anni tra il 1900 e il 1931, non si ebbero epidemie di morbillo dopo che la percentuale dei bambini che avevano contratto il virus raggiunse il 68%. Ed in seguito, negli anni 30, il ricercatore statunitense constatò che quando il 55% della popolazione infantile di Baltimora si ammalò di morbillo, il resto della popolazione sembrò risultare immune all’infezione.

La mutuazione del concetto di immunità di gregge in ambito vaccinale si ebbe negli anni 60.

In quegli anni, sulla scorta delle osservazioni di Hedrich, la US Public Health Service, (il dipartimento di salute pubblica americano), con il fine dichiarato di pervenire ad una completa eradicazione del morbillo entro il 1967, previde, inizialmente, una vaccinazione di massa di oltre il 55% della popolazione infantile americana. Quando si constatò che l’evento annunciato non avvenne si pensò di aumentare progressivamente il tasso minimo di copertura vaccinale. Attualmente la copertura minima stabilita è del 95%. Ma focolai di morbillo continuano sempre a verificarsi, anche con così alti tassi di immunizzazione.

Molti ricercatori hanno oggi chiaramente evidenziato l’inconsistenza della teoria della “herd immunity” applicata alle vaccinazioni. Ma non si può pretendere che queste informazioni possano essere ben recepite da chi, per interessi che esulano dalla scienza, è intento a promuovere campagne pubblicitarie a favore dei vaccini.

I disturbi dello spettro autistico interessano circa due milioni di individui solo negli Stati Uniti e decine di milioni in tutto il mondo. Inoltre le statistiche mostrano che i tassi di incidenza sono aumentati dal 10 al 17% ogni anno.

Siamo quindi di fronte ad una estesa ed allarmante epidemia.

Anche se le cause dell’autismo non sono state ancora sufficientemente determinate, molti ricercatori ritengono tuttavia che i vaccini possano svolgere un importante e decisivo ruolo nell’insorgenza della malattia.

I nostri soliti “esperti” continuano però a negare, con incomprensibile e tracotante certezza, questa possibile correlazione. Le loro poco convincenti argomentazioni comprendono quasi immancabilmente il riferimento alla vicenda del dr. Andrew Wakefield, il medico inglese autore, insieme al prof. Walker Smith, di una ricerca condotta al Royal Free Hospital nel 1998, che mise in correlazione il vaccino trivalente MPR con lo sviluppo di forme autistiche e di una serie di enteropatie. Wakefield, diversi anni dopo, venne accusato di frode scientifica e fu quindi radiato dal British General Medical Council (Ordine dei Medici Inglese). Ma ciò che non si dice mai è che lo studio del ricercatore inglese venne sostanzialmente riabilitato dalla completa assoluzione, in appello, del suo coautore, il prof. Smith.

I loro risultati sono stati in seguito confermati da altre ricerche, come quella condotta recentemente dal Dr. Steve Walker. Ma neanche queste rilevanti informazioni vengono normalmente divulgate. È importante anche constatare che non è mai stata fornita alcuna seria argomentazione che provi l’impossibilità di un nesso causale tra vaccini e autismo.

Questi dati potrebbero quantomeno indurre alla prudenza e a non esprimere giudizi affrettati e semplicistici. È in gioco la vita delle persone e nessuno dovrebbe mai dimenticarlo.

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