Nel giorno dell’Overshoot Day parliamo di clima e ambiente: che correlazione c’è tra questi due elementi? A questa domanda ha cercato di rispondere l’Accademia Europea delle Scienze, secondo la quale le priorità politiche in questo momento storico dovrebbero essere: stabilizzare il clima, ridurre il più possibile le emissioni di gas serra, per riuscire ad arrivare al 2050 con un’economia a zero emissioni fossili.

 

L’Accademia Europea delle Scienze (L’EASAC) è formata dalle accademie scientifiche nazionali degli stati membri dell’UE e consente loro di collaborare e fornire consulenza ai vertici politici europei.
L’ultimo rapporto pubblicato1, nel mese di luglio, tratta il grande tema più che mai attuale dei cambiamenti climatici ma da una nuova e interessante prospettiva: le conseguenze dirette ed indirette sulla salute dei cittadini.
Gli effetti sulla salute delle condizioni climatiche in forte cambiamento sono difficili da comprendere e analizzare. Come leggiamo nel rapporto, infatti, essi sono strettamente collegati a questioni come l’aumento dell’urbanizzazione, le disuguaglianze sanitarie, l’invecchiamento della popolazione e le diverse abitudini quotidiane.
Secondo gli autori del rapporto, l’Unione Europea avrebbe tutte le risorse necessarie per limitare e gestire gli impatti che i cambiamenti climatici avranno sulla salute. La resilienza è, per ovvi motivi, differente in paesi più poveri e l’Europa dovrebbe avere la responsabilità e l’interesse ad aiutare a guidare gli sforzi a livello globale.

L’opinione pubblica
È fondamentale, secondo il rapporto stilato, sensibilizzare l’opinione pubblica sui potenziali effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sulle opportunità di adattamento e mitigazione.
Per far questo è indispensabile contrastare la disinformazione e la negazione della conoscenza scientifica su questi temi, soprattutto da parte di chi ha interessi economici nel nascondere o minimizzare i dati ad oggi a disposizione, che non solo ne provano l’esistenza, ma allertano sui danni che causeranno in un futuro sempre più alle porte.
Il processo di informazione di massa è indispensabile e prioritario e può avvenire a più livelli, a seconda dei diversi interlocutori: partendo dalle scuole, arrivando ad attività rivolte al grande pubblico.
È infatti necessario, secondo gli autori della ricerca, migliorare la conoscenza sugli effetti dei cambiamenti del clima che avverranno nei prossimi anni, per adattare le nostre abitudini, la nostra alimentazione, l’agricoltura. Anche i servizi sanitari che conosciamo oggi, avranno dei cambiamenti: tra questi la riduzione dell’attuale impatto ambientale.

Oggi è l’Overshoot Day
Oggi, 29 luglio, entriamo ufficialmente in debito con il Pianeta. La notizia arriva proprio nel giorno dell’Overshoot Day, dedicato allo sovrasfruttamento ecologico del Pianeta: la nostra domanda di risorse in un anno supera quanto la Terra è in grado di rigenerare per quello stesso periodo di tempo.
“Stiamo vivendo come se avessimo 1,75 pianeti a disposizione, anziché uno. Per sopravvivere eroderemo capitale naturale compromettendo la sicurezza alimentare delle prossime generazioni, attraverso deforestazione, erosione del suolo, perdita di biodiversità, accumulo di CO2 e, quindi, cambiamenti climatici.”2

Il ruolo della ricerca scientifica
Le varie accademie scientifiche europee, e le loro specializzazioni interdisciplinari, rivestono un ruolo di grande importanza: raccolgono informazioni da condividere tra settori e paesi diversi, favoriscono la cooperazione, influenzano il flusso di finanziamenti destinati alla ricerca e possono sensibilizzare leader politici, media e cittadini a livelli nazionale e globale. Una delle più grandi responsabilità, in capo al mondo accademico, inoltre, è fornire informazioni e risposte per contrastare e affrontare le notizie false e i tentativi di fuorviare i dati e le notizie relative ai cambiamenti climatici.

Un problema serio
Le politiche di ‘adattamento’ e mitigazione ai cambiamenti climatici devono essere comprese e accettate da tutti, a livello individuale, imprenditoriale e politico. I dati presentati dal rapporto Eurobarometro3, dimostrano che ci sono già i presupposti per attuare politiche rivolte a gestire i futuri cambiamenti. Nello stesso rapporto emerge come i cittadini europei siano già molto preoccupati sui cambiamenti climatici: il 92% attualmente lo considera, infatti, un serio problema. Secondo uno studio del 2016, inoltre, il cambiamento climatico richiede azioni collettive e non sarà risolto senza il consenso del pubblico. Sarà fondamentale, inoltre, facilitare i cambiamenti politici e influenzare i comportamenti delle masse4.

La salute
Nel rapporto pubblicato si legge che la salute dovrebbe essere considerata trasversale rispetto a tutti gli altri temi analizzati, e, dunque, sarà necessario:
– riformare la strategia di adattamento per assicurare maggiore attenzione sulle conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sulla salute:
– valutare l’impatto reale sulla salute delle strategie di adattamento; mitigazione legate ai cambiamenti climatici, come ad esempio quelle che riguardano i trasporti, l’energia e il settore immobiliare/edilizio, la qualità dell’aria, l’economia circolare, la bioeconomia, le politiche di migrazione;
– sviluppare sistemi alimentari sani e sensibili al cambiamento climatico sia a livello di nazione che di singole città in comune accordo con la politica agricola comune dell’UE;
promuovere linee guida per una dieta sostenibile, valutando se e come l’UE, ma anche i singoli paesi membri, possano usare questi criteri per influenzare le politiche legate alla produzione di cibo;
– mettere in connessione il cambiamento climatico e gli obiettivi di salute con tutte le altre politiche, non solo quelle dei paesi confinanti ma anche quelle internazionali, con particolare riferimento a quelle stabilite dall’Organizzazione mondiale della salute, dal G7 e dal G20.

Le sfide per l’impegno pubblico
Secondo il rapporto, la percezione del pubblico sui cambiamenti climatici varia considerevolmente a seconda del luogo, delle circostanze sociali e di altri fattori. La fonte delle informazioni ad oggi utilizzate maggiormente sono corsi educativi per grandi e piccoli, i media e i social. Sono stati pubblicati diversi studi sugli atteggiamenti nei confronti del cambiamento climatico tra gli europei, per comprenderne la percezione del rischio (ad esempio quella di Lee et al. del 2015). Un’analisi risalente al 2016 (Hornsey et al. 2016) in merito alla percezione dei cambiamenti climatici rivelava che l’educazione e la conoscenza oggettiva degli eventi meteorologici estremi, vengono in alcuni casi messi in ombra dai valori, dalle ideologie e dall’orientamento politico soggettivi.

Un’Europa unita
C’è necessità di un maggiore coordinamento tra i paesi membri dell’Unione Europea in particolar modo per quanto concerne le politiche legate alla salute.
Tra le priorità dell’UE, secondo il rapporto appena pubblicato, dovrebbero esservi:
• la garanzia che la salute sia al centro delle future riforme europee;
• il rafforzamento dell’impegno di ogni paese nell’attuare politiche legate al clima, come ad esempio quelle inerenti l’inquinamento atmosferico;
• prevedere una valutazione dell’impatto sulla salute in settori trasversali, come l’edilizia abitativa, la progettazione urbana, i trasporti, l’energia, l’agricoltura.

Queste azioni richiedono una sempre maggiore collaborazione e dialogo tra i diversi governi europei, tra il settore pubblico e quello privato: ora più che mai sappiamo che la politica sanitaria e quella ambientale sono strettamente legate.

 

Note:

1 https://easac.eu/fileadmin/PDF_s/reports_statements/Climate_Change_and_Health/EASAC_Report_No_38_Climate_Change_and_Health.pdf
2 www.overshootday.org
3 Eurobarometer 2017 on https://ec.europa.eu/clima/citizens/support_en
4 Happer C and Philo G (2016). New approaches to understanding the role of the news media in the formation of public attitudes and behaviours on climate change. European Journal of Communication 31, 136–151.

Fonti:
http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2019/070-19/accademia-europea-delle-scienze-rapporto-clima-e-salute

https://easac.eu/fileadmin/PDF_s/reports_statements/Climate_Change_and_Health/EASAC_Report_No_38_Climate_Change_and_Health.pdf