Quando cambiamo la nostra alimentazione o abbiamo preoccupazioni, paure, tensioni, sentiamo immediatamente un campanello di allarme nella zona addominale. Ecco perché molti di noi non saranno sorpresi nell’apprendere che all’interno del nostro intestino “vivono” 500 milioni di neuroni sparsi soprattutto nel colon: non per nulla il nostro intestino viene definito il nostro “secondo cervello”1. Diversi studi hanno dimostrato come i nostri due cervelli si influenzano l’uno con l’altro, determinando il nostro stato di salute a livello sia fisico che psichico, ma sino a che punto?

 

Il nostro corpo ospita migliaia di miliardi di batteri che contribuiscono al suo funzionamento e alla nostra salute; la prima dose di batteri ci viene trasmessa da nostra madre proprio nel momento della nascita (ne avevamo parlato in questo articolo).
Durante la gravidanza, infatti, l’intestino del feto è totalmente sterile; viene invaso da miliardi di batteri subito dopo la nascita. I primi mesi di vita sono molto importanti per la costruzione di una popolazione batterica florida e il latte materno ne è un vettore più che favorevole.
Crescendo, entrando in contatto con diverse persone, alimenti, luoghi anche il nostro microbioma cresce raggiungendo in età adulta, circa 40 miliardi di miliardi di batteri, di più di 1.000 varietà differenti. Un’ottima notizia, considerando che una flora batterica sana favorisce il nostro metabolismo, rinforza il sistema immunitario e contrasta virus e batteri nocivi.

Gli studi sull’asse intestino-cervello
Sino ad ora la maggior parte degli studi condotti sull’asse microbioma-intestino-cervello sono stati effettuati su animali germ-free: i risultati hanno suggerito un ruolo del microbioma nell’influenzare funzioni cognitive, nell’umore, ma anche nel produrre infiammazione e patologie quali l’obesità.

Sappiamo che la comunità microbica del corpo, dunque, può influenzare il nostro cervello e il suo comportamento, ma è possibile che oltre al nostro umore, anche disturbi mentali, malattie neurodegenerative, autismo e altre patologie possano essere influenzate dal nostro intestino? Questa domanda se la sono posti gli autori di una ricerca2, i quali hanno analizzato il microbiota di una vasta fetta di popolazione per provare ad individuare un’eventuale associazione tra alcuni ceppi batterici e alcuni disturbi di salute mentale. La scoperta è sorprendente: da questo studio è emerso che la presenza di alcuni specifici microrganismi è associata ad alcune tipologie di disturbi mentali.
Gli autori dello studio hanno anche cercato di capire in che modo questo avvenga, analizzando 500 batteri in grado di produrre sostanze neuroattive.
Era già stato teorizzato negli ultimi anni che un’alterazione del microbioma potesse essere collegato a patologie psichiatriche quali autismo, depressione e schizofrenia3, o a malattie neurodegenerative come Alzheimer e morbo di Parkinson4, ma sino ad ora con risultati ancora poco consistenti.

La depressione
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cork, Irlanda, sta studiando anche i legami tra il microbiota e l’insorgere della depressione analizzando le popolazioni batteriche all’interno dell’intestino di pazienti depressi5. Come riporta la rivista scientifica Nature, in alcuni pazienti depressi sarebbe presente una varietà minore di batteri, rispetto ai pazienti considerati sani. Se ciò fosse confermato, si potrebbe fare un progresso nella ricerca scientifica e nelle possibilità terapeutiche, andando ad analizzare come lo squilibrio del microbioma possa avere un ruolo importante nella genesi del disturbo della depressione.

Possibili collegamenti tra microbioma e autismo
Alcuni ricercatori hanno scoperto, inoltre, che alcune popolazioni di batteri sono associate alla presenza di un numero maggiore o minore di alcuni ormoni e metaboliti nel sangue e nel cervello. L’ipotesi da loro presentata è che squilibri di questo genere durante lo sviluppo fetale possano contribuire all’insorgenza di disturbi correlabili all’autismo. Molti studi, infatti, hanno riportato anomalie del microbioma intestinale in individui con disturbi dello spettro autistico (ASD), suggerendo un legame tra il microbioma intestinale e comportamenti simili all’autismo. La modifica del microbioma intestinale è una via possibile per migliorare i sintomi gastrointestinali (GI) e comportamentali nei bambini con ASD: il trapianto di microbioma fecale potrebbe trasformare il microbioma intestinale disbiotico in uno sano6.

Un microbioma equilibrato
I fattori che determinano un buon equilibrio per quantità e qualità della nostra flora intestinale sono lo stile di vita, l’alimentazione sana (limitando ad esempio i cibi raffinati), un’adeguata idratazione e una regolare attività fisica. Ci sono anche alcuni fattori di rischio, che potrebbero destabilizzare l’equilibrio del microbioma, come i metalli pesanti, i pesticidi, lo stress cronico e un uso eccessivo di antibiotici. Possiamo quindi incidere sul nostro microbioma, migliorando la nostra salute.
Uno dei modi che abbiamo per prenderci cure delle complesse popolazioni di batteri che abitano il nostro intestino, è sicuramente l’alimentazione. Ma quali sono gli alimenti salutari per il nostro intestino?
Una flora batterica equilibrata richiede alimenti ricchi di amido resistente o RS (dall’inglese Resistant starch), che rappresenta quella frazione dell’amido che resiste al processo di idrolisi (digestione) da parte degli enzimi dell’intestino tenue. Questo è presente nei cibi vegetali come ad esempio il frumento, i legumi, i semi, la frutta e la verdura. Si tratta di una molecola che il nostro organismo fatica a processare per cui intervengono a supporto microrganismi presenti nell’intestino o nel colon, producendo i metaboliti positivi per la nostra salute.
A differenza di molti cibi processati, l’amido resistente non viene assorbito dallo stomaco o dall’intestino tenue, ma giunge fino al colon dove viene trasformato in un metabolite chiamato butirrato, salutare per l’intestino stesso.

Dunque, mentre attendiamo che la scienza faccia altri passi in avanti con le ricerche, possiamo iniziare (o continuare) a prenderci cura del nostro intestino, e possiamo farlo assumendo cibi non processati, favorendo frutta e verdura di stagione, alimenti integrali, legumi e garantendo una buona varietà di tipologie di alimenti. Sono consigliati, inoltre, una buona idratazione ed esercizio fisico giornaliero.
Buona cura, dunque, del vostro intestino!

 

 

Note:

1 Definizione coniata dallo scienziato della Columbia University Michal D. Gershon

2 Studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Leuven in Belgio

3 Dinan TG, Borre YE, Cryan JF, Genomics of schizophrenia: time to consider the gut microbiome? Molecular Psychiatry (2014) 19; doi:10.1038/mp.2014.93; Mayer EA, Tillisch K, Gupta, A, Gut/brain axis and the microbiota, J Clin Invest. 2015 Mar 2;125(3):926-38; Galland L, Gut microbiome and the brain, J Med Food. 2014 Dec;17(12):1261-72.

4 Medicalxpress, Mounting research tightens gut microbial connection with the brain, January 9, 2015 http://medicalxpress.com

5 https://www.nature.com/articles/d41586-019-00483-5

6 https://www.nature.com/articles/s41598-019-42183-0

 

Fonti
http://www.almanacco.cnr.it/reader/cw_usr_view_articolo.html?id_articolo=8682&id_rub=32&giornale=8758https://www.nytimes.com/2019/01/28/health/microbiome-brain-behavior-dementia.htmlhttps://www.nature.com/articles/s41598-017-11047-whttps://elifesciences.org/articles/33070https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5285286/https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0920996418305723?via%3Dihub