A cura della dott.ssa Sabine Eck

 

Le nostre cellule nobili, o parenchimali, sono immerse in una matrice semifluida che si chiama Matrix, detta anche “zona di transito”, la quale fa parte del complesso, diramato, ma fondamentale sistema connettivale. Scopriamo insieme perchè è così importante per il nostro organismo, all’interno di questo articolo della dott.ssa Eck.

 

Parlare di salute è diventato un must culturale: tutti noi ne parliamo almeno una volta al giorno.
Alla domanda classica “Come stai?” segue quasi sempre, indipendentemente dall’interlocutore, un lungo e dettagliato elenco di sintomi: “da un po’ di tempo non sto molto bene, ma negli esami non hanno
trovato niente di particolare”, “sono stanchissima, dormo male”, “ho sempre un leggero mal di testa, è la cervicale”, “ho dolori dappertutto, mi sento più vecchia di quello che sono”, “la mia colite va e viene, sono troppo nervosa”, “mi sento sciupata”, “sono intossicata”, “mi sento gonfia, sono senza energia”…
Quasi certamente il signore o la signora in questione non avverte davvero tutti questi sintomi, ma è consuetudine che l’elenco non sia mai inferiore ad almeno un paio di sintomi alla volta, e così ci si attiene al copione. Fantasia psico-somatica? Abuso di letture in rete?
Ciò che possiamo dedurre è che è divenuta pratica contemporanea lo star male, avere sempre almeno uno o due sintomi che provocano malessere, anche se di lieve entità.
Essendo ormai usanza comune verrebbe da pensare che la “lamentite” stia diventando una pratica sportiva nazionale (ed internazionale) tanto che nella letteratura scientifica anglosassone è sempre più utilizzato l’acronimo M.U.S. (medically unexplained symptoms): ovvero sintomi vaghi e medicalmente inspiegabili che mettono a dura prova la diagnosi medica
Da tempo, peraltro, osserviamo un preoccupante incremento delle patologie croniche dalle infinite sfaccettature. Chi si intende di matematica conosce la legge della linea di Fibonacci, secondo la quale se le cause persistono i fenomeni evolvono: in parole povere se continuiamo a mantenere l’attuale stile di vita, i nostri problemi di salute, sia a livello globale che individuale, cresceranno in maniera esponenziale.
Viviamo in ecosistemi complessi e talune volte, nel tentativo di semplificare, ci piace interpretare il gioco del colpevole – ovvero il batterio cattivo o il gene impazzito o l’allergene di turno – e della vittima – cioè
noi, il povero e sfortunato malcapitato.
Questo gioco spesso si conclude con l’assunzione di qualche farmaco che regala momentaneamente un po’ di sollievo non permettendo però, purtroppo, di conoscere quale sia la radice fisiopatologica dei disturbi che viviamo.

Tutto è relativo, non solo secondo la teoria di Einstein, ma anche per quanto riguarda il senso della relazione che si crea tra noi e l’ambiente, tra noi e l’altro, tra noi e il cibo, tra noi e l’istituzione, tra noi e noi stessi… e così via. Sei mesi trascorsi in un ufficio con un collega supersimpatico producono, ad esempio, un diverso stato d’animo rispetto a quelli potenzialmente vissuti con un collega mega-antipatico. Il collega, infatti, fa parte di quel sistema che chiamiamo il nostro habitat, ambiente, terreno: la terminologia varia ovviamente in base al contesto che vogliamo esplorare e descrivere. In chiave didattica il corpo umano viene suddiviso in sistemi i quali interagiscono perennemente fra di loro: sistema osteo-articolare, sistema neuro-vegetativo, sistema epato-renale, sistema nervoso centrale, sistema cardio-respiratorio, sistema immunitario, sistema endocrino, sistema connettivo; quest’ultimo di solito viene associato ai reumatismi e recentemente anche alle malattie autoimmuni e ha, a sua volta, un sottosistema che viene chiamato Matrix, di cui vorremmo parlarvi un po’ più in dettaglio, non prima, però, di aver fatto qualche premessa.
Sappiamo sempre di più quanto la nostra salute dipenda solo in piccola parte da fattori genetici, mentre i fattori ambientali, i rapporti relazionali, sociali e culturali incidono in maggior misura.
Nello specifico nel nostro habitat ideale ci dovremmo nutrire di luce solare, aria pulita, acqua vitale, cibo stagionale e locale, relazioni sociali creative e propositive, vivere un rapporto sereno con noi stessi, realizzare al massimo i nostri talenti, mirando a raggiungere un equilibrio nel nostro pensare-sentire-agire.
Ognuno di noi dentro di sé può fare un proprio piccolo bilancio, con la convinzione che per tutti il margine di miglioramento è fondamentalmente ampio.
Crediamo, tuttavia, che in particolar modo l’ultimo punto, ovvero l’agire, sia notevolmente sbilanciato in gran parte delle persone: quasi tutti viviamo un quotidiano gap tra il nostro sentire (sensazioni interne, istinto) e il nostro pensare (in gran parte derivante dall’educazione e dalle convinzioni culturali) che si ripercuote direttamente sull’agire, creando un mare di emozioni contrastanti. Un esempio potrebbe essere lo svolgere attività che non ci piacciono per non arrecare dispiacere a qualcuno.
A tal proposito la scienza della PNEI (psico-neuroendocrino-immunologia) spiega molto bene la differenza fisiologica tra quando “voglio” (per piacere) fare una cosa e quando “devo” (con stress) fare la medesima cosa.
Un situazione emblematica nella quale è facile riconoscerci è quando la sera dopo cena esclamiamo “devo lavare i piatti” facendoci assalire da pensieri quali: “sempre io!”, “nessuno mi aiuta! povera me!”; in quel momento si genera una grande frustrazione che crea un conflitto interiore fra pensare e sentire che in ultimo nuoce al sistema immunitario.
Cosa molto diversa, invece, è il decidere di “voler” lavare i piatti per fare un regalo a noi stessi, facendo sperimentare al nostro corpo l’armonia fra pensare e sentire, soffermandosi a riflettere, bene-dire e ringraziare per esempio i cinesi per aver inventato la porcellana che teniamo fra le mani.
Certo, ci vuole un po’ di allenamento ma possiamo, attraverso questo esercizio apparentemente molto semplice, recuperare il “voglio” della nostra infanzia per il quale siamo stati spesso sgridati. Ricordate
come eravamo pieni di energia e di volontà a quell’età?
Insomma, c’è un gran lavoro da fare sul come tutti noi affrontiamo le situazioni quotidiane.

Tornando al nostro organismo, esso è costituito da cellule eucariote: esse rappresentano il fiore dell’evoluzione cellulare da quando è comparso l’ossigeno sul nostro pianeta. Queste cellule, dotate di strutture complesse e meravigliose (come per esempio i mitocondri, luoghi dove avviene la produzione di energia, ATP), necessitano di un contesto anatomico e funzionale ben preciso altrimenti vanno in sofferenza (andando in anaerobiosi) e infine degenerano; tra di esse in medicina vengono identificate le “cellule parenchimali” (o cellule nobili), che sono immerse in una matrice semifluida che è appunto la cosiddetta Matrix, detta anche “zona di transito” e che fa parte del complesso e diramato sistema connettivale, tessuto le cui funzioni spesso non vengono approfondite. Per comprendere meglio questa zona possiamo pensare alle spugne di mare: immaginatele inzuppate di un liquido simile al mare, ma con una minore salinità (0,9%), nei buchi della spugna risiedono le
cellule nobili specializzate (parenchimali) e la loro salute dipende dalla trama della spugna che collega con il tutto, sia la parte della struttura elastica fibrotica che zona liquida, di transito e di incontro di
tutte le terminazioni (capillari-linfa-nervi-immunità): questa è la Matrix.

Alfred Pischinger (le cui ricerche consiglio vivamente di studiare e tra queste segnalo “The Extracellular Matrix and Ground Regulation”) chiama la Matrix “sostanza fondamentale”, termine davvero ben scelto in quanto la salute della nostre cellule parenchimali dipende completamente da questo “mare magnum interno”.
Possiamo identificare la Matrix come una “sostanzamamma” che si occupa di tutte le cellule parenchimali: provvedendo al loro nutrimento e alla loro pulizia (certo, abbiamo semplificato al massimo, ma è giusto per trasmettervi un’immagine che sia facile da ricordare).
In questa Matrix collaborano fra loro i vasi capillari, i vasi linfatici, le terminazioni nervose (termo-, chemo-, presso-cettori). Vi sono poi i fibroblasti, molecole complesse dette GAGS (glucaminglicani), i PG (proteoglicani) e diverse cellule del sistema immunitario (soprattutto macrofagi).
Rimanendo in un campo metaforico possiamo immaginare il rapporto fra Matrix e cellule parenchimali come un gigante mercato rurale in cui tutto l’ambiente è la Matrix e le persone rappresentano le diverse cellule specializzate che svolgono le loro professioni, ma hanno tutte necessità di nutrirsi di frutta, verdura, legumi, cereali e prodotti animali con l’aggiunta di un pizzico di sale. Tutti vogliono respirare aria buona, bere acqua pulita. Le materie prime entrano ed escono dal mercato attraverso gli acquisti e le vendite, producendo scorie che vengono ripulite dagli addetti alle pulizie. Il tutto è dettato da un ritmo vivace, apparentemente inarrestabile: acquisti-elaborazione-pulizie, ovvero afflusso-elaborazione–deflusso. Questa triade vale per tutti i sistemi vitali, nessuno escluso.
Purtroppo per noi il mercato rurale con le sue meravigliose materie prime, però, è stato sostituito dagli ipermercati … tutt’altro ambiente e habitat.
Il lavoro minuzioso della Matrix, a sua volta, è ovviamente in continua relazione con la funzionalità dei grandi emuntori: fegato, rene, polmone, intestino, pelle. Pischinger considera la Matrix come una zona pre-renale.
Questa affascinante dinamica che coinvolge tutti gli esseri umani rende più esplicita l’appartenenza alla stessa alchimia vitale ma per la sua complessità rimandiamo ad un prossimo articolo le riflessioni, le considerazioni e i suggerimenti per rendere più sano l’approccio alla salute della Matrix che ci caratterizza e ci appartiene.