apples_beachIl 17 aprile avrà luogo, tra il silenzio generale, un referendum che riguarda la possibilità di sfruttare i giacimenti in mare senza limiti di tempo da parte delle Compagnie del gas e del petrolio. Si parla genericamente di referendum sulle trivelle, ma in realtà il quesito referendario riguarda il tempo di vita delle piattaforme in mare. Le trivelle sono servite solo nella fase iniziale di ricerca dei giacimenti e le conseguenti perforazioni, da tempo non sono più in funzione.

Il referendum è di tipo abrogativo e deve riferirsi a precise Leggi o parti di Legge. In questo caso il quesito che si propone agli elettori si limita a intervenire su concessioni già in essere nei nostri mari entro le 12 miglia dalla costa, mentre sono escluse le concessioni in terraferma e le concessioni in mare oltre le 12 miglia dalla costa ( circa 22,2 chilometri).

Se vince il Sì le Compagnie petrolifere e di gas metano non potranno ottenere il prolungamento dei tempi di sfruttamento del giacimento una volta scaduta la concessione, che dura in Italia  almeno 30 anni; quindi, anche in caso di vittoria, le piattaforme in mare non saranno smantellate, né i lavoratori licenziati, semplicemente porteranno a compimento il tempo della concessione già ottenuta dallo Stato italiano. Una eventuale vittoria dei Sì assumerebbe un valore politico e democratico più ampio e indicherebbe un orientamento di fondo dell’elettorato italiano, si rafforzerebbe la richiesta di rivedere la politica energetica nazionale, ovvero di fermare la ricerca e lo sfruttamento delle fonti fossili e puntare su fonti rinnovabili e risparmio energetico

Se vincono i No o se il quorum non viene raggiunto le Compagnie potranno ottenere di prorogare lo sfruttamento del giacimento oltre il limite di tempo previsto dalla loro concessione e fino all’ esaurimento del giacimento.

La maggioranza dei giacimenti è di gas metano, solo una piccola parte riguarda l’estrazione di olio petrolio. Tralasciando i gravi rischi ambientali, l’estrazione di queste fonti fossili è sempre meno conveniente sia sul piano economico che su quello occupazionale: basti pensare che il rapporto investimenti –occupazione mettendo a confronto il settore gas e petrolio con il settore delle energie rinnovabili, è di 1 a 7, cioè con la stessa quantità di investimento le energie rinnovabili creano 7 volte più occupati.

Il recente Vertice mondiale sul clima di Parigi ha sancito la fine dell’era delle fonti fossili, e l ‘ inizio della de-carbonizzazione dell’economia, con la  valorizzazione delle le fonti rinnovabili e dell’economia circolare, e per questo appare anacronistica  la scelta del Governo italiano di insistere con il prolungamento delle concessioni per le piattaforme in mare. Si vorrebbe far fallire il referendum del 17 aprile per continuare a proporre una situazione che affida alle grandi imprese la produzione, la distribuzione e il controllo dell’energia piuttosto che il modello diffuso e partecipato di migliaia di cittadini produttori e insieme consumatori di energia attraverso la rete delle rinnovabili.

trivelle1_1La politica energetica riguarda la vita di tutti i cittadini, interessa l’impatto che i fattori ambientali inquinanti possono avere sulla salute. E’ noto che l’inquinamento incide in modo significativo sull’aumento delle patologie e sulla riduzione della qualità della vita. In particolare  le estrazioni petrolifere comportano indiscutibilmente pesanti impatti sulla salute umana, come dettagliatamente riportato nel testo di due studiosi italiani: “L’Impatto Ambientale del Petrolio, in Mare e in Terra” (Galaad Edizioni). Anche un recente rapporto di Greenpeace, relativo alle attività estrattive in Adriatico esaminate dal 2012 al 2014 ha evidenziato che nei sedimenti prossimi alle piattaforme si trovano metalli pesanti, quali cromo, nichel, piombo (e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), come fluorantene, benzo[b]fluorantene, benzo[k]fluorantene, benzo[a]pirene e altri, variamente associati. Tutte queste sostanze sono tossiche, spesso persistenti e bioaccumulabili ed alcune sono state già riconosciute cancerogene per l’uomo; esse possono risalire la catena alimentare, raggiungendo così l’uomo in concentrazioni elevate e tali da causare seri danni all’organismo. Queste sostanze non solo si accumulano nei nostri corpi, ma passano anche dalla madre al feto durante la gravidanza ed interferiscono in particolare con lo sviluppo cerebrale del nascituro. I metalli pesanti oltre a effetti di tipo cancerogeno e neurologico comportano anche effetti a livello cardiovascolare, renale ed osseo. Parimenti pericolose sono poi le miscele di IPA per le quali è stato dimostrato – per fenomeni di azione sinergica – un aumento di rischio di insorgenza di cancro, soprattutto in presenza di benzo(a)pirene. Per alcuni IPA, anche per metalli quali l’arsenico, il cadmio, il nickel, classificati da decenni come cancerogeni per l’uomo, non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste sostanze non comportino un rischio per la salute umana.

La politica energetica basata sull’uso del petrolio rappresenta un modello di produzione e consumo ormai insostenibile in quanto fondato sullo sfruttamento  e l’accaparramento di risorse irriproducibili. Il degrado delle matrici ambientali, dalla sottrazione di suolo, di paesaggio e di biodiversità devono arrestarsi, ed è per tutto  questo che occorre votare SI.

FONTI: isdemedicina democraticaaiab