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La relazione tra vaccino MPR e autismo nei bambini afroamericani

30 Ago , 2014  

Il Dott. Brian S. Hooker ha pubblicato l’8 agosto sulla rivista “Translational Neurodegeneration” una ricerca dal titolo:Età di somministrazione del vaccino MPR anti morbillo-parotite-rosolia e autismo tra i giovani afroamericani: una rianalisi dei dati dei CDC (i Centri statunitensi per il Controllo delle Malattie e per la Prevenzione, una delle Istituzioni più prestigiose nell’ambito delle malattie infettive).

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Nonostante le accese polemiche suscitate dall’articolo del Dottor Brian S. Hooker, riteniamo utile pubblicare le conclusioni del suo studio in quanto nessuna delle obiezioni formulate fino a questo momento inficia la sostanza dei suoi risultati. Anche a voler essere deontologicamente corretti, non sapremmo definire se non patetica l’osservazione secondo cui lo studio del Dottor Hooker dimostrerebbe l’innocuità del vaccino per la popolazione bianca e per quella di colore di sesso femminile. Giudichino i lettori. C’è da chiedersi, tuttavia, come sia possibile che un articolo accettato da una rivista scientifica, previo esame della sua fondatezza da parte di un florilegio di esperti internazionali (peer review), venga ritenuto improvvisamente privo di ogni scientificità e ritirato dalla rivista che lo ha accolto in seguito all’opposizione dei rappresentanti degli interessi costituiti.

La pubblicazione pone dei forti interrogativi su come vengano condotte analisi statistiche per avvalorare delle tesi predefinite. Si dice, in genere, che i dati parlano da soli, ma è proprio la voce dei semplici dati che spesso è contraffatta e alterata.

E’ cosa nota come l’autismo sia in drammatico aumento, soprattutto nella forma regressiva. È stato stimato che il 62% dei bambini con autismo manifestano una regressione tra i 6 e i 36 mesi di età, con maggior frequenza tra i 18 e i 24 mesi. L’età in cui si presenta la regressione coincide con quella in cui i bambini ricevono le vaccinazioni, e quindi sono stati effettuati molti studi a riguardo. Una delle principali preoccupazioni è legata proprio alla scelta del calendario di somministrazione della prima dose del vaccino morbillo-parotite-rosolia (MMR). La relazione tra il vaccino MMR e l’autismo è stata ipotizzata da Wakefield et al. nel 1999. Anche se alcuni studi hanno confermato tale relazione, altre pubblicazioni hanno affermato che non esiste correlazione statistica tra il vaccino MMR e l’autismo. Tra questi, per conto dei CDC, nel 2004, Destefano et al. hanno pubblicato uno studio effettuato sui bambini nati tra il 1986 e il 1993 nella zona metropolitana di Atlanta, valutando se l’età della somministrazione della prima dose di vaccino MMR fosse correlabile a un maggior rischio di sviluppare una sindrome autistica, e giungendo alla conclusione che non esisteva alcuna relazione tra vaccino e detta patologia.

La revisione del Dott. Brian S. Hooker, effettuata sugli stessi dati utilizzati dallo studio di Destefano, che ha riguardato 624 casi e 1824 controlli, è giunto a conclusioni opposte.

I risultati di Hooker sono stati ottenuti con metodi statistici diversi da quelli di Destefano et al. Tuttavia, anche adottando un metodo analogo a quello di Destefano et al. i risultati di Hooker vengono confermati.

Hooker ha confrontato la frequenza di casi di autismo per età di somministrazione del vaccino superiore o inferiore a 18, 24 e 36 mesi, ciascuna con una analisi separata.

mprafrous1Legenda:
CI = intervallo di confidenza
p = prevalenza dei casi
RR = rischio relativo.

La tabella 1 mostra la relazione tra l’età di somministrazione di MMR e l’incidenza di autismo per l’intera coorte. Come si può osservare, vi è un dato statisticamente significativo nella coorte a 36 mesi (Rischio Relativo (RR) = 1,49, con un intervallo di confidenza del 95 %).

Tuttavia, questo risultato è determinato da una relazione più forte riguardante esclusivamente i maschi (RR = 1,69). Le femmine non mostrano alcuna correlazione tra autismo ed età di somministrazione dell’ MMR.

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Se si guarda specificamente ai bambini Afro-Americani, la correlazione tra autismo ed età di somministrazione dell’MMR diviene più evidente (RR = 2,30) a 36 mesi di età. Di nuovo, si rileva questo risultato esclusivamente nei maschi che mostrano effetti statisticamente significativi SIA A 24 MESI CHE A 36 (con RR rispettivamente del l’1,73 e 3,36 %) , mentre è assente nelle femmine.

mprafrous2
La Tavola 3 mostra i risultati dell’intera coorte con l’esclusione dei bambini Afro-Americani. Non si osserva alcuna correlazione per qualsiasi sotto-categoria di genere o di età. Ciò significa che è la popolazione Afro-Americana a determinare il risultato complessivo di presenza di una correlazione.

mprafrous3
E’ stato notato che una proporzione maggiore di bambini Afro-Americani nascono con un peso inferiore ai 2,5 kg rispetto agli altri (11,9 % contro l’8,66 %). In tutti i casi, anche escludendo gli individui con basso peso alla nascita, è stata riscontrata una correlazione tra l’età di somministrazione dell’MMR e l’incidenza di autismo per i maschi Afro-Americani.

Anche lo studio di Destefano et al. notava una correlazione tra età di somministrazione dell’MMR e l’autismo, ma attribuiva ciò al fatto che i bambini autistici, avendo bisogno dei servizi sociali, venissero sottoposti prima degli altri al calendario vaccinale necessario per avere diritto a tali sussidi. Hooker osserva come sia altamente improbabile che tale comportamento riguardi esclusivamente i maschi Afro-Americani

Va notato che una recente pubblicazione citata da Hooker aveva già osservato come il rischio di autismo negli Afro-Americani fosse quasi del 25 % più elevato che nei bianchi. Ciò potrebbe essere legato all’insufficienza di Vitamina D tra gli Afro-Americani (solo 5-10% presentano livelli sufficienti, contro 40-60 % dei bianchi.
Un altro studio citato da Hooker ha proposto un meccanismo per collegare la Vitamina D e l’autismo per mezzo di una produzione selettiva di serotonina nel cervello. Del resto la disorganizzazione del sistema di produzione di serotonina è un’osservazione coerente con il quadro autistico dato che la serotonina promuove molte funzioni comportamentali assenti negli autistici. La vitamina D inoltre interferisce con molte altre funzioni fisiologiche e psicologiche (recettori della Vitamina D sono stati individuati in molti tessuti inclusi intestino, colon, ecc.).
Gli individui di sesso femminile Afro-Americani con bassi livelli di Vitamina D sono più suscettibili a sviluppare Lupus; nei giovani Afro-Americani sono anche significativamente più alti i titoli anticorpali del Virus Epstein-Barr , il che pure può essere conseguenza dell’insufficienza di Vitamina D.

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Gallagher et al., in una ricerca sempre citata da Hooker, hanno indagato la relazione tra vaccino dell’epatite B negli anni 1997-2002 quando questo vaccino conteneva Thimerosal. Riguardo alla popolazione non-bianca, gli autori specificamente osservavano nell’abstract: “I maschi non bianchi hanno maggiore rischio di avere una diagnosi di autismo se essi ricevono l’epatite B quando sono neonati. I dati riportati in questo studio mostrano una percentuale di rischio statisticamente significativa (5.53) dei maschi di colore rispetto ai maschi bianchi (1,87) […] se si guarda ai casi di autismo in quei bambini che hanno ricevuto la prima somministrazione di Epatite B durante il primo mese di vita.”
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Solo le rivelazioni di un collaboratore dei CdC, il Dr. William Thompson, hanno permesso di far luce su questa vicenda. Il dottor Thompson ha infatti rivelato l’esclusione dalla coorte esaminata da Destefano di un gruppo di dati (quelli sui bambini non dotati di un certificato di nascita della Georgia) che hanno fortemente alterato i risultati della ricerca a favore della tesi di una correlazione nulla tra vaccino ed autismo.

Lo studio del dottor Hooker è rilevante non solo dal punto di vista dei risultati ottenuti, ma anche da uno più generale. Esso dimostra, infatti, quanto sia urgente una regolamentazione severa sui conflitti di interesse per la realizzazione di studi e indagini realmente imparziali sulla possibile correlazione tra vaccini e sindrome autistica. Senza un’attenta regolamentazione di questi conflitti, la ricerca scientifica rischia di perdere affidabilità e dignità, due requisiti indispensabili che scaturiscono dalla capacità di saper tutelare la propria indipendenza nei confronti di qualsiasi centro di potere sia economico che politico.

Hooker Measles-mumps-rubella vaccination timing and autism among young african american boys: a reanalysis of CDC data Translational Neurodegeneration 2014, 3:16
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4128611/
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4128611/pdf/2047-9158-3-16.pdf
 

Redazione AsSIS

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