La nostra traduzione di un intervento di Peter Doshi, associate editor del BMJ, è stata pubblicata sul prestigioso British Medical Journal:
http://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf

Non capita frequentemente che su questa rivista appaiano traduzioni degli articoli. Ringraziamo Peter Doshi, editor e autore del testo, per la sua offerta e la disponibilità: è il segnale di quanto sia importante allargare il dibattito sulle vaccinazioni ed è un riconoscimento indiretto al contributo che AsSIS può e deve fornire.

Doshi, partendo dal fatto che il nuovo presidente americano ha più volte espresso dei dubbi circa la politica vaccinale e vi sia motivo di pensare che abbia in programma una “commissione per la sicurezza dei vaccini”, afferma che per fare del buon giornalismo su questo argomento occorra “abbandonare l’attuale pratica di evitare le interviste, la comprensione e la presentazione delle posizioni critiche per paura che l’espressione di qualsiasi critica alteri un “falso equilibrio” che si tradurrà in allarme per la salute.”

Sottolinea che “Non importa se la stragrande maggioranza dei medici o degli scienziati siano d’accordo. I giornalisti medici dovrebbero essere tra i primi a essere consapevoli che le evidenze contano, ma contano anche le legittime preoccupazioni dei pazienti. E se i pazienti hanno preoccupazioni, dubbi o sospetti, ad esempio, sulla sicurezza dei vaccini, questo non significa che siano “contro i vaccini”.” In questo momento più che mai in Italia assistiamo alla volontà da parte di alcuni giornalisti, ma anche di alcuni medici, di creare due fazioni una pro ed una contro i vaccini in un approccio che etichetti chiunque sollevi interrogativi sulle attuali politiche vaccinali -Doshi compreso- come “contro i vaccini”. Ciò sembra tanto intelligente quanto suddividere le persone in “pro-farmaco” e “anti-farmaco” a seconda che esse abbiano mai espresso preoccupazione per i potenziali effetti collaterali di un farmaco.

Condividiamo in toto il pensiero di Doshi secondo cui l’etichettare negativamente persone semplicemente preoccupate per la sicurezza dei vaccini rischia solo di radicalizzarne le posizioni: l’etichetta è una forma di attacco e fa supporre che ci siano “due facce” ad ogni domanda, e che le “due parti” siano opposte. Il pensiero “o sei con noi o contro di noi” non è applicabile alle questioni mediche. i molti genitori che riflettono sulle decisioni da adottare riguardanti la salute dei loro figli e decidono, ad esempio, se vaccinare o non vaccinare, lo fanno sempre con il dubbio di aver fatto la scelta giusta. Quando è data loro la possibilità di scelta, alcuni dicono sì ad alcuni vaccini e no ad altri; questi genitori non sono fanatici, essi sono pieni di incertezze e tra queste incertezze ci sono le reazioni avverse conosciute e sconosciute che ciascun vaccino provoca. Contrariamente alla convinzione -generalmente implicita-  che i vaccini siano privi di rischio (e quindi perché qualcuno dovrebbe mai opporsi alle raccomandazioni ufficiali), la realtà è che le informazioni mediche ufficiali sui vaccini forniscono, come per gli altri farmaci, elenchi di reazioni avverse che possono essere comuni, non comuni e non confermati ma possibili. Anche se il vaccino MPR e l’autismo hanno dominato la scena giornalistica, la maggior parte dei giornalisti non ha sufficientemente riconosciuto il fatto che organismi come l’Istituto di Medicina abbiano “trovato evidenze convincenti che 14 manifestazioni patologiche, tra cui convulsioni, infiammazioni cerebrali, collasso, possano essere causati da alcuni vaccini, anche se raramente”. E che per 135 altri eventi avversi indagati, il comitato ha concluso “le prove erano insufficienti per accettare o rifiutare una relazione causale” con i vaccini.

I giornalisti, quando parlano di medicina, hanno l’obbligo di dire la verità e devono garantire che i pazienti vengano prima di tutto, il che significa avere un nuovo approccio sulla questione vaccinale. È tempo di ascoltare -seriamente e rispettosamente- le preoccupazioni dei pazienti, non di demonizzarli.

 “Risposta medica alla richiesta di Trump per la ricerca della verità e per il rispetto verso i pazienti”

BMJ 2017;356:j661 doi: 10.1136/bmj.j661 (Published 2017 February 07  http://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf ).

 Bibliografia all’interno del articolo originale