a cura della Dott.ssa Emma Pistelli

In una intervista di Anne Sophie Novel apparsa su Le Monde il 10-02-2017 dal titolo “Adjuvants des vaccins: ‘comprendre qu’en matière de sécurité tout était faux fut un choc’“, Romain Gherardi, responsabile del Centro di patologia neuromuscolare dell’ospedale Henri-Mondor (Val de Marne), ha illustrato le sue tesi sui possibili effetti degli adiuvanti a base di alluminio presenti nei vaccini. E’ stato tra i primi ad avere individuato la miofascite macrofagica come possibile reazione all’uso di tale sostanza. Questa patologia, a detta del ricercatore, era dapprima sconosciuta, “la abbiamo visto apparire nel 1993, ed è da lì che abbiamo capito che viene indotta dall’alluminio. Siamo andati avanti sorpresa dopo sorpresa, scoprendo l’origine vaccinale di tale lesione (dal 1926 il 60% dei vaccini contengono adiuvanti a base alluminica per rinforzare la risposta immunitaria) e abbiamo continuato capendo che l’innocuità di tali adiuvanti non si basa su nessuna base sperimentale solida.” Nell’intervista dichiara inoltre che” apprendere che, in materia di sicurezza degli adiuvanti, fosse tutto errato, frammentario e irragionevole è stato uno choc. Scoprire il funzionamento delle agenzie sanitarie è stato un ulteriore choc.”  Continua sottolineando che “gli studi sugli effetti a lungo termine degli adiuvanti sono scarsi o assenti” e che “è stato necessario inviare il primo articolo scientifico sull’origine vaccinale della miofascite macrofagica a tredici giornali diversi prima che uno di questi accettasse di affrontare finalmente il problema. Gherardi sottolinea l’importanza di studiare gli effetti a lungo termine degli adiuvanti, che possono manifestarsi anche a distanza di anni e come il fattore “tempo” sia “elemento capitale nella strategia delle agenzie della salute di fronte a segnali sanitari inattesi, complessi o imbarazzanti. Sperano sempre che il problema si risolva spontaneamente col tempo. In effetti, il segnale si attenua spesso progressivamente, come accadde con gli effetti secondari segnalati dopo la campagna di vaccinazione di massa contro l’epatite B degli anni ’90. Dubitare, relativizzare, allungare gli iter e le procedure fino allo sfinimento permette di annegare l’eco iniziale nei rumori di fondo generali. I responsabili eventuali possono allora andare tranquillamente in pensione…” L’Autore ribadisce che occorre contemporaneamente mantenere una copertura vaccinale protettrice della popolazione e sviluppare le ricerche necessarie a definire la sicurezza degli adiuvanti, concludendo: “Dico alle persone reticenti ai vaccini che l’essere umano è costruito per far fronte in permanenza ad un gran numero di antigeni, e che il problema principale da risolvere è quello della particolare suscettibilità di alcuni individui agli adiuvanti a  base di alluminio. Dico ai grandi industriali, come Sanofi, che oltre all’obiettivo della crescita del fatturato del proprio segmento di mercato, le cui mire sono di passare dai 5 miliardi del 2005 ai 100 miliardi nel 2025 di giro d’affari mondiale con la sola vendita di vaccini, che è nel loro interesse ridurre da oggi l’esposizione globale delle popolazioni agli adiuvanti, lavorando sulla comprensione di fattori quali la suscettibilità individuale e ottimizzare la sicurezza dei loro prodotto”.

L’ultimo studio pubblicato su tale argomento è dell’aprile 2016, e porta la firma di R.K. Gherardi, J. Aouizeratea, J. Cadusseaua, S. Yaraa, F.J. Authier, tutti medici francesi e tutti medici esperti in malattie neuro-muscolari. Il titolo è “Aluminum adjuvants of vaccines injected into the muscle: Normal fate, pathology and associated disease”[1] Ne facciamo una sintesi.

L’alluminio è aggiunto a molti vaccini, in uso nell’età pediatrica e non, come adiuvante. Lo scopo dell’adiuvante, nella progettazione del vaccino, è quello di stimolare una maggiore risposta immunitaria, soprattutto potenziando la risposta immunitaria umorale o Th2, cioè la produzione di anticorpi. Non ci sono evidenze che possa aumentare anche la risposta cellulo-mediata o Th1. L’adiuvante dovrebbe, secondo le intenzioni, aumentare la ritenzione dell’antigene del vaccino nella sede d’inoculazione dello stesso e/o mantenere la persistenza del vaccino, nella sede d’inoculazione, per un tempo sufficiente. Infatti, l’adiuvante, in questo caso l’alluminio, aumentando il tempo di permanenza nella sede d’inoculazione, dovrebbe facilitare il sistema immunitario nel produrre una risposta anticorpale adeguata. Sempre secondo le intenzioni, si produrrebbero dei depositi di alluminio extracellulare, che in tempi più o meno rapidi, sarebbero sciolti da alcuni acidi organici, quali l’acido malico, l’acido citrico e l’acido lattico, che avrebbero un’azione chelante nei confronti dell’alluminio. L’alluminio, ridotto in forma ionica (Al 3+) e quindi reso idrosolubile, sarebbe poi eliminato dall’organismo, in tempi ragionevolmente brevi, attraverso le urine. In realtà, grazie a studi condotti sugli animali, si sono documentate cose diverse. Innanzitutto, non si ha produzione di depositi extracellulari di alluminio, ma le nano-strutture costituite dal composto di alluminio, sono rapidamente inglobate da monociti che, carichi del metallo pesante, entrano, con un meccanismo simile a un “cavallo di Troia” nel tessuto linfatico di altri organi anche molto distanti dal sito d’inoculazione, come il fegato, i reni, la milza e infine il cervello. La rapidità con cui i monociti catturano l’alluminio annullerebbe l’azione prevista dall’adiuvante, cioè allungare i tempi di esposizione dell’antigene evocando una maggiore risposta anticorpale. Sono state fatte altre osservazioni. A distanza di mesi e di anni dal vaccino, se si pratica una biopsia nel muscolo deltoide sede d’inoculazione, in una certa percentuale della popolazione vaccinata, si riscontra una lesione istopatologica, denominata Miofascite Macrofagica (MMF). E la cosa sorprendente è che, in chi manifesta una lesione MMF, spesso si associano sintomi clinici quali artromialgia, affaticamento cronico e deficit cognitivi. Lo studio che stiamo commentando, riguarda proprio la valutazione di pazienti che si sono recati in centri specializzati per la diagnosi e la cura dei sintomi di cui sopra e che sono stati sottoposti a biopsia del muscolo deltoide. Gli autori avevano osservato che negli anni ’90 in Francia, erano cresciuti, in modo esponenziale, tali disturbi e avevano ipotizzato che il fenomeno dovesse ricondursi all’incremento, su scala nazionale, della vaccinazione anti-epatite B e al passaggio dall’inoculazione sottocutanea a quella intramuscolare di tutte le vaccinazioni. Valutazioni e correlazioni simili sono state fatte in altri paesi come gli USA, Israele, il Brasile, l’Australia, evidenziando un fenomeno che supera i confini e diventa planetario.

La cosa preoccupante è che si continua ad affermare la totale sicurezza degli adiuvanti contenenti alluminio, senza conoscere perfettamente la loro farmacocinetica (questa è una branca della farmacologia che studia quantitativamente l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione dei farmaci) o, peggio, affidandosi a ipotesi scientifiche ormai superate. Uno studio che aveva assolto questi adiuvanti e “accertato” la loro innocuità, è uno studio in cui a due conigli erano stati inoculati adiuvanti contenenti alluminio 26, cioè un isotopo radioattivo. Al 28° giorno, l’escrezione dell’isotopo era del 6% per il coniglio che era stato perfuso con Ossiidrossido di alluminio e del 22% per il coniglio che aveva ricevuto l’Idrossifosfato di Alluminio, confidando che col tempo anche l’alluminio ancora trattenuto nell’organismo, in tempi più o meno brevi, sarebbe stato eliminato, grazie al fenomeno della “solubilizzazione” dell’adiuvante in ioni di alluminio. All’esame autoptico l’alluminio fu trovato a livello di reni, milza, fegato, cuore, linfonodi e cervello. Un altro limite di questa ricerca è che non furono indagati, con esame istologico, i muscoli sede d’inoculazione e i linfonodi della zona d’inoculazione.

  L’alluminio come adiuvante dei vaccini, sia umani sia veterinari, compare per la prima volta nel 1926. E’ presente in molti vaccini e si trova in due formulazioni chimiche:

  • Ossi-idrossido di alluminio (Alhydrogel)
  • Idrossifosfato (Adjufosf)

L’ossi-idrossido di Alluminio lo troviamo nel vaccino anti-tetanico, sia come vaccino singolo sia nell’esavalente Infanrix Hexa; è presente anche nel vaccino anti-Epatite A (Havrix). E’ presente anche nei vaccini per immunoterapia sottocutanea dell’allergia. L’ossifosfato si trova nel vaccino anti-epatite B, nel singolo e nell’esavalente; nel vaccino anti-Pneumococcico (Prevenar 13) e nel Vaccino anti-Papilloma Virus (Gardasil). Giusto per fare qualche esempio.

Da un punto di vista chimico, sono entrambi composti di particolati [2], ma mostrano differenze sostanziali a livello strutturale e fisico-chimico; infatti, l’Ossiidrossido di alluminio ha una morfologia cristallina, nota come Bohemite, mentre l’idrossifosfato è amorfo. L’ossiidrossido di Alluminio costituisce, grazie ai legami idrogeno, degli aggregati capaci di trattenere l’acqua e di formare un gel stabile con elevate capacità di assorbimento nei confronti degli antigeni. L’idrossifosfato di alluminio, a causa del numero inferiore di gruppi idrossilici di superficie, mostra avere minori capacità assorbenti.

La Miofascite Macrofagica (MMF) è stata descritta per la prima volta nel 1998 ed è costituita da un granuloma contenente alluminio e presente solitamente nel muscolo deltoide del braccio, ma anche nel quadricipite della coscia, che sono le sedi elettive d’inoculazione del vaccino. La lesione MMF è evidenziabile con la biopsia e da un punto di vista isto-patologico presenta caratteristiche comuni: è localizzata, è costituita da macrofagi basofili con contenuto intra-citoplasmatico granulare PAS[3]positivo, presenti nella parte periferica del muscolo, nella sua fascia perimuscolare o nel tessuto adiposo. A volte si accumulano linfociti B e formano follicoli linfoidi all’interno degli infiltrati di macrofagi. Si hanno lesioni vasculitiche e infiltrati linfocitici perivascolari. Le miofibrille interessate direttamente da questi infiltrati appaiono atrofiche. Tra i macrofagi ci sono depositi di lamelle di collageno e conseguente fibrosi. Mentre nel ratto queste lesioni MMF si manifestano entro 3 settimane dall’inoculazione dell’adiuvante e persistono per un anno, nell’uomo tendono a essere più persistenti e si ritengono “patologiche” se perdurano dopo i due anni. Non si tratta di una semplice cicatrice nella sede d’inoculazione ma esprime un’incapacità, di certi soggetti predisposti, di ripulire il muscolo dall’alluminio. La lesione MMF non si associa solo a effetti locali. I macrofagi, carichi del metallo pesante, raggiungono altri siti dell’organismo, quali milza, fegato e infine cervello: questo è stato osservato nei topi cui è stato iniettato alluminio, prontamente catturato dai monociti che poi si distribuiscono nel tessuto linfatico di tutto l’organismo fino a raggiungere il sistema nervoso. Tutto questo giustifica la sindrome clinica che si associa alla lesione MMF, e cioè: Artromialgia diffusa, affaticamento cronico e deficit cognitivi.

Di recente, è stato proposto di includere la lesione MMF tra le Sindromi Autoimmuni/Infiammatorie indotte da Adiuvanti (Sindromi ASIA), alla stregua della Siliconosi (nei portatori di protesi di silicone), della Gulf War Syndrome e di altre condizioni post-vacciniche.

Da tempo conosciamo l’azione tossica dell’alluminio, specialmente a carico del sistema nervoso. Altera le funzioni cognitive, la memoria, il controllo psico-motorio, danneggia la barriera emato-encefalica, altera la neuro-trasmissione e quindi l’attività delle sinapsi. Inoltre favorisce l’ossidazione, deprime il metabolismo del glucosio a livello cerebrale e, di conseguenza, le funzioni mitocondriali, interferisce con la trascrizione genica e, infine, favorisce l’aggregazione e il deposito di ß-amiloide[4].

Le ricerche condotte dagli autori dell’articolo, hanno evidenziato una stretta associazione tra pazienti con MMF e mialgia (90%) maggiore dei pazienti con mialgia ma senza MMF (45%). Le mialgie iniziano agli arti inferiori e compaiono già nell’anno successivo alla vaccinazione, in media dopo sette mesi. Le mialgie si estendono alla parte superiore del corpo, interessando i muscoli paravertebrali e poi gli altri muscoli. Sembra che sia conservata la forza muscolare, anche se sono compromesse le fibre nervose sensoriali. A differenza dei pazienti affetti da fibromialgia, questi pazienti con lesione MMF non hanno zone trigger per cui difficilmente rientrano nei criteri diagnostici ACR 1990 per la fibromialgia. Le artralgie interessano gli arti superiori e inferiori, nelle zone distali e prossimali e sono peggiorate dallo sforzo fisico. L’affaticamento cronico è il secondo sintomo per importanza e, a volte, per alcuni periodi, può essere l’unico sintomo presente prima che si manifesti il dolore. L’87% la descrive come forte debolezza; il 93% si vede costretto a ridurre le attività quotidiane, il 53% riferisce anche minore efficienza mentale, oltre che fisica. L’ultimo aspetto riguarda la compromissione delle facoltà cognitive che è presente dal 20 al 68% dei pazienti con MMF. Sono presenti perdita di memoria, sbalzi di umore, confusione mentale. Dai test neuro-psichiatrici sembra che le disfunzioni cognitive siano secondarie ad alterazioni cortico-subcorticali combinate a disconnessione interemisferica. Queste anomalie sono state documentate con la PET, che ha evidenziato un’anomalia dl metabolismo del glucosio a livello della corteccia occipitale, dei lobi temporali, del sistema libico e del cervelletto. Con la Risonanza Magnetica, si è riscontrata un’ipo-perfusione di amigdala, ippocampo e nucleo caudato. Tuttavia, queste immagini non sono specifiche e quindi non utili ai fini della diagnosi di MMF. Anche gli esami di laboratorio sono di poco aiuto; l’unica evidenza è l’aumento, spesso transitorio, dei livelli sierici di Creatina Chinasi (CK). Per cui, in presenza di un aumento di CK, sarebbe utile praticare una biopsia del muscolo deltoide o ricercare una miopatia su basi infiammatorie o immunitarie. Non è presente alluminio nel sangue. Nei pazienti MMF si riscontrano più frequentemente malattie autoimmuni, come sclerosi multipla, tiroiditi autoimmuni, dermatomiositi, artrite reumatoide, sindrome di Siogren.

Il commento a conclusione di quest’articolo potrebbe essere il seguente:

L’alluminio è stato aggiunto come adiuvante perché dovrebbe migliorare la risposta anticorpale dell’organismo, aumentando il tempo di permanenza, nel sito d’inoculazione, dell’antigene. In realtà, l’alluminio è subito sequestrato dai macrofagi e disseminato nel tessuto linfatico fino ad arrivare al cervello, che è, più di ogni altro organo, sensibile all’azione di questo metallo pesante. Quindi l’alluminio non servirebbe allo scopo per cui è stato aggiunto nei vaccini e, mancando gli effetti “positivi”, rimangono sono gli effetti tossici. La farmacocinetica degli adiuvanti contenenti alluminio non è nota perfettamente, per cui sarebbe utile indagarla più a fondo ed evitare d’inoculare “alla cieca” sostanze così misteriose nel loro meccanismo d’azione. A proposito di farmacocinetica, faccio osservare che nei foglietti illustrativi dei vari vaccini in commercio, si avverte che per i vaccini non sono previste valutazioni di farmacocinetica[5]. Ma il vaccino, oltre all’antigene, presenta altri componenti e non sarebbe doveroso indagarne la farmacocinetica?

Nello studio si dice anche che non tutti quelli che sono vaccinati sviluppano una lesione MMF e la sindrome a essa collegata. Esiste una suscettibilità individuale. In alcuni pazienti con MMF, ma non in tutti, si è visto l’aumento di una citochina (CCL2-MCP-1) che favorisce la penetrazione di nanomateriali nel cervello. Non essendo un’alterazione specifica, il dosaggio di questa citochina non aiuta nella diagnosi. Sicuramente un dato certo sulla suscettibilità individuale però lo conosciamo. Sappiamo infatti che la suscettibilità all’aggressione di metalli pesanti, aumenta sotto il primo anno di vita, quando la barriera emato-encefalica è immatura e, anche in assenza dell’aumento di certe citochine, la probabilità di superarla, è molto alta.

Ringraziamo il dott. Julien Luginbühl per la segnalazione e la traduzione dell’intervista

[1] http://dx.doi.org/10.1016/j.morpho.2016.01.002 1286-0115/© 2016 Elsevier Masson SAS

[2] Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, ed è composto da tutte quelle particelle solide e liquide disperse nell’atmosfera, con un diametro che va da pochi nanometri fino ai 500 µm e oltre (cioè da miliardesimi di metro a mezzo millimetro).

[3] La reazione PAS (acido periodico – reattivo di Schiff) è una reazione istochimica, che evidenzia, colorandoli in rosso magenta, componenti tessutali contraddistinti da gruppi glicolici o aminoidrossilici adiacenti

[4] La produzione anomala di beta-amiloide è la causa di molte malattie neurodegenerative; ad esempio la malattia di Alzheimer.

[5] Così recita il foglietto informativo di Infanrix Hexa: 5.2 Proprietà farmacocinetiche: La valutazione delle proprietà farmacocinetiche non è richiesta per i vaccini.