La sorveglianza epidemiologica dei casi di sindrome simil-influenzale (ILI), di influenza e di SARS-CoV-2 è iniziata alla 42sima settimana dell’anno (12 ottobre 2020) e terminerà nella 17sima settimana del 2021 (25 aprile 2021), salvo ulteriori necessità legate alla situazione epidemiologica nazionale. Le attività di monitoraggio virologico inizieranno nella 46sima settimana del 2020 (9 novembre 2020) e si protrarranno per l’intero periodo di sorveglianza.

L’analisi dei dati sarà effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) attraverso il sistema di sorveglianza InfluNet. E’ previsto un suo rafforzamento tramite l’arruolamento di un numero maggiore di medici sentinella (MMG e PLS) per raggiungere una copertura di almeno il 4% della popolazione regionale (4% per ciascuna ASL e per ciascuna fascia di età) e una più precisa sorveglianza virologica con l’aumento del numero di tamponi da effettuare tra gli assistiti dei medici sentinella. Poiché la sintomatologia dei virus influenzali è paragonabile a quella del COVID-19 saranno ricercati sullo stesso tampone virus influenzali e SARS-CoV-2. Presumibilmente, sarà effettuato il tampone a tutti gli assistiti con una sindrome influenzale.

Una recente pubblicazione  ha fornito i dati sui casi di influenza durante la pandemia COVID-19 negli Stati Uniti, in Australia, Cile, Sud Africa. Sono dati molto interessanti perché rilevano che, con la diffusione del SARS-CoV-2, il virus che causa la malattia denominata COVID-19, all’incirca da metà-fine febbraio 2020 gli indicatori dell’attività dell’influenza hanno iniziato a mostrare una flessione in tutto l’emisfero settentrionale. Questi cambiamenti sono stati attribuiti sia a una sottonotifica da parte degli operatori sanitari impegnati nel contrasto alla pandemia, sia a cambiamenti reali nella circolazione dei virus influenzali dovuti all’uso delle misure atte a mitigare la trasmissione del SARS-CoV-2 e che hanno ridotto anche la circolazione dei virus influenzali. Mascherine facciali, distanziamento fisico, chiusura di plessi scolastici, telelavoro potrebbero determinare la scarsa circolazione dell’influenza durante la prossima stagione influenzale per l’emisfero nord 2020-2021.

Negli Stati Uniti, i casi di influenza sono aumentati da inizio novembre 2019 (quando più del 20% dei campioni risultava positivo nel periodo 15 dicembre 2019 – 7 marzo 2020), per poi diminuire rapidamente (fig. 1). La percentuale di positività ha avuto il picco massimo nella settimana 6 raggiungendo il 30,25%, ed è diminuita al 14,90% alla settimana 9, per poi mostrare un decremento dell’89,77% durante le settimane 10-13. Dal 22 marzo 2020 (settimana 13), la percentuale è crollata al 2,3%, e dalla settimana del 5 aprile in poi (settimana 15) è rimasta al di sotto del 1%. Il numero mediano di campioni testati per influenza in ciascuna settimana è sceso dai 49.696 del periodo 29 settembre – 29 febbraio (settimane 40-9) ai 19.537 del periodo 1marzo – 16 maggio (settimane 10-20), ovvero un decremento del 61%. All’interno dei medesimi periodi, l’attività dell’influenza è diminuita del 98% passando da una mediana del 19,34% a una dello 0,33% per quanto riguarda la percentuale di riscontri positivi sui campioni sottoposti ad analisi.

Per l’emisfero meridionale, in Australia, Cile e Sud Africa sono stati rilevati solamente 33 soggetti positivi per influenza sui 60.031 test eseguiti in Australia, 12 su 21178 test in Cile e 6 su 2098 test in Sud Africa, per un totale di 51 campioni positivi all’influenza su 83.307 test eseguiti in questi tre paesi nel periodo aprile – luglio 2020 (settimane 14-31) (0,06%, CI 95%, 0,04%-0,08%). Di contro, durante i periodi aprile-luglio negli anni 2017-2019, 24512 test risultarono positivi per l’influenza (13,7%, 95% CI, 13,6%-13,9%) su 178690 campioni totali nei tre paesi (Fig.2)

Negli Stati Uniti la circolazione dei virus influenzali è diminuita velocemente con la dichiarazione di emergenza COVID-19 e la implementazione su larga scala di provvedimenti di contenimento, quali chiusure scolastiche, distanziamento sociale e uso di mascherine. Lo stesso andamento si è registrato in altri paesi dell’emisfero nord e ai tropici, mentre nei climi temperati dell’emisfero sud praticamente non c’è stata alcuna circolazione dei virus influenzali.

Sebbene non sia dimostrabile che proprio tali misure siano alla base del fenomeno osservato, appare plausibile che abbiano avuto un ruolo determinante. Come il SARS-CoV-2, i virus influenzali si diffondono principalmente attraverso goccioline emesse dal portatore; la minore contagiosità del virus dell’influenza stagionale (R0=1,28) rispetto a quella del SARS-CoV-2 (R0=2-3,5) probabilmente ha contribuito ad una sostanziale interruzione nella trasmissione virale.

Queste scoperte suggeriscono l’importanza delle misure comunitarie di mitigazione, probabilmente maggiori della vaccinazione stessa, dal momento che gli studi validi disponibili hanno calcolato il numero di persone che è necessario vaccinare (NNV) per evitare 1 caso di sindrome influenzale (ILI). Le ILI non sono clinicamente distinguibili dalle influenze, e includono sia le patologie provocate da virus influenzali A e B, sia infezioni da altri microrganismi che danno sintomi analoghi (per cui la vaccinazione antinfluenzale, che è specifica per le influenze, ha di norma un’efficacia minore nel ridurre il più vasto e meno specifico insieme delle ILI). Per i bambini da 2 a 16 anni bisogna vaccinarne 12 per evitare una ILI, e circa 20 se si usa il vaccino quadrivalente. L’efficacia nella fascia 6-35 mesi sembra significativamente minore. Per gli adulti (16-65 anni) occorre vaccinarne tra 29 e 71 e 55 per le donne in gravidanza. Per gli anziani (>65 anni) il NNV è 42. (vedi articolo)

Gli Autori affermano che le loro conclusioni possono essere limitate da 4 fattori.

  1. Una analisi ecologica non può dimostrare un nesso di causalità, sebbene i dati provenienti da paesi diversi siano fortemente indicativi.
  2. La marcata riduzione nei viaggi a livello globale o l’aumento del ricorso alla vaccinazione, possono aver giocato un ruolo importante nel decremento della diffusione dell’influenza.
  3. Il fenomeno dell’interferenza virale può in parte spiegare la mancanza dell’influenza durante una pandemia causata da un altro virus che potrebbe essere competitivo per il tratto respiratorio. Questa possibilità è meno probabile negli USA perché l’attività dei virus influenzali stava già decrescendo prima che la trasmissione del SARS-CoV-2 nella comunità fosse così diffusa. Il calo osservato negli USA potrebbe essere dovuto semplicemente alla fine della stagione influenzale, ma dopo il 1° marzo c’è stato un vero e proprio crollo dei casi, suggerendo che fossero in gioco altri fattori.
  4. Il declino globale della circolazione dei virus influenzali sembra essere reale e concorrente con la pandemia da COVID-19 e le misure di contenimento associate a quest’ultima. La circolazione dei virus dell’influenza continua ad essere monitorata per determinare se il basso livello di attività persista dopo l’allentamento delle misure di contenimento. Se estese misure comunitarie di contenimento continueranno per tutto l’autunno, l’attività dell’influenza negli Stati Uniti potrebbe restare bassa, e la stagione potrebbe risultarne mitigata o ritardata.

Nel futuro, alcune di queste misure di mitigazione comunitarie potrebbero essere implementate durante le epidemie di influenza per ridurne la trasmissione, in particolare per popolazioni ad alto rischio di sviluppare forme severe o complicanze.