gruppo di lavoro per l’innovazione didattica e strutturale

La scuola italiana non è solo malata di Covid. Negli ultimi decenni ha subìto un drastico processo di riforma che ne ha progressivamente ribaltato i principi e gli scopi.  

Riteniamo che invece debba tornare ad essere quel bene comune istituzionale e sociale preposto all’istruzione, cioè alla graduale trasmissione del vasto patrimonio culturale che ci appartiene, e alla formazione di quello spirito critico che faccia del piccolo uomo un adulto e un cittadino libero e responsabile, capace di attingere a un ideale superiore di armonia.
Nel nostro ordinamento la scuola si fonda su solide basi costituzionali, che ne riconoscono il ruolo fondamentale come luogo aperto a tutti e orientato ad un integrale sviluppo della persona umana.
Su tali presupposti, va da sé che la scuola si debba rendere interprete della relazione fondante tra micro e macro che prende espressione nel rapporto stretto tra persona e collettività: essa è quindi chiamata a sviluppare individui il più possibile sani ed equilibrati, che siano in grado di contribuire a una crescita altrettanto sana ed equilibrata della società tutta. Scuola e salute appaiono dunque intimamente legate.

Ciò si evidenzia quanto mai in tempi di emergenza sanitaria, quando alle istituzioni è richiesto uno sforzo particolare affinché sia realizzato un reale bilanciamento tra diritti fondamentali dell’individuo e interessi collettivi.
In questo quadro, ci si interroga sulla sostanza giuridica, pedagogica e medica delle misure stabilite per la prevenzione del contagio, quali l’obbligo di indossare la mascherina, l’abitudine alla disinfezione, la smaterializzazione dei rapporti personali attraverso la didattica a distanza (oggi rinominata didattica digitale integrata).
Tutto ciò, oltre a comprimere l’effettivo esercizio del diritto allo studio in ogni ordine e grado di scuola, produce una serie di conseguenze negative sul piano emotivo, psicologico e comportamentale per bambini e ragazzi già reduci da un lungo periodo di quarantena durante il quale si sono instaurati, e spesso radicati, abitudini e stili di vita poco salutari, fino ai casi più gravi di degrado e maltrattamento domestico.

Presentiamo, come parte del Gruppo di Lavoro “Scuola Bene Comune”, una “Proposta di un protocollo di sperimentazione per la scuola al tempo del Covid 19”. Con tale documento proponiamo una alternativa plausibile e praticabile alle linee guida indicate dal MIUR con l’intento di poter applicare il decalogo (qui potrete leggerne il testo completo) in alcuni istituti scolastici di diverso ordine e grado, su tutto il territorio nazionale, in cui la comunità scolastica si renda disponibile a sperimentarla. Fine ultimo non è dimostrare che con tale protocollo non ci saranno casi di Covid 19 nelle scuole campione, ma che attuandolo si potrà garantire, agli studenti, agli insegnanti e alle famiglie, una qualità delle ore passate a scuola molto simile a quella del periodo pre-Covid, senza aumentare i rischi di contagio.

Proposta di protocollo ragionato

  1.  Frequentare tutti in presenza e con serenità                                          I bambini e i ragazzi hanno il bisogno e il diritto di iniziare la giornata scolastica in piena serenità. La misurazione della temperatura all’ingresso e le altre procedure medicalizzanti trasformerebbero la scuola in una sorta di presidio sanitario snaturandola del suo reale compito, con il prevedibile effetto di accrescere stati d’ansia ed educare individui ipocondriaci e condizionati al continuo monitoraggio della propria salute. Tale pratica, inoltre, risulta in contrasto con il profilo professionale del personale scolastico il cui CCNL non prevede competenze in ambito sanitario 
  2. Incentivare la socialità
    È necessario garantire l’utilizzo di ambienti il più possibile ampi per lo svolgimento delle attività didattiche, evitando classi troppo affollate, al fine di consentire un più efficace intervento dell’insegnante nella relazione didattico-pedagogica.
  3. Comunicazione del volto
    Le espressioni del volto sono parte integrante del rapporto educativo e pedagogico didattico; esse, attraverso le espressioni e le micro espressioni facciali, svelano le emozioni che integrano la comunicazione verbale e non verbale e la arricchiscono non solo ai fini dell’apprendimento, ma anche dello sviluppo emotivo ed empatico.
  4. Buone pratiche di igiene
    La scuola deve mettere al centro delle sue pratiche di igiene un’idea di salute intesa come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.
  5. Coltivare la fiducia negli altri
    È necessario reagire in ogni modo per scongiurare il rischio di isolamento fisico e psicologico conseguente alle misure emergenziali legate all’epidemia, riportando al centro della riflessione il valore e la dignità della persona umana e sostenendo la creazione di rapporti di
    fiducia con gli altri.
  6. Garantire la libertà di movimento
    Il movimento dell’essere umano è parte sostanziale del processo formativo ed evolutivo, nonché elemento centrale della salutogenesi.
  7. Il ruolo della narrazione
    Si rende necessario offrire a bambini e ragazzi, in modo rassicurante ed evitando accuratamente toni e contenuti allarmistici, una spiegazione di quello che è accaduto e che hanno vissuto quando la chiusura della scuola li ha privati della frequentazione dei propri
    compagni. 
  8. Ruolo e formazione del personale docente e dei dirigenti scolastici
    In un clima di generale tensione formare i dirigenti e gli insegnanti ad un atteggiamento di contenimento di eventuali proprie ansie e di quelle dei bambini più spaventati potrebbe rivelarsi una strategia più efficiente dei tanti corsi di formazione proposti sul contenimento
    del contagio.
  9. Rimanere umani utilizzando il buon senso
    La scuola deve mediare le regole imposte e l’interpretazione della situazione emergenziale curando il linguaggio, prestando particolare attenzione ai contenuti in modo da non creare un clima di coercizione e di paura, già aggravata dalla comunicazione mediatica.
  10. Una scuola inclusiva
    Reduci dalla didattica a distanza, a tutti i bambini e ragazzi spetta con severa urgenza il diritto a ricevere adeguata attenzione, in particolare a quelli con bisogni educativi speciali, con difficoltà cognitive, relazionali o motorie. Questi sarebbero sicuramente penalizzati se
    privati della vicinanza, della possibilità di vedere in viso le persone che li circondano e di godere di una didattica personalizzata, sono, ancora una volta, la categoria più a rischio.

Il Gruppo di lavoro “Scuola Bene Comune” ha sentito doveroso non solo indicare le criticità in cui versa il nostro Paese ed in particolare il mondo della scuola, ma anche porsi con atteggiamento interiore propositivo per scongiurare un danno le cui conseguenze in futuro non saranno facilmente riconducibili alla causa prima.


Proposta di protocollo di sperimentazione per la scuola al tempo del Covid

Leggi qui il documento tecnico scientifico alla base delle proposte fatte

Allegato tecnico-scientifico – proposta di protocollo ragionato


Leggi il

Documento base Scuola Bene Comune

Per capire le finalità di questo gruppo di lavoro