unconvassMentre l’Eurispes spiegava nel 2012 che a ricorrere alle Medicine Non Convenzionali era il 14,5% della popolazione e Doxapharma, sempre nel 2012, affermava che il 16,2% aveva fatto uso almeno una volta nell’anno di medicinali omeopatici, l’Istat nel 2013 ha annunciato che si sarebbe dimezzato il ricorso alle Medicine Non Convenzionali rispetto al 2000, dal 15,8% all’8,2%. L’uso di rimedi omeopatici scenderebbe dal 7% al 4,1% tra il 2005 e il 2013.

I dati forniti dai rilevamenti degli ultimi anni vengono commentati nel chiaro e lucido resoconto della Tavola rotonda a cura dell’Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale, dal titolo “Le ultime rilevazioni demografiche sulle Medicine Non Convenzionali in Italia commentate dalle società scientifiche del settore”.

Nel resoconto (che si può leggere QUI in versione integrale) vengono riportate le posizioni dei portavoce delle associazioni e società scientifiche italiane che si occupano di medicine non convenzionali in modo da tratteggiare una sorta di impegno comune ad agire affinchè si acceleri il processo di riconoscimento delle MNC.

«Le MNC soffrono di una sorta di complesso di inferiorità legato al fatto che a tutt’oggi non hanno un pieno riconoscimento in seno alla comunità scientifica – spiega per esempio Cesare Santi dell’ Associazione Medica Italiana di Omotossicologia – I termini per descriverle – come “alternative”, “non-convenzionali”, “non-ufficiali” – denotano una ghettizzazione culturale molto importante. Inoltre, non rappresentano ancora per l’utenza una proposta, sia essa diagnostica e/o terapeutica, presentata dal medico come possibilità di approccio convenzionale e convenzionabile. Questo è un dato assoluto per le realtà ospedaliere e per tutti gli Istituti di ricovero e cura, e accade ancora in larga parte tra i MMG. Se per una certa patologia il paziente si affida a un medico che non è in grado di proporre anche l’approccio omeopatico o omotossicologico o ayurvedico ecc., ne deriva che l’eventuale opzione “non-convenzionale” è tutta a carico della persona malata/del malato/dell’utente, anche in termini di responsabilità. Questa realtà non è sostenibile sul medio lungo termine per la maggior parte dei pazienti che alla fine cedono alla proposta (unica) allopatica offerta in ambito di ricovero o di trattamento pubblico o privato. Possiamo comunque definire per praticità alcuni punti importanti riguardo le barriere/obiezioni all’accesso alle MNC:

A. Prevale ancora un discredito da parte della comunità scientifica internazionale verso le MNC (assenza di pubblicazioni, di dati clinici consistenti, di non-evidenza ecc.)

B. Le MNC rappresentano una spesa sanitaria non rimborsabile e quindi tutta a carico dell’utente

C. Il medico, specialista o ospedaliero, non ha la preparazione e conoscenza delle MNC adeguata, in modo che possa offrire una risposta obiettiva e chiara al paziente che ne faccia richiesta

D. Spesso la scelta di affiancare una terapia non-convenzionale (da parte del paziente) a una terapia allopatica prescritta in ambito ospedaliero o specialistico riceve una forte obbiezione da parte dei sanitari. I pazienti sono messi dai sanitari davanti a una opzione stringente: o con me o senza di me… il che pone i pazienti in un grave stato di disagio e senso di abbandono.

E. Sono ancora troppo diffuse e frequenti opinioni e conoscenze distorte delle MNC, per cui passano messaggi che le definiscono come “pericolose”, “con effetti tossici”, “incompatibili con altre medicine”, “assolutamente inutili”».

Utile, dunque, per una riflessione completa la lettura del documento.