E’ proprio vero: tutto il mondo è paese: i meccanismi con cui si manipola l’informazione e si distorce la realtà sono identici in USA come in Italia.

Riportiamo la lettera che Robert F. Kennedy Jr, Presidente di Children’s Health Defense, ha inviato alla CNN a testimonianza dell’utilizzo strumentale della pandemia e della paura per il Coronavirus per divulgare informazioni errate sull’influenza e la vaccinazione antinfluenzale. L’argomento è di estrema attualità nel nostro Paese, in cui è stata ordinata la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria nel Lazio per personale sanitario e persone oltre i 65 anni, e si propone di estendere l’obbligo a tutti i bambini, in aggiunta alle 10 vaccinazioni già previste.

Kennedy è accusato dalla CNN di svolgere un’attività di “disinformazione, di divulgazione di informazioni errate sui vaccini”. Non è nostra intenzione difendere il suo operato (riesce benissimo da solo) ma sottolineare la facilità con cui si può essere calunniati “per ogni affermazione che si discosti dal dogma di Governo/BigPharma che tutti i vaccini sono sicuri, necessari ed efficaci per tutti”.

Kennedy, nella sua lettera, elenca puntualmente le informazioni false o manipolate trasmesse dalla CNN riguardo la vaccinazione antinfluenzale:

 

  1. FATTO: Nel tentativo di promuovere le vaccinazioni antinfluenzali stagionali sono citate sistematicamente le stime dei CDC riguardo alle morti complessive per influenza, che sono oscillate da 36.000 per la stagione influenzale 1990-1991 a 80.000 per la stagione influenzale 2017-2018. In realtà i dati di mortalità e morbilità degli HHS (disponibili sul sito Web del National Center for Health Statistics (NCHS)) mostrano che le stime annuali dei CDC sono esageratamente aumentate.

I dati del NCHS riportano che il numero medio di mortalità attribuibile all’influenza sui certificati di morte è poco più di 1.000. I CDC aumentano i numeri mescolando deliberatamente le morti per influenza con le morti per polmonite. Questo sistema è ingannevole poiché la maggior parte di queste morti non sono associabili all’influenza (e quindi prevenibili con i vaccini antinfluenzali). Nel 2005, l’editore del British Medical Journal (BMJ) Dr. Peter Doshi, ha pubblicato una critica alle stime fornite dal CDC dal titolo “Dissecting CDC’s Deception: Are US Flu Death Figures More PR Than Science?in cui accusa i CDC di gonfiare di proposito le morti per influenza per spaventare il pubblico e indurlo alla vaccinazione. Doshi osserva che il numero annunciato dai CDC di morti per polmonite e influenza nel 2001 era 62.034 eppure, meno dell’1% di queste erano effettivamente attribuibili all’influenza. Inoltre, dei 257 casi che potevano ragionevolmente essere attribuiti all’influenza, solo 18 casi (il 7%) erano casi di influenza confermati in laboratorio, ossia solo lo 0,03% del numero comunicato dai CDC. Togliendo i casi di polmonite, il numero reale delle morti associate all’influenza dal 1979 al 2002 era in media di 1.348 (dati del NCHS). Il dr. Doshi accusa il CDC di mentire deliberatamente sulle morti annuali per influenza per “[lavorare] nell’interesse dei produttori conducendo campagne per promuovere la vaccinazione antinfluenzale”. Avverte che “collegando arbitrariamente l’influenza con la polmonite, i dati attuali sono statisticamente parziali, soggetti a bias.”

In Italia  nella stagione 2018-19, sono stati segnalati 812 casi gravi di influenza confermata in soggetti con diagnosi di SARI e/o ARDS ricoverati in terapia intensiva, 205 di questi sono deceduti nonostante sulla stampa si leggano dichiarazioni che riportano numeri enormemente superiori.

 

  1. FATTO: L’affermazione che la vaccinazione antinfluenzale è il modo più efficace per proteggersi dalla malattia per ogni individuo di età maggiore di 6 mesi non è veritiera.

Non esiste alcuna base scientifica a sostegno della dichiarazione dei CDC che il vaccino per l’influenza sia il modo più efficace per prevenire l’influenza, sottolinea Kennedy.

La meta-analisi del 2010 della Cochrane Collaboration sugli studi pubblicati sul vaccino antinfluenzale ha rilevato che la vaccinazione antinfluenzale “non ha alcun effetto” sull’ospedalizzazione e che “non esistono prove che i vaccini prevengano la trasmissione virale o le complicazioni.I ricercatori della Cochrane hanno concluso nel 2010 che le prove scientifiche “sembrano scoraggiare l’utilizzo della vaccinazione contro l’influenza in adulti sani come misura sistemica per la salute pubblica.” Quattro anni dopo, la Cochrane ha pubblicato una meta-revisione di follow-up includendo decine di studi scientifici più recenti e ha concluso nuovamente che il corpo di dati scientifici non fornisce prove per l’utilizzo della vaccinazione contro l’influenza in adulti sani come misura sistematica per la salute pubblica.”

 

  1. FATTO: L’affermazione che la vaccinazione antinfluenzale riduca le possibilità che un individuo trasmetta ad altri la malattia, come viene spesso ripetuto, non è corretta, e tale argomentazione non può essere usata per sostenere la necessità dell’obbligatorietà.

Nella meta-revisione della letteratura, i ricercatori della Cochrane hanno rilevato che non ci sono prove che i vaccini prevengano la trasmissione o le complicazioni”.

Ancora, uno studio , sul Journal of the Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America PNAS ha rilevato che la vaccinazione antinfluenzale ha in realtà aumentato la trasmissione del virus, dal momento che i vaccinati hanno diffuso il virus attraverso la respirazione in una misura sei volte maggiore rispetto a individui non vaccinati.

I ricercatori concludono che “se confermata, questa osservazione, insieme a letteratura recente che suggerisce una ridotta protezione con la vaccinazione annuale, avrebbe implicazioni per le raccomandazioni e le politiche di vaccinazione antinfluenzale.”

  1. FATTO: L’affermazione dei CDC per cui i bambini dovrebbero ricevere il vaccino antinfluenzale perché è sicuro non è veritiera.

Una revisione della Cochrane del 2012 che ha preso in esame gli studi sulla vaccinazione antinfluenzale in bambini sani non ha trovato studi sulla sicurezza in bambini al di sotto dei due anni e ha dichiarato che gli studi sulla sicurezza erano “necessari urgentemente”.

  1. FATTO: Ogni foglietto illustrativo dei vaccini antinfluenzali contiene avvertenze sulla mancanza di studi di sicurezza in donne in gravidanza e in allattamento, ma oggi la vaccinazione è proposta a tutte le gravide.

I CDC raccomandano la vaccinazione in gravidanza nonostante la FDA – l’agenzia incaricata di valutare la sicurezza del vaccino- abbia rifiutato di autorizzare il vaccino antinfluenzale durante la gravidanza a causa di gravi problemi di sicurezza. Una revisione Cochrane del 2014 ha rilevato che il numero di studi randomizzati controllati con placebo che hanno esaminato la sicurezza e l’efficacia delle donne in gravidanza vaccinate era pari a zero. Un articolo del 2019 di Alberto Donzelli su Human Vaccination & Immunotherapeutics, pone la domanda “Vaccinazione contro l’influenza per tutte le donne in gravidanza?” e sostiene: “Finora l’evidenza non la favorisce”. Donzelli ha trovato che le raccomandazioni derivanti dalla sanità pubblica sui vaccini antinfluenzali durante la gravidanza avevano sistematicamente sopravvalutato “l’efficacia e la sicurezza del vaccino” e che i dati scientifici pubblicati mostravano “un eccesso di effetti avversi locali e una tendenza a eventi avversi gravi con una protezione incerta o molto limitata contro l’influenza”. Donzelli osserva che gli studi sui vaccini antinfluenzali in Africa e in Asia hanno dimostrato [ndr: in tendenza] un eccesso di casi di infezione e decessi nei neonati associati alla somministrazione di vaccini antinfluenzali alle madri durante la gravidanza.

  1. FATTO: Sebbene il tasso di vaccinazione per le persone anziane sia aumentato del 67% dal 1989 al 1997, non vi sono prove che la vaccinazione abbia ridotto i ricoveri o i decessi.

Al contrario, i tassi di mortalità e ricovero hanno continuato ad aumentare piuttosto che a diminuire. I CDC attribuiscono al vaccino il merito di una notevole riduzione dei decessi correlati all’influenza tra gli anziani ma molti studi contraddicono questa affermazione. I ricercatori del National Institutes of Health (NIH) in uno studio pubblicato nel 2005 su Archives of Internal Medicine (ora JAMA Internal Medicine) hanno sottolineato che, nonostante un importante aumento della copertura vaccinale tra le persone di età pari o superiore ai 65 anni (da un massimo del 20% prima del 1980 al 65% nel 2001) i tassi di mortalità per polmonite e influenza “sono aumentati sostanzialmente durante questo periodo“. L’autore principale dello studio NIH del 2005, Lone Simonsen, è stato anche coautore con W. Paul Glezen di un commento del 2006 sull’International Journal of Epidemiology che ribadiva: “Sebbene il tasso di vaccinazione per le persone anziane sia aumentato fino al 67% dal 1989 al 1997, non ci sono prove che la vaccinazione abbia ridotto i ricoveri o i decessi. Al contrario, “i tassi di mortalità e di ricovero hanno continuato ad aumentare piuttosto che a diminuire”. Gli autori dello studio NIH del 2005 hanno commentato che questo risultato è stato “sorprendente” poiché la vaccinazione avrebbe dovuto essere “altamente efficace nel ridurre la mortalità correlata all’influenza”, un’ipotesi alla base della politica CDC che “non è mai stata valutata in studi clinici”. Allo stesso modo, una recensione del 2008 sul Virology Journal, osserva che, contrariamente alle affermazioni dei CDC sull’importante effetto benefico sulla mortalità, “i tassi di mortalità e ricovero in ospedale per gli anziani americani sono aumentati significativamente negli anni ’80 e ’90, allo stesso tempo in cui i tassi di vaccinazione contro l’influenza per gli anziani americani sono aumentati drasticamente”.

In un intervento sul BMJ del 2013, il Dr. Doshi ha chiesto: Di quali prove disponiamo per affermare che i vaccini antinfluenzali riducano la morte degli anziani… che è il motivo per cui questa politica è stata adottata? Praticamente nessuna …Ciò significa che i vaccini antinfluenzali sono approvati per l’uso nelle persone anziane nonostante tutti gli studi clinici non dimostrino una riduzione degli esiti ei gravi

 

  1. FATTO: L’affermazione: “il vaccino antinfluenzale è sicuro e gli effetti collaterali significativi sono molto rari” non è esatta.

Questa affermazione non considera che il numero reale di eventi avversi è difficile da determinare perché i vaccini antinfluenzali sono esentati dagli studi pre-marketing verso placebo richiesti per gli altri medicinali e perché il sistema di sorveglianza post-marketing di HHS, il Vaccine Adverse Events Reporting System [VAERS], rileva “meno dell’1% delle reazioni da vaccino secondo uno studio finanziato dall’HHS del 2010. Tuttavia, il dato che i vaccini antinfluenzali siano responsabili di circa un quarto degli indennizzi pagati complessivamente dal Vaccine Injury Compensation Fund (VICA) è significativo. La cifra sinora liquidata è all’incirca pari a 1 miliardo di dollari per lesioni e decessi causati da vaccini antinfluenzali.

Dati australiani riferiti alla stagione influenzale 2009-10 indicano un rischio di convulsioni febbrili post-vacciniche pari a 1 caso su 110. Il vaccino contro l’influenza pandemica H1N1 in Europa era associato a un rischio di 1 su 55.000 di sviluppare narcolessia. I CDC ritengono che il vaccino contro l’influenza Pandemrix sia associato a un “aumento del rischio di narcolessia”. Una meta-analisi del 2015 pubblicata sulla rivista Vaccine ha riconosciuto “una piccola ma statisticamente significativa associazione tra i vaccini antinfluenzali, in particolare quelli pandemici, e la sindrome di Guillen-Barre (GBS)”. Uno studio del 2004 sul Journal of American Medical Association, JAMA, ha rilevato che la GBS era “la condizione neurologica più frequentemente riportata dopo la vaccinazione antinfluenzale al Vaccine Adverse Events Reporting System (VAERS)”. La meta-analisi Cochrane del 2010 ha indicato che gli studi post morte hanno evidenziato un’associazione statisticamente significativa tra vaccino antinfluenzale e GBS e questo “evidenzia il pericolo nell’iniziare una grande campagna di vaccinazione senza un’adeguata valutazione dei danni“.

 

  1. FATTO: L’affermazione che la vaccinazione antinfluenzale sia utile per evitare di ammalarsi nell’attuale momento pandemico, non è suffragata da prove.

In realtà, la vaccinazione antinfluenzale è stata associata a una maggior suscettibilità a manifestazioni infettive da Coronavirus (anche se i dati si riferivano ad altri coronavirus, non al SARS-CoV-2). L’effetto netto di interferenza con l’insieme delle altre infezioni virali è risultato neutro nei veterani USA, ma ha aumentato molto la suscettibilità ad altre virosi in un RCT del 2012 .

 

  1. FATTO: L’efficacia della vaccinazione stagionale nei confronti di altri virus, anche influenzali ma di stagioni successive, è oggetto di vari studi.

Occorre considerare che solo il 7-15 % di quelle che vengono chiamate “malattie simil-influenzali” sono in realtà causate da virus influenzali. Anche in Italia è così. Uno studio randomizzato-controllato del 2012 pubblicato su Clinical Infectious Diseases ha scoperto che nei bambini vaccinati contro l’influenza non era significativamente ridotto il rischio di contrarre l’ influenza e che vi era al contrario un rischio maggiore di infezione da virus non influenzali. Inoltre, il vaccino antinfluenzale riduce la capacità di combattere future infezioni influenzali. Nell’aprile 2010, uno studio di Skowronek ha riferito la scoperta “inaspettata” di quattro studi epidemiologici in Canada che hanno rilevato come coloro i quali avevano ricevuto il vaccino antinfluenzale per la stagione 2008-2009, apparentemente efficace nel ridurre il rischio di malattia causato dell’influenza stagionale, hanno mostrato, durante la primavera e l’estate del 2009, un aumentato rischio di malattia dovuta al virus dell’influenza suina pandemica A (H1N1). Gli scienziati hanno suggerito che questo risultato potrebbe essere dovuto alla differenza nel modo in cui il vaccino interagisce con il sistema immunitario rispetto all’infezione naturale. In base a questa ipotesi, la vaccinazione ripetuta “blocca l’immunità più forte, complessa e cross-protettiva offerta dall’infezione naturale”. Quando le persone non vaccinate sono infettate dal virus dell’influenza stagionale spesso sviluppano una solida immunità cellulare mediata che non solo le protegge da quel ceppo del virus ma è anche cross-protettiva nei confronti di altri ceppi. Le persone che hanno ricevuto ogni anno il vaccino antinfluenzale, “invece, potrebbero aver perso molteplici opportunità di immunità crociata indotta dall’infezione”. Questo perché il vaccino è progettato per stimolare una forte risposta anticorpale (immunità umorale) ma non conferisce lo stesso tipo di immunità cellulare mediata forte data dall’infezione naturale. I ricercatori del NIH nel loro studio del 2005 già citato hanno anche riconosciuto la maggiore efficacia dell’immunità naturalmente acquisita nel ridurre la mortalità, sottolineando che gli anziani che hanno contratto l’influenza pandemica H3N2 hanno dimostrato, nelle successive stagioni influenzali, di avere sviluppato una maggiore immunità rispetto agli individui vaccinati. Il forte declino dei decessi correlati all’influenza tra le persone di età compresa tra 65 e 74 anni negli anni immediatamente successivi alla pandemia influenzale del 1968 fu probabilmente dovuto all’acquisizione dell’immunità naturale a questi virus (derivata da infezione naturale).

Un altro studio pubblicato nel 2011 ha confermato che la vaccinazione antinfluenzale annuale ostacola effettivamente lo sviluppo di una solida immunità cellulo-mediata. La vaccinazione annuale per l’influenza, hanno concluso gli autori, “può rendere i bambini che non sono stati precedentemente infettati da un virus influenzale più suscettibili all’infezione da un virus influenzale pandemico di un nuovo sottotipo”.

Uno studio del CDC del 2018 ha riscontrato un aumento delle infezioni respiratorie acute causate da agenti patogeni respiratori non influenzali in bimbi vaccinati con l’antinfluenzale rispetto ai bambini non vaccinati nello stesso periodo. Gli autori hanno sottolineato che i potenziali meccanismi legati a questa associazione giustificano ulteriori indagini.

Mentre la maggior parte degli studi ha esaminato solo una o due stagioni influenzali, uno studio finanziato dal CDC, pubblicato nel settembre 2014 su Clinical Infectious Diseases, ha considerato gli effetti a lungo termine della vaccinazione annuale ripetuta esaminando cinque anni di dati. I ricercatori del CDC hanno scoperto che più le persone erano state vaccinate negli anni precedenti, meno efficace era il vaccino nel prevenire il virus H3N2 dominante della stagione più recente. Come hanno affermato, “la protezione indotta dal vaccino era massima per le persone non vaccinate nei 5 anni precedenti”. In sostanza, il sistema immunitario ricorda l’infezione originale e mette in atto una rapida difesa contro di essa anche nei confronti del nuovo ceppo infettante.

Gli scienziati del CDC hanno avvertito che i loro dati “sollevano domande rilevanti sulla potenziale interferenza della vaccinazione ripetuta contro l’influenza annuale e sulla possibile protezione residua dalla vaccinazione della stagione precedente”; gli autori hanno richiesto ulteriori studi.

 

Conclusione

Nella loro meta-analisi del 2010, i ricercatori di Cochrane hanno accusato i CDC di aver deliberatamente travisato la scienza al fine di sostenere la raccomandazione universale sulla vaccinazione antinfluenzale. Tuttavia, la CNN, così come le reti televisive ed i quotidiani italiani, trasmette continuamente dichiarazioni come quelle del CDC come fossero il Vangelo e, ironia della sorte, ridicolizza chi analizza davvero la scienza etichettando come “divulgatori di informazioni errate sui vaccini” tutti quelli che hanno opinioni discordi.

Dopo aver ricordato gli scandali in cui sono state coinvolte le aziende farmaceutiche, le multe milionarie a loro inflitte, la collusione con enti governativi federali, invita la CNN a riscoprire indipendenza e autonomia della propria funzione di informazione. Ricorda che la strategia adottata per promuovere il vaccino è “ispirare preoccupazione, ansia e paura” tra i giovani adulti sani che non considerano l’influenza con sufficiente timore. In un seminario del 2004 per l’Institute of Medicine, i CDC hanno presentato un progetto per promuovere le campagne annuali a favore della vaccinazione con un PowerPoint intitolato “Ricetta per suscitare l’interesse pubblico e una domanda elevata di vaccini”. L’addetto alle pubbliche relazioni dei CDC, Glen Nowak, ha spiegato che era necessario usare il marketing della paura per vendere i vaccini. La campagna dei CDC ha invitato a incoraggiare gli esperti medici televisivi a “manifestare preoccupazione e allarme” “e prevedere esiti funesti” della futura stagione influenzale. Per ispirare il terrore necessario, i CDC hanno pianificato di incoraggiare i giornalisti a descrivere ogni stagione influenzale come “molto severa”, “più grave degli anni passati” e “mortale”.

 

“Le compagnie farmaceutiche”, osserva il Dr. Doshi, “sanno da tempo che per vendere alcuni prodotti, dovresti prima vendere alle persone la malattia”. Solo che, nel caso del vaccino antinfluenzale, “i venditori sono funzionari della sanità pubblica”. Questi funzionari della sanità pubblica hanno, a loro volta, trasformato giornalisti e medici televisivi in ​​rappresentanti del settore farmaceutico.

Vi ricorda qualcosa?

 


Il documento originale si può consultare al link: https://childrenshealthdefense.org/news/flu-misinformation-and-coronavirus-fears-my-letter-to-dr-sanjay-gupta/

La redazione ha effettuato una traduzione, sintetizzando alcune parti, omettendo quelle di interesse prevalentemente statunitense per una lettura più agevole e una migliore diffusibilità dell’articolo.