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I soldi dell’industria farmaceutica influenzano gli autori delle linee guida, i gruppi di pazienti, persino i dottori su Twitter

24 Gen , 2017  

A cura della dottoressa Valeria Decia
Traduciamo e pubblichiamo questo articolo perché ci appare estremamente attuale anche in Italia.

by Charles Ornstein

ProPublica, Jan. 17, 2017, 11 a.m.

L’ industria farmaceutica continua a influenzare ogni settore della medicina, raggiungendo anche chi è deputato a elaborare le linee guida che definiscono l’attività e l’operare quotidiano dei medici, le organizzazioni di tutela dei pazienti, chi si rivolge ai Centers for Disease Control and Prevention, e perfino gli oncologi su Twitter, secondo una serie di documenti pubblicati sul JAMA Internal Medicine.

Ciò che emerge da tali documenti fornisce ulteriori prove che dimostrano come i conflitti di interesse permettano di plasmare l’assistenza sanitaria; un autore di ProPublica lo ha verificato grazie alla rubrica Dollars for Docs fin dal 2010. (In USA è possibile verificate se un medico riceve denaro da aziende produttrici di farmaci o dispositivi medici).

Il modo stesso in cui noi pensiamo alla malattia — e le modalità della ricerca, come definirla, prevenirla e trattarla — viene sottilmente distorto perché i soggetti, apparentemente indipendenti, compresi i gruppi di tutela dei pazienti, sono in gran parte in accordo con le aziende che operano nel mercato per farmaci e dispositivi medici” hanno scritto Ray Moynihan e Lisa Bero.

I lavori pubblicati dimostrano che:

Più di due terzi delle organizzazioni di tutela dei pazienti che hanno risposto ad un sondaggio hanno indicato di aver ricevuto finanziamenti dall’industria farmaceutica nel loro ultimo anno fiscale. Per la maggior parte, il denaro ha rappresentato una piccola quota del loro bilancio, ma il 12% ha ammesso di aver ricevuto più della metà dei loro soldi dall’industria.

La maggior parte delle organizzazioni ha riferito di avere una politica riguardo il conflitto di interessi, ma solo una percentuale decisamente più piccola ha dichiarato di avere redatto delle norme di divulgazione al pubblico di tali relazioni. Meno dell’8% degli intervistati ha riportato che il proprio gruppo “aveva percepito pressioni per conformare le proprie posizioni agli interessi dei donatori o partner aziendali” e quasi il 14% ha detto che il proprio gruppo aveva rifiutato un contributo a causa delle preoccupazioni circa i conflitti di interesse.

Anche se le quantità e le proporzioni del sostegno finanziario dall’industria sono modeste, il carattere pervasivo del supporto dell’industria suggerisce la necessità di un deciso dibattito pubblico su come garantire che questi gruppi servano esclusivamente agli interessi dei loro membri” hanno scritto gli autori affiliati alla clinica di Cleveland e ad altri centri medici accademici. Si chiede una maggiore trasparenza delle fonti di finanziamento. Sono riportati alcuni esempi: le organizzazioni che avevano ricevuto finanziamenti da aziende produttrici di farmaci oppioidi erano meno favorevoli agli orientamenti proposti dal CDC per limitare la prescrizione di farmaci per il dolore cronico. Più di 150 organizzazioni hanno ufficialmente presentato osservazioni dopo che le linee guida sono state diffuse nel febbraio 2016, e l’80% di questi gruppi erano favorevoli, pur proponendo delle modifiche. Tra i 45 gruppi che avevano ricevuto finanziamenti da aziende produttrici di farmaci oppioidi, però, il livello di adesione era solo del 62%. Nessuno di quei gruppi ha dichiarato le fonti di finanziamento quando hanno presentato le loro osservazioni al CDC, che non ha chiesto o imposto loro di farlo. “Sempre più persone muoiono a causa di questi prodotti ed è importante sapere come il mercato è influenzato dagli investimenti delle compagnie farmaceutiche,” ha dichiarato in un’intervista G. Caleb Alexander, co-direttore del Center for Drug Safety and Effectiveness alla Johns Hopkins University,

Due comitati che hanno elaborato le linee guida per la gestione dell’ipercolesterolemia e dell’epatite C non hanno rispettato gli standard fissati dall’Institute of Medicine nel 2011 sui conflitti d’interesse. L’Institute of Medicine richiede che meno della metà degli autori di linee guida abbiano legami con l’industria e che tutti i presidenti e vice-presidenti non abbiano alcun conflitto. Ma nei due comitati, un presidente aveva conflitti d’interesse e nel comitato per le linee guida sull’epatite C, una parte considerevole dei relatori aveva ricevuto denaro dall’industria farmaceutica. Gli autori rimarcano che quando i comitati non hanno conflitti d’interesse, elaborano linee guida che propongono in prima istanza farmaci meno costosi e standard più moderati.

Quasi l’80% degli ematologi-oncologi statunitensi che usano Twitter hanno conflitti di interesse finanziari, ponendo il problema sull’opportunità di come tali conflitti dovrebbero essere comunicati e gestiti sui social media. Sarebbe opportuno che i medici attivi su Twitter rivelassero i loro finanziamenti provenienti dall’industria nei loro profili. Un’analisi preliminare ancora non pubblicata dei tweets provenienti da questi medici ha dimostrato che “una percentuale considerevole ha tweettato su farmaci con cui ha specifici legami” ha affermato l’oncologo Vinay Prasad, uno degli autori dello studio e professore associato di medicina presso l’Oregon Health & Science University,. “Nemmeno uno lo ha rivelato finora, ma lo scopriremo.

Moynihan e Bero, gli autori del lavoro sul JAMA Internal Medicine, hanno scritto che la loro principale preoccupazione è che le associazioni dei pazienti rappresentino davvero gli interessi dei pazienti. Recentemente, quando la Mylan (importante azienda farmaceutica) è stata accusata per il costo elevato del farmaco EpiPen, le associazioni dei pazienti sono rimaste in silenzio. “Per garantire gli interessi dei pazienti nella ricerca medica, nella formazione, nella linea di condotta e nella pratica sanitaria, è necessario che i gruppi sponsorizzati che desiderano essere visti come indipendenti e credibili diminuiscano la loro sponsorizzazione da parte dell’industria e siano trasparenti, guadagnando in autorevolezza pur perdendo in risorse finanziarie“.

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