La copertina della rivista “Internazionale” n. 1255 titolava: “I vegani salveranno il mondo?” In un articolo la giornalista Chelsea Whyte, di News Scientist, ha raccontato la sua esperienza alimentare, sottolineando che sono sempre di più le persone che evitano gli alimenti derivati dagli animali: secondo alcuni è una moda, per altri una scelta che garantisce un futuro al pianeta. C. White ha fatto la sua prima scelta vegana cinque anni fa: avendo però intrapreso questo percorso da sola, non supportata da un professionista in grado di stabilire un piano dietetico bilanciato, dopo tre anni, a causa di carenze nutrizionali, ha dovuto abbandonare questo stile alimentare scegliendo di reintrodurre carne e latticini nella sua dieta. A distanza di due anni, come afferma lei stessa “ho riflettuto sul consumo di carne per l’ambiente e la salute e ora ci sto ripensando”. Nel 2014 i vegani erano l’1% della popolazione statunitense, nel 2017 il 5%, in UK la percentuale di vegani è triplicata negli ultimi 10 anni arrivando all’1% della popolazione, in Italia secondo i Rapporti Eurispes 2017 e 2018 , il numero di persone che seguono una dieta completamente a base vegetale è passato dal 3% del 2017 allo 0,9% nel 2018, ritornando su valori più vicini a quelli degli anni passati, mentre resta un incremento della scelta vegetariana, che passa dal 4.6% del 2017 al 6.2% del 2018.“…Le persone giustificano con un’ampia gamma di motivi la loro scelta di diventare vegani e di usare qualsiasi prodotto di origine animale: dall’opposizione al maltrattamento degli animali al desiderio di ridurre le emissioni di gas serra….Questo significa eliminare dalla propria dieta carne, pesce, latte, formaggio e uova, miele”

Continua la Whithe: “Molte persone temono che una dieta vegana possa avere conseguenze negative sulla salute, a causa di deficit nutrizionali…Se state prendendo in considerazione l’idea di diventare vegani, dovete essere molto disciplinati e assumere tutto quello di cui avete bisogno”. Per questo motivo il fai da te è sconsigliabile, in quanto un professionista è in grado di valutare il vostro stato nutrizionale, stabilire le vostre necessità nutrizionali e bilanciare il vostro introito calorico con la giusta ripartizione di macro e micronutrienti indispensabili (omega 3, vit. B12), in base anche alla condizione fisiologica (accrescimento, gravidanza, allattamento, senescenza), patologica, e alle abitudini di vita (come il livello di attività fisica) del singolo individuo.

Il Dr. Marco Springmann, dell’Università di Oxford, che attualmente lavora al progetto “Future of Food” (http://www.futureoffood.ox.ac.uk/), sottolinea come sia ormai scientificamente dimostrato che, tra chi mangia molta carne, si registrano tassi più alti di malattie coronariche, infarti, diabete tipo2 e cancro (cfr. anche: http://www.assis.it/carne-carne/, http://www.assis.it/l-alimentazione-e-lo-stile-di-vita-come-fattori-di-rischio-e-come-indici-di-sopravvivenza-nel-tumore-mammario/)

Ma veniamo all’aspetto più generale della scelta vegana, quello ambientale. “Usiamo un’enorme quantità di terreno in tutto il mondo per allevare animali e per coltivare cibo per loro” dice Jonathan Foley, della California Academy of Sciences. Secondo la FAO (L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) un quarto delle terre non coperto da ghiacci di tutto il pianeta è usata per far pascolare il bestiame. Come se non bastasse, un terzo di tutti i terreni coltivabili è usato per produrre altro cibo per alimentarlo. “E se invece usassimo quella terra per produrre cibo per gli esseri umani? Il bestiame mangia tra le 3 e le 20 volte la quantità di proteine che restituisce per il consumo umano, perciò”, osserva Foley, “un modo ovvio per nutrire miliardi di persone, sarebbe mangiare più piante coltivate e alimentare meno animali.”

 

Anche il rapporto 2018 di GreenpeaceMeno è meglio” evidenzia che se vogliamo evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare l’Accordo di Parigi sulle emissioni di gas-serra dobbiamo dimezzare produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari entro il 2050. (http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2018/Greenpeace/rapporto_consumo_carne.pdf)

Nella sua prefazione, il Prof Phil Smith dell’Università di Aberdeen (Scozia, Regno Unito) e Direttore Scientifico del Climate Change Centre of Expertise scozzese (ClimateXChange), che lavora sulla sostenibilità dell’agricoltura e dei sistemi alimentari da oltre 20 anni, durante i quali ha partecipato a centinaia di studi che hanno analizzato come ridurre l’impatto dell’agricoltura sul clima e come rendere più sostenibile il sistema alimentare globale, afferma: Sono arrivato alla conclusione inevitabile che dobbiamo ridurre in modo significativo il consumo di prodotti di origine animale. Non per unideologia vegetariana/vegana, o la smania di diventare un ecologista militante, ma unicamente per le evidenze scientifiche…

In “Meno è meglio” gli autori hanno raccolto le principali evidenze scientifiche da lavori pubblicati su agricoltura, sistemi alimentari, ricerca ambientale e sanitaria. Questi studi arrivano alla stessa conclusione alla quale la scienza è arrivata negli ultimi anni – il sistema alimentare attuale è insostenibile, e solo una significativa riduzione del consumo di carne e prodotti lattiero-caseari ci consentirà di garantire un sistema sostenibile per il futuro – a beneficio degli esseri umani e del Pianeta nel suo insieme. Scrive Paul Smith: Scegliamo cosa mangiare, ogni giorno e ad ogni pasto. Dobbiamo iniziare a fare scelte diverse e i Governi devono fornire delle politiche che ci aiutino a fare le scelte giuste, migliori per la nostra salute e per il Pianeta. Per affrontare queste sfide il sistema dovrà cambiare.

Di seguito i punti fondamentali affrontati nel rapporto di Greenpeace (a cui si fa riferimento per tutte le relative note bibliografiche):

1)
Ciò che mangiamo ci nutre e ci aiuta a mantenere una vita sana, ma scelte sbagliate possono anche farci ammalare. Inoltre, quale cibo mangiamo, in che quantità e come viene prodotto, sono fattori chiave per la sopravvivenza del nostro Pianeta.
2)
Il sistema alimentare, comprese le variazioni d’uso del suolo collegate all’agricoltura, è attualmente responsabile di un quarto di tutte le emissioni di gas serra (GHG) che contribuiscono al cambiamento climatico. Se non facciamo nulla, entro il 2050 le emissioni di gas derivanti dal sistema agroalimentare rappresenteranno più della metà del totale delle emissioni derivanti dalle attività umane, a livello globale. L’effetto di ciò che mangiamo e di come produciamo il nostro cibo diventerà sempre più impattante e rappresenta una minaccia per la nostra sopravvivenza sulla Terra
3)
la nostra alimentazione è tra i principali fattori di rischio di morte precoce e dell’insorgenza di malattie. Un’alimentazione non corretta (ad esempio, poca frutta, basso consumo di cereali integrali e verdure, e un elevato consumo di carne) è uno dei principali fattori di rischio di mortalità precoce e corrisponde, a livello globale, a quasi 1 decesso su 5. Secondo lo studio Global Burden of Disease (GBD), tra tutte le forme di malnutrizione, le cattive abitudini alimentari (in particolare una scarsa assunzione di cibi sani), sono il principale fattore di rischio di mortalità. Lo studio evidenzia che “questa scoperta ha importanti implicazioni per i governi nazionali e le organizzazioni internazionali impegnate per il prossimo decennio a porre fine alla malnutrizione, e sottolinea la necessità di intervenire globalmente sui sistemi alimentari per promuovere la produzione, la distribuzione e il consumo di alimenti sani, nelle diverse nazioni.”. Il GBD ad oggi è lo studio epidemiologico osservazionale più completo al mondo.
4)
Il numero pro capite di polli, maiali e bovini macellati, tra il 1961 e il 2009, si è più che triplicato raggiungendo nel 2009, oltre dieci animali macellati per ogni persona sulla Terra. Se il tasso resterà invariato, quest’anno 76 miliardi di animali verranno macellati per soddisfare il nostro consumo di carne e prodotti lattiero-caseari. A tal proposito va considerato un altro fattore molto importante che riguarda l’aspetto etico, e cioè come garantire il benessere a questi animali.

 

Nel rapporto sono elencati e descritti dettagliatamente tutti gli effetti dell’allevamento intensivo, sia sull’ambiente (deforestazione, emissione gas serra, consumo di acqua, perdita di biodiversità…) che sulla salute dell’uomo (a parte gli effetti dannosi del consumo di carne è stato dimostrato che la produzione di carne e prodotti lattiero-caseari è associata a resistenza antimicrobica, a malattie zoonotiche – sono malattie che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo attraverso prodotti animali contaminati o particelle disperse nell’aria-, all’inquinamento atmosferico dovuto al rilascio di polveri sottili e al deflusso di fertilizzanti e liquami, così come di sostanze chimiche che possono contaminare i corsi d’acqua e le acque costiere).

Il rapporto non si limita a mostrare la situazione attuale e le sue conseguenze, ma, oltre a chiedere che i governi adottino politiche agricole adeguate e di prevenzione primaria per informare e orientare i consumi alimentari della popolazione, in appendice offre soluzioni sostenibili per la nostra salute e la salvaguardia del pianeta, ossia il modello di “Allevamento ecologico”

In conclusione: Meno carne e prodotti lattiero-caseari per un clima migliore, per la salvaguardia delle foreste e della biodiversità, per consumare e inquinare meno acqua, per il benessere degli animali, per avere a disposizione più cibo per le persone e per una salute migliore.