Se l’aspettativa di vita è in aumento, non si può dire altrettanto della qualità della vita della popolazione. Il dott. Sergio Segantini ci propone in questo interessante articolo una riflessione sugli aspetti che determinano lo stato di salute delle persone e sul ruolo delle cure complementari oggi.

 

a cura del dott. Sergio Segantini

 

Nei decenni scorsi l’idea di salute si è ampliata dalla pura nosologia (la semplice classificazione sistematica delle malattie) ad una concezione umanistica basata sulla persona con l’obiettivo di uno stato di benessere sia fisico che mentale, sia individuale che collettivo.
L’indagine sullo stato di salute in questo modo viene ampliata in una dimensione psicologica e sociale. La perdita della salute non riguarda quindi solo fattori biologici o biochimici, ma il benessere globale dell’individuo, come viene ben indicato nella definizione dell’OMS e da molte medicine tradizionali.
In realtà, in questi decenni, la stessa OMS nei suoi intendimenti e nelle disposizioni date ha sempre più disatteso questo presupposto fondamentale e le normative che riguardano la salute della popolazione sono state sempre più orientate verso il conseguimento di obiettivi che riguardano una visione essenzialmente tecnocratica della salute. Questo orientamento condiziona e mina la bontà e la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali, compreso quello italiano.
In Italia, nonostante lo sforzo continuo da parte delle istituzioni come Regioni, Ministero, ISS, ecc. di nascondere i fattori critici, osserviamo che la persona è sempre meno al centro del processo che riguarda la gestione della sua salute.
La medicina perde sempre più di vista la soggettività, intesa come qualità dell’esistenza dei pazienti, per andare verso una individualizzazione essenzialmente tecnologica, impropriamente pitturata di una scientificità che non è mai stata, almeno in senso epistemologico, una stigmate della medicina.
Non è certo per antagonismo verso una progressiva evoluzione dei mezzi tecnologici e farmacologici che riportiamo queste riflessioni ma è sufficiente la semplice lettura dei dati clinici ed epidemiologici. La scienza dovrebbe essere artefice del processo indagativo e non certamente assumere il ruolo decisionale che spetta ai politici e ai filosofi della scienza.
In realtà c’è un vero e proprio conflitto tra tecnica e natura, la tecnica esige di controllare la natura e lo stesso nascere e morire dell’uomo.
Se l’aspettativa di vita è in aumento (almeno lo era fino a poco tempo fa) non si può dire altrettanto della qualità della vita della popolazione; se è riconosciuto che le componenti economiche influenzino la salute della popolazione e che le patologie croniche siano più frequenti nella parte povera della popolazione, si potrebbe anche dire che avere basse risorse è usurante. Uno dei fattori di allungamento della aspettativa di vita è stato proprio il miglioramento delle condizioni di lavoro e l’ausilio della tecnologia in senso umanistico e non certo fine a sé stesso.

Altro fattore incidente è quello dell’igiene della vita. Molto spesso nelle analisi epidemiologiche sono sottostimati o tralasciati proprio questi fattori che invece determinano molto della salute della popolazione generale. In Italia (forse i cittadini non ricevono informazioni adeguate sui dati che li riguardano) per il quarto anno consecutivo si assiste a un calo della popolazione generale. Non è un calo da poco in quanto nel 2018 ci sono stati 636.000 decessi e 449.000 nascite delle quali più del 20% da cittadine straniere.
Per risalire a un fenomeno sovrapponibile in Italia occorre risalire al ’15-’18 durante la prima guerra mondiale.
Le motivazioni che vengono date sono molteplici ma spesso fuorvianti, in parte vere come l’invecchiamento progressivo della popolazione, altre volte un po’ più fantasiose come il caldo estivo eccessivo o il calo delle vaccinazioni influenzali negli anziani.
La realtà è che le patologie croniche stanno drammaticamente aumentando e nonostante siano investite risorse enormi nella ricerca, i risultati delle terapie mediche sono evidentemente fallimentari, almeno per quanto riguarda la prevenzione. Inoltre, ci sono nuove aree nosologie come quelle collegabili con i decessi per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, create dall’uso improprio delle terapie farmacologiche: con oltre 10.000 decessi ogni anno, su 33.000 circa in Europa, l’Italia ha il triste primato delle morti da resistenza agli antibiotici1.
I dati sono ancora approssimativi ma l’ISS deve ammettere che su 9 milioni di ricoveri in ospedale, ogni anno si riscontrano da 450.000 a 700.000 casi di infezioni resistenti, pari al 5-8% di tutti i pazienti ricoverati.

Prevenzione primaria 

E’ noto che lo stile di vita e la situazione nutrizionale in particolare, siano determinanti essenziali delle condizioni di vita della popolazione generale.
Le patologie associate all’obesità, al consumo di alcolici, di tabacco, alle sostanze psicotrope e ai farmaci sono numerose mentre si assiste da decenni all’aumento costante delle patologie croniche nella popolazione nel nostro e in molti altri paesi. 
Come ben dimostrato da numerosi studi l’ambiente è un altro fattore decisivo che influisce sullo stato immunitario della popolazione e che ne condiziona la salute generale. Questi aspetti che logicamente, scientificamente e intuitivamente condizionano la salute generale sono visti dalle Istituzioni Sanitarie in una posizione subordinata ad altri elementi come il funzionamento più o meno ottimale dei Sistemi Sanitari Nazionali e le terapie farmacologiche.
L’evidente correlazione tra povertà e sviluppo delle patologie non è solo una questione di mezzi ma è anche condizionata dall’assenza di informazioni adeguate e salutari nei confronti delle popolazioni svantaggiate culturalmente, ovvero per gran parte della popolazione. La responsabilità delle fonti informative, dei media ecc. diventa quindi decisiva sul condizionamento delle scelte salutistiche e dei comportamenti che portano la popolazione ad ammalarsi.
Il proponimento di porre come valore prioritario la prevenzione primaria, oltre a migliorare sostanzialmente la salute collettiva, ha lo scopo di limitare il consumo di prestazioni anche non necessarie, se non dannose, per il mantenimento degli utili aziendali.

Attraverso la lettura di alcuni parametri che riguardano gli stili di vita e le scelte riguardanti la metodologia di cura, in particolare della popolazione toscana, con un focus sulla popolazione che si avvale nel SST delle medicine complementari (MC), proponiamo alcune riflessioni:

 

Le medicine complementari in Toscana

La Regione Toscana nel PSR 2008-2010 dettando gli indirizzi per il radicamento delle MC nel SSR ha stimolato le organizzazioni di medicina integrata a un impegno concreto per una valutazione scientifica sia della letteratura esistente quanto dell’effettiva efficacia delle MC.

Il panorama delle MC pur essendo molto eterogeneo annovera una serie di principi e caratteristiche comuni quali: l’individualizzazione della cura, l’attenzione agli aspetti preventivi come l’alimentazione e lo stile di vita, l’informazione per una scelta e una gestione consapevole della salute.

La Commissione Regionale di Bioetica nel suo documento divulgato nel febbraio 2010 su “Le medicine complementari”, chiamata ad esprimersi in proposito, ha espresso le seguenti importanti premesse che riassumiamo in ordine di esposizione:

  • il riconoscimento della validità di un approccio globale alla persona malata nel riconoscimento dei differenti paradigmi concettuali di cura
  • la valorizzazione dell’unicità della medicina
  • l’improbabile conciliazione di paradigmi diversi
  • la responsabilità di scelte eterodosse da parte del medico, che ne valuta l’eventuale abbandono nei casi in cui si impongono consolidate ed efficaci terapie.

Queste ragionevoli considerazioni formulate negli anni passati stanno subendo forti resistenze nel mondo attuale della medicina accademica e hanno assunto toni particolarmente conflittuali valicando i limiti di un produttivo dibattito scientifico. L’auspicio che muoveva la CRB verso ipotesi integrative è stato messo a dura prova da atteggiamenti di rifiuto aprioristico negando la validità di percorsi terapeutici complementari già validati e consolidati, in particolare nei confronti della medicina omeopatica, senza operare gli opportuni approfondimenti.

La Regione Toscana ha in passato promosso e avvalorato ricerche in tal senso come quella sugli stili di vita della popolazione che afferisce ai centri dove si praticano le MC o non convenzionali.

Le realtà di MC che si sono strutturate sul territorio posseggono un buon grado di organizzazione e ricevono un elevato consenso da parte della popolazione. Ad esempio, il Centro Fior di Prugna è un servizio che dal 2002 è anche Struttura Regionale di riferimento per le MC e pertanto coordina i 96 ambulatori pubblici toscani di MC e le attività della rete toscana di medicina integrata a livello regionale. Il Centro è anche un importante punto di riferimento a livello nazionale, grazie ai rapporti con la comunità scientifica italiana e internazionale.

Ai pazienti del Centro Fior di Prugna dell’Azienda Sanitaria di Firenze, nel primo semestre 2012, sono stati auto somministrati 629 questionari anonimi.
Il campione dello studio pilota comprende adulti trattati con MTC o Omeopatia, che usano per la prima volta le MC o sono già in cura presso il Centro. Il questionario analizza gli aspetti demografici (età, sesso, tipo di residenza, istruzione, stato civile ed attività lavorativa) e le abitudini di vita e medicalizzazione (consumo di alcolici, tabacco, caffè, psicofarmaci, vaccino antinfluenzale). Sono state rilevate informazioni sull’assunzione di cibi biologici, sull’attività fisica, sul peso (BMI) e sulle patologie prevalenti.

Uno studio più esteso è stato realizzato dall’ARS nel primo semestre del 2014: sono stati somministrati e compilati 1409 questionari anonimi da pazienti che afferiscono a 23 centri di MC della Toscana.
Riportiamo solo alcuni dati che accomunano i due studi.

 

Risultati

Sesso Studio pilota Studio ARS Popolazione
Femmine 75,4 77,6 51,5
Maschi 24,6 22,4 48,5

 

Istruzione Studio pilota Studio ARS Popolazione
Laurea 22,4 25,9 14,4
Diploma 44,7 37,3 45,0

 

Attività fisica Studio pilota Studio ARS Popolazione
Moderata 32,0   14,4
No 20,0 23,0 28,0

 

  Studio pilota Studio ARS Popolazione
Bevitori a rischio 5,7 14,2 16,7

 

BMI Studio pilota Studio ARS Popolazione
Sovrappeso 29,0 31,7 31,7
Obesità 11,8 10,5 10,2

 

Fumatori Studio pilota Studio ARS Popolazione
18,9 19,0 27,6
Mai fumato 44,2 44,7 46,0


Conclusioni
La letteratura internazionale riporta che gli utilizzatori delle CAM (Complementary and Alternative Medicines) sono in maggioranza donne appartenenti a una fascia sociale alta e con un elevato livello di istruzione. Nel nostro campione vediamo che i cittadini toscani utenti delle MC sono più anziani della media di altri studi analoghi e hanno un livello socioeconomico inferiore a quello riportato in letteratura.
Mentre nel secondo studio, che abbiamo siglato come Studio ARS, i soggetti provengono da numerosi centri dislocati nella Regione, mentre lo studio pilota è stato realizzato in un solo centro con un’utenza molto vicina alla tipologia della popolazione generale. Nonostante queste diversità tra le due utenze esaminate, possiamo affermare che ci sono diverse analogie di comportamenti.
Il livello d’istruzione dei pazienti che si rivolgono alla MC nel settore pubblico è più elevato di quello della popolazione generale; questo dato, che per gli utenti degli ambulatori “privati” è ancora più marcato, indica e sfata un luogo comune spesso usato nei confronti della popolazione che opera tali scelte, ovvero la mancata informazione e l’ignoranza scientifica. Anche se il livello di istruzione non è l’unica determinante culturale di una popolazione adulta ci resta difficile credere che una popolazione che ha il doppio o il triplo di laureati rispetto a un’altra possa essere meno informata e consapevole sul tema della salute.
Questo dato risente anche dell’età più elevata e un tenore socioeconomico più basso dei cittadini toscani esaminati che nel “pubblico” ricorrono alle MC, rispetto a quanto riportato in letteratura. In particolare, nei soggetti analizzati nello studio pilota abbiamo rilevato un’età media degli utenti di 56.4 anni, molti di essi residenti in un’area socio-economicamente svantaggiata. Questi elementi condizionano i risultati e avvicinano le caratteristiche degli utenti delle MC a quelli della popolazione generale. Peraltro questo dato conforta l’utilità sociale della scelta della Regione Toscana in quanto denota la possibilità di un accesso equo alle terapie come MTC, fitoterapia e omeopatia che nel SSR hanno costi più contenuti rispetto al settore privato.
In merito alla spesa le MC possono dare interessanti risposte sui rapporti costi-benefici e se si considera che nei paesi industrializzati la spesa sanitaria è in costante aumento, la MC possono costituire un valido modello di gestione della salute soprattutto per affrontare le cronicità sempre più diffuse. Nei dati sopra riportati possiamo leggere che complessivamente i comportamenti dei pazienti che si rivolgono alle MC sono più sani, in particolare il consumo di alcolici di tabacco e l’attività fisica denotano un approccio migliore rispetto alla popolazione generale.
I medici che operano nel settore delle MC, in particolare con l’utenza che ricorre al SSR, vedono decisi miglioramenti dei soggetti trattati, non solo nello stato di salute generale ma nelle scelte salutiste. In questo percorso medico viene richiesto, quando necessario, un cambiamento di mentalità e un aumento della disponibilità a modificare le proprie abitudini e gli stili di vita verso modelli più consoni al miglioramento della qualità della vita, realizzando così i presupposti per una prevenzione primaria davvero efficace.

 

Note:

1 http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2019/03/13/-in-italia-primato-decessi-per-antibiotico-resistenza-_7abb69cf-5259-4af3-b86e-3ec48be4a0e7.html


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