Molti giornali hanno riportato in questi giorni la notizia del ricovero di una bambina di 10 anni affetta da tetano. In questo articolo riportiamo alcune riflessioni scaturite dall’attenzione mediatica riservata a questo caso.

 

La notizia della bambina ricoverata a Verona affetta da tetano ha avuto immediata risonanza mediatica con i consueti interventi dei soliti “esperti” sponsorizzati per aggredire i ”somari antivaccinisti”.
Non abbiamo elementi per mettere in discussione la diagnosi di tetano, peraltro non facile, non avendo ancora dati precisi sul caso specifico, ma esprimiamo un forte dissenso sulla modalità dell’informazione fornita dall’ospedale ai giornali e riportata dalle agenzie, interessate più allo scoop che alla verità dei fatti.
Per quali motivi l’Ospedale ha ritenuto utile rendere pubblico questo caso con tanta fretta? Il tetano è una malattia infettiva non trasmissibile, quindi non c’è alcun rischio di contagio ad altri. Perché non usare quella riservatezza cui il medico è tenuto, nel rispetto del malato e dei suoi familiari, dalle norme del Codice deontologico?
Non vorremmo assistere nuovamente a quanto avvenuto due anni fa: una bambina fu ricoverata e dimessa con diagnosi di tetano a Torino, con l’usuale clamore mediatico.
I genitori finirono sotto inchiesta perché, non avendo vaccinato la figlia, avevano provocato un grave danno alla sua salute. Il Tribunale di Torino ha recentemente prosciolto i genitori da qualunque accusa, semplicemente perché la diagnosi non era sicura. Non era tetano. La notizia della assoluzione dei genitori e della diagnosi non accertata, non è stata ripresa da alcun giornale, o agenzia e neppure commentata dai “professoroni” onnipresenti nei social.

Quando l’informazione cede alla propaganda, quando i fatti sono oscurati dalle opinioni preconcette, quando si esaltano i casi di una malattia (che poi si rivela essere altro) rara tra i bambini e si negano le possibili, seppur rare reazioni avverse alla vaccinazione, si mira a creare paura, ad alimentare un clima di conflitto nella società.
Un’informazione così manipolata alimenta dubbi e sospetti. L’indagine di Eurobarometro ha rilevato che la maggioranza relativa dei cittadini Europei (48%) ritiene che i vaccini possano spesso produrre eventi avversi gravi. In Italia la percentuale è del 46%, in Francia, altro Paese che ha introdotto l’obbligo è del 60% e nel Regno Unito è del 54%. Questa convinzione non deriva da internet, né tanto meno dai social, nonostante le continue accuse ai genitori di informarsi tramite il “dottor Google”, dal momento che in Italia solo l’1% dichiara affidabili i social e il 4% altri siti internet come fonti di informazioni su questi temi, in Europa l’1% e il 2%. In Francia i social hanno affidabilità zero.
Un sondaggio della Wellcome Global Monitor – indagine unica nel suo genere e che indaga sull’opinione della popolazione mondiale in tema di scienza e salute – rileva che: negli Stati occidentali europei il 59% delle persone crede che i vaccini siano sicuri, rispetto al 79% registrato a livello mondiale. Il dato scende addirittura al 50% in Europa dell’Est.
La sfiducia registrata da tutte le indagini nasce anche dalla diffusione di fake news, come il caso di tetano di Torino. Non vorremmo che si ripetesse a Verona quanto già successo perché ancora non c’è certezza nella diagnosi. Ma anche se questa dovesse essere confermata, la colpa non può ricadere solo sulla famiglia che non ha fatto vaccinare la figlia. Altrettanto colpevoli sono le istituzioni sanitarie che non sono riuscite e spiegare l’utilità della vaccinazione e il clima di scontro generato dalla legge sull’obbligo vaccinale che ha portato alla radicalizzazione delle posizioni e allontanato dalla pratica vaccinale quanti erano disposti ad eseguirne alcune. Per diversi mesi l’antitetanica monocomponente è scomparsa da farmacie e ospedali e ancora oggi non è di facile reperibilità. L’esitazione vaccinale si recupera solo con informazioni corrette, la fiducia si ottiene solo se si dice la verità.