A cura del dott. Luciano Proietti, Medico, chirurgo, pediatra

Da qualche anno le autorità sanitarie italiane (ISS, ASL, Società Pediatriche, Ordine dei Medici) sono preoccupate per il crescente calo di adesione alla pratica vaccinale soprattutto in età pediatrica, da parte di genitori “obiettori” che ritengono le vaccinazioni troppo rischiose, in relazione a possibili danni o effetti collaterali, per la salute dei loro figli, rispetto ai vantaggi che possono portare, oppure che non la considerano una pratica naturale, bensì farmacologica e invasiva, per mantenere la salute e prevenire la comparsa delle malattie infettive.

Abbiamo raccolto le loro indecisioni, i loro dubbi, i loro rifiuti, le loro proteste e abbiamo cercato di capirne le ragioni e dare risposte ai loro quesiti.

Ci siamo innanzitutto interrogati sul

perché sempre più numerosi sono i genitori che rifiutano la pratica vaccinale per i loro figli, nonostante una intensa campagna di informazione da parte dei pediatri e delle Autorità sanitarie.

La risposta che viene data dalle Autorità Sanitarie (A.S.) stesse è che

  1. l’uso di internet porta a ricevere informazioni non sempre scientificamente corrette e spesso terroristiche nei confronti dei vaccini,
  2. sempre più numerosi sono i movimenti “antivaccinisti” particolarmente attivi sui cosiddetti “social network”
  3. i pediatri spesso non sono adeguatamente convincenti e informati
  4. i genitori non si fidano delle garanzie di innocuità dei vaccini e delle assicurazioni di efficacia per la prevenzione delle malattie infettive, date dalle A.S.e dai pediatri.

Concordiamo certamente con queste risposte, ma a differenza delle A. S., ci siamo chiesti i motivi, le ragioni di questa situazione, in aumento esponenziale in questo ultimo decennio e non solo limitato alla pratica vaccinale, ma anche in altri ambiti, quali

  • l’alimentazione a base vegetale (vegan) invece che onnivora, consigliata dalla Pediatria Accademica
  • l’uso di terapie non convenzionali, non validate scientificamente (omeopatia, fitoterapia),
  • il rifiuto di seguire protocolli terapeutici validati scientificamente, con farmaci chimici per patologie gravi (tumori, malattie autoimmuni, leucemie)
  • la diffusione del cosiddetto “medical shopping”  (passare da medico all’altro, specialista e no), alla ricerca del “guaritore ” non necessariamente medico, anzi spesso non medico, nella speranza di trovare la soluzione ai problemi di salute dei propri figli.

Sembra che questa fascia di popolazione contesti e rifiuti le indicazioni della medicina scientifica come in preda ad una specie di isteria collettiva

Tale clima antiscientifico è diffuso non solo in Italia: negli USA si chiama science denialism, il negazionismo della scienza.

E’ pertanto un fatto innegabile la crescente sfiducia di una parte di popolazione, in aumento esponenziale, nei confronti delle Autorità Sanitarie 

Questi genitori peraltro risultano appartenere alle categorie sociali più elevate, culturalmente preparate, economicamente stabili, con capacità di giudizio autonomo, tra cui medici, avvocati, magistrati, insegnanti.

PERCHÉ questa sfiducia?

Dove sbagliamo ?

Ce lo hanno detto e continuano a dircelo i genitori stessi:

  1. non siamo capaci a COMUNICARE: pensiamo ancora di vivere nel periodo in cui il medico faceva diagnosi e prescriveva la terapia senza “coinvolgere” il paziente, il quale non faceva domande e il medico non era tenuto a dare risposte: la parola del medico era inconfutabile per principio.
    Che cosa è cambiato?E’ cambiata L’INFORMAZIONE E LA CONOSCENZA:Nel mondo occidentale, dagli anni ’50 -’60 del secolo scorso è iniziata una nuova era, un nuovo rinascimento i cui principi sono:La democrazia, l’eguaglianza sociale, la libertà (di espressione, di pensiero,  di riunione, di mobilità, ecc), la solidarietà, la parità di genere

    Principi che hanno portato, con il grosso contributo della tecnologia, a

    – azzeramento dell’analfabetismo

    – azzeramento dei conflitti armati: 70 anni di pace in Europa!

    – miglioramento delle condizioni igieniche e abitative

    – miglioramento delle condizioni nutrizionali con conseguente

    – riduzione della morbilità e della mortalità a partire da quella infantile (dal 10% del dopoguerra al 3/4 per 1000 di oggi)

    – miglioramento complessivo della qualità di vita per la quasi totalità della popolazione

    MAI , NELLA STORIA DELL’UOMO, ABBIAMO AVUTO UNA TALE CONDIZIONE DI BENESSERE COMPLESSIVO diffuso alla maggioranza della popolazione.

    Ma il fattore che ha rivoluzionato maggiormente la nostra vita negli ultimi due decenni è stata la tecnologia informatica: attraverso uno strumento che sta in una mano, e che ormai tutti ci portiamo in tasca, abbiamo la possibilità di accedere alla conoscenza globale nel giro di pochi minuti.

    TUTTI possono avere un ‘informazione dettagliata su qualsiasi argomento in pochi minuti, comunicare e confrontarsi con il mondo intero attraverso le proprie esperienze.

    Per questo motivo la relazione medico-paziente non può più essere unidirezionale, impositiva, costrittiva, globalizzata, bensì deve diventare circolare, partecipativa, condivisa, personalizzata, propositiva.

  2. noi medici siamo diventati “funzionari” esecutori di LINEE GUIDA, di PROTOCOLLI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI,  definiti e codificati da gruppi ristretti di Autorità mediche Accademiche.
    Il medico, nella sua pratica quotidiana, con la giustificazione delle “evidenze scientifiche, “non può”, non deve uscire da tali schemi, non può pensare ed agire secondo scienza e coscienza, in relazione al paziente che si trova davanti, pena la riprovazione e talvolta la sanzione della “comunità scientifica”: deve “curare la malattia, secondo schemi predefiniti indipendentemente dalla persona  malata”.
    Abbiamo dimenticato che la MEDICINA NON È UNA SCIENZA,  ma un’ Arte
    La medicina usa gli strumenti della scienza: la chimica, la fisica, la biologia.
    Il medico ha dovuto rinunciare alla sua peculiarità professionale espressa nel giuramento di Ippocrate e nel codice deontologico, di agire con diligenza, perizia, prudenza per la salute delle persone. Il medico non può, non deve, PERSONALIZZARE la diagnosi e la terapia in relazione alla persona che chiede il suo intervento.
    La diagnosi è codificata e la terapia è standardizzata in base alla malattia, non al malato.Esempio: le malattie autoimmuni, la sindrome metabolica, i disturbi del comportamento, sono codificate da Comitati Scientifici, in base ad una serie di manifestazioni sintomatiche soggettive ed oggettive che le definiscono o con Acronimi (es.: ADHD, AIDS) o con nomi dei ricercatori che le hanno studiate (es.: morbo di Crohn, Tiroidite di Hashimoto).Allo stesso modo viene codificato un PROTOCOLLO TERAPEUTICO, basato, oltre alla chirurgia e alla radioterapia, quasi esclusivamente  su FARMACI : non viene preso in considerazione, e pertanto non è oggetto di ricerca e sperimentazione, alcun trattamento che non sia farmacologico o chirurgico demolitivo o radioterapico . Non viene considerata significativa ad esempio, una dieta mirata a ridurre lo stress ossidativo,  uno dei principali fattori causali  delle malattie o l’uso di rimedi farmacologici naturali, quali le erbe o l’acqua o la terapia fisica, il calore o il freddo, o, ancora più importante l’aspetto emotivo, psichico, relazionale.

    Tale aspetto della medicina moderna porta a considerare un altro elemento fortemente presente nella attività quotidiana del medico e che i genitori osservano e ci contestano sempre più spesso:

  3. CONFLITTI DI INTERESSE  che si presentano con modalità variabili in relazione al livello di potere del singolo medico:
    dal più basso, il medico di medicina generale o il pediatra di base, che riceve in regalo dalle ditte farmaceutiche, i ricettari personali, la cancelleria o l’iscrizione al Congresso, o il viaggio studio o l’abbonamento alla rivista, ecc….
    Al più alto, il cattedratico, il ricercatore, il presidente di Società scientifica, che riceve finanziamenti per borse di studio, ricerche mirate, viaggi non sempre di lavoro, ecc
    La Medicina Moderna occidentale ha caratterizzato la sua azione nei confronti delle malattie, per lo più sulla ricerca della terapia, quasi esclusivamente farmacologica, anziché sulla ricerca delle cause e sulla loro rimozione.
    Tale scelta ha portato l’industria farmaceutica, con il suo potenziale economico, a condizionare le decisioni politiche sanitarie dei governi e didattiche delle Università e dei Centri di ricerca Medica.

A questi suddetti fattori (A, B, C,) si aggiunge un ultimo elemento di cambiamento culturale che non ha ancora raggiunto la Medicina Convenzionale e il medico che cura (di famiglia, privato, ospedaliero, specialista, ecc), ma solo alcuni operatori sanitari anche non medici:

la PREVENZIONE PRIMARIA ovvero la MEDICINA PREVENTIVA 

Sviluppata e applicata soprattutto dalla cosiddetta MEDICINA ANTI-AGING (anti-invecchiamento) che si sta diffondendo nella popolazione anziana per mantenere efficiente l’organismo il più a lungo possibile.

Questi concetti sono antichi come le civiltà e da sempre l’Uomo ha cercato di capire il significato delle malattie e  di prevenirle (si dice che nell’antica Cina il medico fosse pagato finché manteneva in salute i suoi pazienti), e anche di “predirle” con modalità, ai nostri occhi, primitive e fantasiose (oracoli, volo degli uccelli, ecc.), ma soltanto ora abbiamo raggiunto una conoscenza dei meccanismi biologici sufficiente non solo per poter evitare la comparsa della malattia, ma anche di prevederne il rischio sulla base di dati obiettivi rilevabili con gli strumenti tecnologici attuali.

Mai l’Uomo ha raggiunto uno stato di benessere e salute ed una durata media della vita come quelli attuali.

Pertanto la modalità terapeutica che la medicina Anti-Aging sta proponendo in questi anni in Occidente e che sempre più spesso i genitori chiedono anche per i loro figli  è

– PREVENTIVA

– PREDITTIVA

– PERSONALIZZATA

– PARTECIPATA

Nella sanità attuale, in particolare pediatrica, c’è per lo più medicina curativa dei sintomi, un po’ di medicina preventiva (nutrizione, attività fisica, ambiente), assente totalmente la personalizzazione (si cura il diabete, la tonsillite, l’obesità, l’allergia, il tumore, non quel particolare  bambino con il diabete, la tonsillite, ecc.), non si chiede il parere dei genitori o del malato e la sua condivisione (medicina partecipata); e non esiste una valutazione a priori e oggettivabile con esami del rischio di malattia (medicina predittiva).

Attualmente i genitori, per lo più acculturati, chiedono questo e noi medici come rispondiamo?

Accusandoli di ignoranza, di cialtroneria, di superficialità invece di fare mea culpa e cercare di capire le cause di questa situazione.