La cultura delle vaccinazioni in Italia: un’indagine sui genitori” è il Rapporto presentato dal Censis in questi giorni al Senato. Lo riassumiamo, citandone in corsivo il testo, ed aggiungendo alcune considerazioni.

Dal rapporto del Censis emergono i dati su chi vaccina e chi è dubbioso, ma soprattutto emerge il quadro di una popolazione che non sa pressochè nulla delle vaccinazioni che vengono somministrate dal Sistema sanitario.

statistiche1La ricerca, eseguita su un campione di genitori di entrambi i sessi dai 18 ai 55 anni di età, afferma: “l’analisi dei dati lascia trapelare una conoscenza non del tutto adeguata” sulla pratica vaccinale. “Se il 73% del campione dichiara di saperne molto/abbastanza sulle vaccinazioni in età pediatrica e se il 79% afferma di sapere cosa sia il calendario vaccinale, in realtà solo una piccolissima percentuale (5,6%) è stata in grado di indicare che allo stato attuale in Italia le vaccinazioni obbligatorie sono 4 , e che sono l’antidifterica, l’antitetanica, l’antipoliomielite e l’antiepatite B”. Il Rapporto spiega che questa “incertezza può trovare spiegazione nella difficoltà che la somministrazione congiunta di più vaccini potrebbe creare nella differenziazione tra vaccini obbligatori e non”. I genitori intervistati fanno molta confusione tra le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandate, come sottolinea la ricerca, “in particolare, l’88,3% indica di aver sottoposto i figli a vaccini che definisce obbligatori (di cui il 40,4% solo ai vaccini obbligatori e il 47,9% ai vaccini obbligatori e raccomandati). L’11,2% indica invece di aver sottoposto i figli a vaccinazione ma di non ricordare a quale vaccini”.

«E’ la conferma di quanto noi affermiamo da tempo – spiega il presidente di Assis, il dottor Eugenio Serravalle – la maggior parte dei genitori non sa nemmeno per quali malattie vaccina il proprio bambino perché non vengono fornite informazioni adeguate, tacendo il fatto che i vaccini obbligatori sono 4 e non i 6 contenuti nell’esavalente».

L’informazione è un punto cruciale del Rapporto. Si sottolinea come “l’esperienza della vaccinazione è in ogni caso fortemente connessa con l’informazione ricevuta. Aumenta, infatti, passando dalla parte settentrionale a quella meridionale della penisola, la quota di rispondenti che avrebbero voluto saperne di più, insieme a quella di coloro che dichiarano di non essere stati informati sui rischi dei vaccini. Sebbene quasi la totalità dei genitori coinvolti nello studio abbia dichiarato di aver vaccinato i propri figli, risulta meno estesa la percentuale dei genitori che dichiara di fidarsi totalmente e molto dei vaccini (22,4%), e la fiducia piena cresce tendenzialmente al crescere dell’età (25,4% dei genitori 46-55enni si fida totalmente o molto). Questo dato conferma ulteriormente lo scenario che fa da cornice alla cultura della vaccinazione presente oggi tra i genitori italiani, uno scenario in cui il bisogno di informazione sul tema non è completamente soddisfatto e in cui si rintracciano in diversi casi dubbi e perplessità rispetto alle informazioni di cui le famiglie dispongono”.

«E’ curioso come non si sottolinei che sia compito del SSN fornire le informazioni in modo obiettivo, completo, esauriente – aggiunge Serravalle – Noi preferiremmo un impegno diverso, vorremmo che pazienti e cittadini potessero godere delle libertà di acquisire conoscenze e competenze in modo da assumere un ruolo attivo nella difesa della salute. Questo permetterebbe da una parte di superare l’approccio medico basato esclusivamente sulla diagnosi e sulla terapia d’organo, sull’ approccio mono-specialistico, farmacodipendente, incapace di fornire risposte ai sempre più numerosi quadri clinici multifattoriali e multisistemici, dall’altro, di compiere davvero un’azione di prevenzione delle malattie».

Si legge ancora nel rapporto: “Le questioni cruciali e sulle quali si registrano opinioni spesso contrapposte tra gli intervistati riguardano la sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Guardando alla sicurezza, al 70,9% dei rispondenti convinti che i nuovi vaccini siano più sicuri perché tecnologicamente più avanzati, si contrappone il 61,7% di coloro che ritengono che le vaccinazioni possano essere causa di malattie gravi come l’autismo. Ancora più netta è la contrapposizione di opinioni in merito all’efficacia dei vaccini poiché il campione appare diviso a metà tra chi afferma e chi nega che le vaccinazioni non sono poi così efficaci nel proteggere dalle malattie dal momento che non si esclude la possibilità di ammalarsi nonostante il vaccino”.

«Questi dati suscitano molte perplessità sulle coperture vaccinali. E’ davvero difficile credere che esista un 61,7% degli intervistati convinto che le vaccinazioni possano causare l’autismo o che un 50% del campione non sia certo dell’efficacia dei vaccini per poi sottoporre serenamente i propri figli a tale pratica. Infatti le stesse conclusioni riportano: “Se, in linea generale, dai dati emerge nei fatti l’adesione ed un certo consenso alle pratiche di vaccinazione in età pediatrica, uno sguardo più approfondito consente di interpretare questo atteggiamento diffuso tra i genitori italiani coinvolti direttamente o indirettamente nell’esperienza di vaccinazione dei figli come dettato più dal rispetto di obblighi e raccomandazioni previsti dal SSN che dal fatto di considerare la vaccinazione una vera e propria strategia di prevenzione.L’impressione che si ricava dalla lettura del rapporto è l’assenza di un’informazione che permetta la possibilità di una scelta consapevole, di una scelta vera. La vera consapevolezza si acquisisce soltanto con una informazione completa, trasparente, che può anche creare dubbi ed esitazioni, ma che sollecita le persone ad esercitare il proprio senso critico. Questo vale a maggior ragione quando si ha a che fare con azioni, interventi e trattamenti che impattano in qualche modo sullo stato di salute. Oggi il paziente, se si pone degli interrogativi, viene spesso rassicurato con affermazioni sbrigative e categoriche, mentre dall’altro lato viene terrorizzato da campagne mediatiche su epidemie più o meno fasulle che il sistema sanitario sfrutta per rafforzare un rapporto gerarchico ed autoritario con gli utenti. Sono sempre più numerosi i genitori che si pongono dubbi, ragionevoli dubbi sull’opportunità di somministrare ai propri figli sette, otto vaccini a tre mesi di età. Le risposte che vengono loro fornite hanno sempre un vago sentore di propaganda. Non si entra mai davvero nel merito dei ragionamenti in base alle conoscenze scientifiche. Si rassicurano le persone con il solito tranquillizzante ritornello: “I vaccini sono sicuri ed efficaci”. Al tempo stesso i genitori sono particolarmente sensibili allo spettro delle malattie. Ogni tanto ne compare una nuova, un coronavirus di recente identificazione, un virus suino che diventa all’improvviso pandemico, oppure si agitano i fantasmi di quelle malattie, ormai scomparse, ma che potrebbero riaffacciarsi se le coperture vaccinali diminuissero ancora. E’ la paura delle malattie infettive la molla che fa sì che ancora oggi la gente vaccini i propri figli senza porsi troppe domande, ed il sistema sanitario spesso usa questa scorciatoia al posto della informazione corretta e trasparente. Non occorrono mille interviste per dimostrarlo, è una pratica che conosciamo bene, e dalla quale i genitori si distaccano ogni giorno in numero maggiore. E che queste iniziative abbiano come sponsor, guarda caso, un’azienda produttrice di vaccini, non fa che ridurre la fiducia dei cittadini nella imparzialità delle informazioni diffuse dalle stesse Istituzioni».

Il pediatra Maurizio Conte è rimasto colpito dall’enfasi della presentazione e dalle contraddizioni che appaiono evidenti agli occhi di chi lavora sull’argomento da tempo.
Ed è suo l’intervento che vi proponiamo, dal quale traspare un’ironia amara, amarissima:

«La colpa è di internet, dei social network, ma anche dei pediatri di famiglia. Poco incisivi. Poco convincenti. Poco convinti, tanto da rifiutare in massa, l’85℅, la vaccinazione contro la pandemica suina. È ora di cambiare! Tante novità in arrivo. Il nostro Ministro della Salute ha incontrato il Presidente Obama, che le ha affidato il controllo dell’Immunità Vaccinale di tutta l’Europa o del Mondo. E poi nelle Scuole italiane si insegnerà una nuova materia: “Vaccini”. È nostro dovere fermare l’ondata di giovani genitori che si affidano unicamente ai consigli letti su internet con i loro smartphone e non vaccinano più i loro figli. Basta con questa storia dell’ Autismo conseguente al vaccino, basta con questi speculatori che asseriscono il contrario. Noi conosciamo la verità, voi dovete solo obbedire allo Stato e vaccinare, se non volete essere  penalmente colpevoli della recrudescenza di malattie ormai sulla soglia di casa o già penetrate insieme ai numerosi immigrati. Tubercolosi, polio, morbillo, meningiti. Ma attenti anche agli animali. Ci sono epidemie africane in arrivo. E tanti vaccini anche per loro. Voi, siete avvisati e non potete deluderci».
«Noi siamo d’esempio per tutti, perfino per gli USA. Ma proprio una Senatrice è raffreddata, perde la voce, confessa di essere influenzata e non riesce a concludere il suo intervento. La sua collega la riprende per non aver provveduto per tempo a vaccinarsi per l’influenza. Potrebbe diffondere la temibile malattia che ogni anno miete i nostri cari anziani. Servono nuove strategie, nuovi vaccini, dobbiamo sconfiggere le malattie, i tumori. Offriamo allora informazioni più corrette e  i genitori siano liberi di scegliere per i loro figli. E’ giusto così».
«Grazie Sanofi Pasteur, grazie per avere offerto a tutti gli italiani  tanta conoscenza, grazie per aver consentito senza alcun vincolo  l’indagine “culturale” della brillante e applaudita rappresentante del Censis. La vaccinazione è cultura, ma chi la insegna, anche se è ripetente, ha ancora molto da studiare e da imparare. Lo sanno i genitori “Timorosi” che sono al 35,7% e i genitori “Critici Olistici” all’8,4%. Ma nella nostra povera, ma bella Italia ci sono anche i genitori “Ligi” al 32,9% e purtroppo anche tanti genitori pentiti, che nessuno vuole contare».