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I vaccini ai militari

21 Lug , 2017  

L’approvazione del Decreto vaccini è coincisa con la pubblicazione della Relazione della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, che ha riguardato anche la somministrazione vaccinale nei militari.

Riportiamo alcuni brani delle conclusioni perché sono la migliore risposta ad alcune improvvide dichiarazioni cui abbiamo assistito durante il dibattito in Senato (quali l’assenza delle reazioni avverse alla pratica vaccinale, l’innocuità di ripetere la somministrazione vaccinale in soggetti già immunizzati, l’assenza di rischi legati all’iperimmunizzazione, l’ininfluenza del vaccino sull’equilibrio immunitario dei bambini, l’efficacia vaccinale, l’inutilità degli esami pre-vaccinali).

Ci auguriamo che si tenga conto delle osservazioni della Commissione (approvate all’unanimità) nel dibattito che si svolgerà alla Camera sull’approvazione del decreto riguardanti le vaccinazioni obbligatorie ai bambini. O queste cautele devono riguardare solo i militari, Signori Onorevoli?


I vaccini ai militari

a cura della Redazione AsSIS

La  IV Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito ha approvato un documento molto critico sulla tutela della salute dei militari. La denuncia della Relazione Intermedia sull’attività di inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze Armate riguarda l’esposizione all’amianto, al radon, alle nanoparticelle derivanti da prodotti di combustione e alla somministrazione dei vaccini.

Sono citati i casi di militari morti o ammalati per una somministrazione errata di vaccini. In particolare si è registrato il caso del caporale maggiore F.R., mai andato in missione fuori dal territorio nazionale, vaccinato sebbene già affetto da malattia oncologica (linfoma di Hogkin) non rilevata per mancanza di esami pre-vaccinali, e pertanto in stato di grave immunosoppressione e successivamente deceduto. Oppure il caso del soldato semplice D.G., congedato dopo poco più di sei mesi dall’arruolamento, avvenuto l’8 febbraio 2007, a seguito di grave astenia e deperimento fisico iniziati il giorno stesso della vaccinazione multipla, avvenuta il 19 giugno 2006. Oppure il caso del caporal maggiore G.T., arruolato nel 1999 e in congedo dal 25.11.2000 dichiarato ‘permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato’ perché affetto da linfoma di Hodgkin (tipo sclerosi nodulare in stadio clinico II A), vaccinato senza l’effettuazione di esami pre-vaccinali.

È dunque emersa “la necessità di svolgere esami pre-vaccinali prima della somministrazione dei vaccini, sia al fine della valutazione di immunità già acquisite, sia al fine dell’accertamento di stati di immunodepressione che sconsiglino di somministrare il vaccino in quello specifico momento”.

Il documento continua affermando che “Non è consigliabile effettuare le vaccinazioni pochi giorni prima della partenza delle missioni perché al momento della vaccinazione si crea uno stato fisico di immunodepressione …che paradossalmente, determina un aumento del rischio di contrarre o la stessa malattia per cui è stata fatta la vaccinazione o altra patologia, data la situazione fisica di immunosoppressione.” Anche tra i militari è segnalata “la mancanza di una continuativa attività di sorveglianza e controllo post-vaccinale, anche ai fini dell’accertamento dell’avvenuta immunizzazione. L’attuale sorveglianza post-vaccinale si limita alla registrazione delle sole reazioni avverse di immediato riscontro, se dichiarate dal militare, il quale, tuttavia, potrebbe avere interesse a sottacerle in tutti i casi in cui abbia fatto richiesta di missione all’estero.  Solo con esami post-vaccinali è possibile valutare se si sono verificate a carico del militare situazioni di autoimmunità, allergia o ipersensibilità ritardata e/o iperimmunizzazione. Per converso, solo in tal modo è possibile verificare l’efficacia del farmaco con conseguente immunizzazione dell’interessato”.

 

 La Commissione ha come obiettivo l’abbattimento del rischio, ove possibile, al fine di ridurre la casistica di militari che, durante il servizio o dopo il congedo, si ammalino di malattie neoplastiche o di alterazioni a livello neurologico importanti. A tal fine la Commissione suggerisce… di prevedere una serie di esami pre-vaccinali specifici. Altresì, si ritiene opportuno inserire un set di esami mirati, da sottoporre alla recluta in fase di valutazione di idoneità all’arruolamento. In tal modo un militare che non può essere vaccinato, non verrebbe esposto inutilmente al rischio.

Il documento prosegue ricordando che “gli esiti del progetto SIGNUM, nonché le risultanze dello studio effettuato dal Prof. Nobile sui militari della Brigata Folgore, portano ad affermare un significativo incremento della frequenza di alterazioni ossidative del DNA e di cellule micronucleate, a fronte di soggetti sottoposti a vaccinazioni in numero superiore a cinque o con vaccini viventi attenuati o con prevalente attività outdoor. Tale limite numerico, come sottolineato anche dal Gen. TOMAO, deve diventare prescrittivo nella somministrazione dei vaccini e adottato nelle linee guida come specifica prescrizione. In conclusione, la Commissione ritiene che l’utilizzo di farmaci vaccinali forniti in soluzione monovalente e monodose (ovvero un vaccino per singola malattia, fornito in una singola dose), ridurrebbe notevolmente l’esposizione al rischio dovuto alla profilassi vaccinale, in quanto il militare – in età adulta-, potrebbe risultare già immunizzato ad alcuni antigeni contenuti nei vaccini multipli assunti nell’infanzia o immunizzato naturalmente per aver contratto la relativa patologia”.

 

FONTE: http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato9045524.pdf

 

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