Il ministro Speranza ha annunciato ieri una notizia “molto bella e importante”: la sottoscrizione di un contratto con Astrozeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi del vaccino antiCodiv-19 da destinare alla popolazione europea. “Per me sarà considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi” chiosa su Facebook.

Siamo lieti di apprendere che l’Italia sarà tra i capofila dei paesi che avranno a disposizione il vaccino, ma questa entusiastica comunicazione ha una valenza esclusivamente politica, non scientifica. Il problema fondamentale è sapere se il vaccino, ancora in fase di studio, sarà efficace, cioè se funzionerà a proteggere da una seconda ondata di Codiv-19 prevista, ma senza alcuna certezza che si verificherà nel prossimo autunno o inverno.

Garattini, sul Fatto Quotidiano di oggi dichiara: “Le multinazionali si arrischiano a produrre, anche se non hanno certezza che quello che stanno producendo poi funzioni. Questo perché hanno ricevuto molti sostegni economici dai governi”. E’ comprensibile che ogni Stato si impegni per non rimanere indietro: è una questione geo-politica, di immagine internazionale, di prestigio mondiale.

Ma la stessa Astrazeneca ha specificato che il prodotto “potrebbe non funzionare”. Perché la risposta immunitaria indotta potrebbe essere insufficiente, o perché le reazioni avverse indotte dalla vaccinazione troppo frequenti. Non dimentichiamo che l’ultimo vaccino antipandemico, contro l’H1N1 fu responsabile di un aumento di casi di narcolessia, una grave malattia neurologica.

La corsa al vaccino si intreccia con grossi interessi economici, ballano le quotazioni in borsa delle aziende farmaceutiche. Siamo consapevoli che le multinazionali del farmaco non siano enti di beneficenza. Quello che ci aspettiamo però, prima della distribuzione del vaccino, è capirne davvero:

  • la necessità, cioè se le opportune misure di contenimento e della tutela degli anziani e delle persone fragili non siano sufficienti a contrastare la diffusione del virus,

  • la sicurezza, che può essere testata solo da studi clinici (RCT) indipendenti, cioè non finanziati da chi produce il farmaco,

  • la efficacia, dal momento che i coronavirus possono produrre anticorpi neutralizzanti anche a titoli elevati, ma che svaniscono nel tempo rapidamente. Anche per questo aspetto sono necessari RCT che comprendano il rischio di fenomeni di interferenza virale (come avviene per l’antinfluenzale) o di aumento del rischio nei vaccinati (come avviene per l’anti dengue).

Non vogliamo immaginare che la fretta, la voglia di arrivare primi, tralasci anche solo uno di questi aspetti. Ne abbiamo Speranza.