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VACCINI E NUOVE MALATTIE

24 Gen , 2015  

Una malattia infettiva non è mai provocata esclusivamente da un agente esterno, da un virus o da un batterio.
E’ fondamentale l’interazione con lo stato di salute della persona che ne entra in contatto. In alcuni periodi dell’anno, il meningococco, per esempio, è ospite abituale del naso fino al 40% dei bambini. Lo streptococco può provocare in alcune persone una tonsillite, in pochi bambini può causare una malattia reumatica, ma altre volte non causa alcuna patologia. L’articolo della dottoressa Emma Pistelli propone una riflessione su questi temi, analizzando la poliomielite e le infezioni virali che possono causare quadri clinici ad essa sovrapponibili, ed offre alcune soluzioni che vanno oltre le vaccinazioni. 

 A cura della Dottoressa Emma Pistelliwoman-studying

Quando si parla di danni da vaccini, nei bambini e negli adulti, molto spesso l’attenzione è concentrata sulla presenza di sostanze tossiche contenute negli eccipienti e negli adiuvanti di questi preparati farmaceutici. Queste sostanze tossiche sono metalli pesanti, formaldeide, antibiotici etc etc e vanno a interferire con alcuni tessuti del nostro organismo, principalmente i tessuti del cervello e dell’intestino. A loro volta, le funzioni alterate dell’intestino determinano un ridotto processo di eliminazione di altre sostanze tossiche, come inquinanti ambientali e alimentari, che si accumulano sempre di più nell’organismo e, in particolare nei tessuti nervosi, portando ad un progressivo peggioramento della salute.

Più volte però mi sono fatta la domanda: cosa succede quando i batteri, i virus “attenuati” e le anatossine sono introdotti direttamente nel sangue mediante l’iniezione intramuscolare? Questo contatto tra il nostro organismo e “loro” è un contatto innaturale, che, con l’esclusione del Virus dell’Epatite B, è molto diverso da quello previsto dalla natura. Ad esempio il virus del morbillo entra in contatto attraverso le vie respiratorie mentre il virus della poliomielite deve essere ingerito con gli alimenti. Non è possibile che l’introduzione direttamente nel sangue di questi agenti patogeni, anche se storditi e meno virulenti, determini forme di malattia, riconducibili, per le caratteristiche generali, alla malattia che si vuole sconfiggere con il vaccino, ma diverse per modalità ed evoluzione? Non è possibile che la vaccinazione di massa sia la base di malattie nuove? Non è possibile che la cancellazione di virus o batteri capaci di sostenere malattie acute abbia portato a selezionare ceppi più subdoli in grado di sostenere malattie croniche e degenerative? Nei “bugiardini”, nell’elenco cioè delle reazioni avverse, spesso è riportata, ad esempio, la malattia del morbillo per il vaccino anti-morbillo o la malattia della poliomielite per il vaccino della polio. Questi sono eventi gravi che dimostrano che, in presenza di un sistema immunitario compromesso, o semplicemente troppo immaturo a causa dell’età del bambino, la malattia si manifesta in tutta la sua potenza. Ma che accade se la risposta immunitaria c’è, ma non completa, e in grado d’inattivare solo parzialmente, la patogenicità dell’agente? Può accadere anche che il virus e il batterio siano meno capaci di sostenere una malattia acuta ma siano ancora in grado di sviluppare i sintomi di una malattia più lunga, degenerativa e cronica? Chi, come me ed altri omeopati, vede molti bambini danneggiati dai vaccini, ha imparato a riconoscere i sintomi di queste “nuove” malattie. Ad esempio, dopo la somministrazione di esavalente, possiamo assistere ad un arresto delle funzioni del linguaggio o del camminare già acquisiti dal bambino. Un sintomo, che fa parte dei segni dello spettro autistico, è il camminare sulle punte. Ogni bambino sano, quando impara a camminare, lo fa camminando sulle punte per poi appoggiare tutta la pianta del piede. Quindi il camminare sulle punte è limitato a pochi mesi di vita del bambino. Se è presente in bambini più grandi, dopo i due anni e non è un fatto transitorio, possiamo, tra l’altro, sospettare un disturbo dello spettro autistico. Questo camminare sulle punte è dovuto all’accumulo nelle fibre nervose di alluminio, che è presente come adiuvante del vaccino, oppure è la manifestazione di un’ “infezione” più subdola del virus, ad esempio, della poliomielite presente nell’esavalente? Nella poliomielite, oltre alla paralisi per distruzione dei motoneuroni spinali, ci sono anche contratture e spasmi muscolari ed alterazione dei riflessi, tutti segni di compromissione delle funzioni nervose. Queste alterazioni motorie possono configurare l’andatura “sulle punte” che abbiamo descritto. Chiaramente non dispongo degli strumenti per rispondere, in modo definitivo, a queste domande, comunque provo a dare qualche spunto di riflessione. Recentemente, ho provato ad approfondire l’argomento della “poliomielite” leggendo resoconti di studi e ricerche pubblicati su Internet, libri di medicina e alcune materie mediche omeopatiche.

La poliomielite è causata dai Poliovirus, di cui si conoscono tre sierotipi e di questi tre sierotipi ci sono più di duecentocinquanta sottotipi. I Poliovirus fanno parte di una famiglia, gli Enterovirus, così definiti perché tutti cominciano a moltiplicarsi nell’oro-faringe e poi infestano l’intestino tenue, da cui sono eliminati attraverso le feci. Per tutti gli Enterovirus, la via del contagio è oro-fecale e il periodo di maggiore diffusione è l’estate e l’autunno. Nella famiglia degli Enterovirus sono compresi, oltre ai Poliovirus, i virus Coxsackie di tipo a (23 sierotipi), i virus Coxsackie di tipo b (sei sierotipi) e gli Echovirus (trentuno sierotipi). In totale gli Enterovirus sono più di sessanta. Con l’affinarsi delle tecniche, ogni giorno sono isolati nuovi virus che, per brevità, sono designati solo con un numero. L’ultimo, almeno credo, è l’Enterovirus 72.

I virus, in generale, sono parassiti intracellulari obbligati, sono entità sub-microscopiche, considerati non-vita, perché incapaci di auto-replicarsi e di avere un metabolismo indipendente dalla cellula infettata. Non hanno membrane cellulari, non hanno citoplasma, non hanno ribosomi dove produrre proteine, ma solo un involucro che protegge un singolo acido nucleico, Rna o Dna, in forma di singolo o duplice filamento. Hanno capacità di modificarsi e di evolversi e la loro vita dipende dalle condizioni dell’organismo ospite e dell’ambiente in cui questo organismo vive, per cui anche la “selezione naturale” di virus sempre più devastanti, come il virus dell’ebola, è dovuta ad uno squilibrio dell’ecosistema, inteso come ambiente dentro ma anche fuori di noi. Ricordiamo che la vita sulla terra compare, qualche milione di anni fa, grazie ad organismi cellulari microscopici chiamati batteri. I virus e i batteri, in una terra sana ed in un organismo sano, cioè in equilibrio, vivono in pace e in armonia; se l’equilibrio si rompe, cessa la pace e inizia la malattia della terra e degli uomini. Non potendo fare la guerra, perché già persa in partenza, a queste innumerevoli forme di vita, l’unica strada percorribile non è quindi cercare di sterilizzare il mondo, ma trovare al suo interno e al nostro interno, l’equilibrio. E questa è la strada che cerca di percorrere l’omeopatia, che, date le premesse, è l’unica medicina “eco-sostenibile” di cui disponiamo.

Leggendo i libri di medicina si fanno incontri sorprendenti. La poliomielite è causata dai tre poliovirus, ma soltanto meno dell’1% delle infezioni evolve verso la forma più grave, la forma paralitica in cui c’è paralisi flaccida che interessa prevalentemente gli arti inferiori e, di questi, i muscoli prossimali. Nella forma paralitica, è compresa la polio bulbare, in cui sono compromessi i muscoli innervati dai nervi cranici, della faccia, degli occhi e della gola. Nel 90-95% dei casi, si hanno solo forme asintomatiche, che simulano tutt’al più una leggera sindrome influenzale, con sintomi lievi e/o diarrea. Ci sono poi le forme abortive, in cui ci sono due o tre giorni di cefalea, febbre, mal di gola, dolori addominali, vomito, anoressia e affaticamento. Infine ci sono le forme non-paralitiche, che iniziano come la forma abortiva e dopo qualche giorno di apparente benessere esitano in meningite asettica con rigidità dei muscoli del collo e del tronco, senza che si produca nessun tipo di paralisi. Da varie osservazioni e rilievi fatti si è visto che l’evoluzione verso le forme paralitiche è influenzata da alcuni fattori. Il rischio di sviluppare la polio bulbare è maggiore in chi ha subito la tonsillectomia, in chi ha cioè un sistema immunitario meno efficiente. Un’altra osservazione fu fatta durante un’epidemia nel North Carolina in Usa, nel 1948, che fu controllata, in modo efficace, riducendo il consumo di zucchero e alimenti contenenti amido. Posso pensare che una migliorata igiene “alimentare” e il conseguente equilibrio intestinale siano stati l’arma vincente. Durante alcune epidemie in Gran Bretagna e negli Usa si osservò che i bambini più propensi a sviluppare forme di polio paralitica, erano quelli che giorni prima erano stati sottoposti a vaccinazione contro la pertosse e la difterite, tanto che nel 1951, la città di New York, per ridurre i casi di poliomielite, sospese queste vaccinazioni. Ora sappiamo che, dopo un vaccino, il sistema immunitario ha bisogno di alcune settimane, da sei a otto, per ritrovare un equilibrio e poter così rispondere a nuove infezioni. Detto per inciso, questo tempo non ha valore assoluto e sicuramente ci saranno persone che saranno in grado di affrontare un’altra vaccinazione dopo quattro settimane ed altre che dopo otto settimane non saranno ancora pronte. Se osserviamo gli intervalli di tempo tra un “richiamo” e l’altro, sia nei bambini sia negli adulti, questo tipo di precauzione spesso è disattesa.

Ma ci sono altre curiosità che vorrei ricordare. Non tutte le epidemie di poliomielite sono sostenute dai poliovirus; ad esempio, durante un’epidemia alle Hawaii, nel 1957, in 39 casi di poliomielite non paralitica, solo tre casi erano dovuti a Poliovirus, mentre sedici erano sostenuti da Echovirus, sette casi da Coxsackie virus e cinque da altri Enterovirus. Il nome Coxsackie deriva da una cittadina che si affaccia sul fiume Hudson, lo stesso fiume di New York, che negli anni del dopoguerra, era una discarica a cielo aperto dove erano convogliati i liquami della città. Non abbiamo dati al riguardo, ma c’è da sospettare che anche le epidemie della città di New York furono provocate da questi virus e che forse la poliomielite del presidente americano Roosvelt, che da ragazzino andava a nuotare nell’Hudson, fosse dovuta ad un Coxsackie virus. È da notare che i Poliovirus e i virus Coxsackie interagirebbero con gli stessi recettori del sistema nervoso. Ma partiamo dall’inizio.

Vari autori, a cominciare dagli anni novanta, hanno trovato correlazioni stringenti tra la Post-Polio Syndrome e la Sindrome di affaticamento cronico (CFS). La Post-Polio Syndrome è un disturbo che si manifesta a distanza di molti anni, anche più di venti, in chi è guarito dalla poliomielite e che quindi ha manifestato un’infezione da Poliovirus clinicamente rilevante tale da essere riconosciuta. Questa sindrome è caratterizzata da spossatezza, debolezza e dolori muscolari. Ha nella sua manifestazione clinica molte somiglianze con la Sindrome di Affaticamento Cronico, che secondo le stime degli epidemiologi, è una malattia in netta progressione nei paesi industrializzati. Un’altra somiglianza “clinica” è tra le forme abortive di poliomielite e l’ “Atypical Polio”, cioè forme del tutto sovrapponibili alla poliomielite, anche nella sua espressione più drammatica, la paralisi, ma in cui si sono isolati Enterovirus diversi dai Poliovirus, in primis i Coxsackie. Più recentemente, dai neurologi è stato proposto, per questa vecchia patologia, un nuovo nome cioè Encefalomielite Mialgica, con cui si sottolineano le aree interessate, i muscoli e il sistema nervoso e periferico. Questa nuova denominazione ha anche un significato culturalmente “edulcorante”, perché abbandona ogni riferimento diretto alla poliomielite, una malattia ancora percepita come spaventosa ed evocativa di paralisi e morte. E’ come se la malattia acuta della Poliomielite fosse stata sostituita da un’altra malattia meno acuta, ma altrettanto devastante, una sorta di poliomielite cronica.

Altri punti a sostegno di questa tesi, derivano dal fatto che, almeno nel 50% dei pazienti affetti da CFS è possibile trovare un Enterovirus. Esiste un ostacolo oggettivo all’isolamento del virus dato dalla necessità, per fare diagnosi definitiva di CFS, di aspettare almeno sei mesi. Infatti, se dopo sei mesi di terapie, la malattia persiste questo è un dato per poter fare diagnosi di CFS. Si rischia così di non riuscire ad isolare il virus, anche se dà manifestazione di sé anche in modi diversi, come ad esempio un innalzamento delle IgM, che testimonia di un’infezione recente, oppure è possibile ricercare nel siero i rispettivi anticorpi. Queste difficoltà, comunque, hanno fatto sì che molti ricercatori abbiano, nel tempo, rifiutato la genesi virale della malattia. Tuttavia, recentemente questa ipotesi è stata riconsiderata e, ad esempio, su internet ho trovato che proprio quest’anno, la Stanford University, una prestigiosa università californiana, ha indetto una ricerca, tesa a evidenziare connessioni tra CFS ed infezioni virali, reclutando pazienti con diagnosi di CFS. In conclusione, si riterrebbe che l’infezione da Poliovirus o altri Enterovirus, che spesso colpisce inizialmente in forma inapparente (ricordo che solo meno dell’1% di casi evolve verso la forma paralitica e generalmente il poliovirus causa un raffreddore o una banale influenza), determinerebbe un’infezione cronica che persiste per anni. Questo sarebbe dimostrato, ad esempio, dai dati di uno studio del 1995, in cui alcuni ricercatori hanno trovato frammenti di RNA di Enterovirus nel liquor, nel midollo spinale e nel sangue di pazienti affetti da Post-Polio-Syndrome. E questi Enterovirus erano Poliovirus e virus Coxsackie.

Anche il tipo di lesioni cerebrali sono simili e questo lo si è visto, con strumentazioni sofisticate come la SPECT o la risonanza magnetica, esaminando pazienti con CFS e confrontando le lesioni con quelle prodotte sperimentalmente nei topi. Essenzialmente, sembra che si produca la degenerazione della sostanza bianca dell’emisfero destro. E’ come se alla paralisi infantile si stia sostituendo una paralisi dell’adulto, anche se sempre di più sono i casi di CFS registrati anche in età infantile. A questo proposito, cito alcuni lavori recentissimi sull’infezione del cervello e l’ADHD, cioè il deficit di attenzione e d’iperattività. Secondo questo studio, su 86 bambini colpiti in vario modo dall’enterovirus 71, con sintomi neurologici e/o respiratori, tutti avevano poi sviluppato livelli diversi di ADHD. Altri ricercatori stanno valutando le possibili correlazioni tra infezioni virali e altre patologie, spesso a esordio infantile, come la sindrome de la Tourette o la sindrome bipolare.

A sostegno della “parentela” tra queste varie entità morbose, ci sono i dati epidemiologici che riportano che vere e proprie epidemie di CFS si sono manifestate, nel mondo occidentale, dopo le campagne di vaccinazioni contro la Poliomielite. Altre epidemie post-vaccinali, sembrerebbero essere quelle di una sindrome, sempre simile alla CFS, identificata come Gulf War Syndrome e che ha colpito molti reduci americani impegnati nella guerra del Golfo. In questi casi si è pensato che la malattia fosse una sorta di “provocation polio”, cioè una cosa simile a quella che si verifica con le iniezioni intramuscolari e conseguente traumatismo dei muscoli, nei bambini che vivono in aree dove il poliovirus è endemico. Le iniezioni intramuscolari sarebbero un fattore predisponente a complicanze neurologiche.

A questo punto vorrei fare una breve riflessione. Abbiamo detto che i poliovirus sono stati “eradicati” dal nostro mondo occidentale, ma che sono stati rimpiazzati da virus della stessa famiglia, parimenti aggressivi e in grado di sostenere forme, paralitiche e non, di poliomielite oppure forme croniche degenerative del sistema nervoso, come la CFS. La “provocation polio” è una poliomielite sostenuta da Poliovirus, endemici di un’area, che si sviluppa in bambini o adulti, come nel caso della Gulf War Syndrome, se c’è un trauma del muscolo, come quello prodotto da una siringa. La “provocation polio” è stata descritta nel terzo mondo ma potrebbe anche essere un’eventualità anche per i bambini delle aree più sviluppate del mondo. Da noi, ormai sono endemici, perché presenti nell’ambiente e nei nostri intestini, Enterovirus altrettanto pericolosi; esponendo i bambini al trauma dell’iniezione intramuscolare, non ci potrebbe essere il rischio di una “provocation polio”? Se poi, mentre inietto in una coscia il vaccino dell’esavalente, contemporaneamente inietto, nell’altra coscia, il vaccino contro il pneumococco, non procuro un altro trauma muscolare e quindi aumento le probabilità di una “provocation polio”?

Dopo aver condiviso queste informazioni, provo a tirare le somme, che magari non avranno i crismi della “scientificità” assoluta, ma potrebbero essere uno spunto per riflettere.

I vaccini, insieme ad altre forme di prevenzione come una migliore alimentazione e fogne funzionanti, hanno “forse” aiutato a sconfiggere molte malattie. Purtroppo le malattie sconfitte, che erano acute e devastanti, come la poliomielite, sono state rimpiazzate da altre, per cui la medicina attuale non riesce ancora a trovare dei rimedi, che colpiscono molte più persone ed hanno un andamento cronico e degenerativo. Queste nuove malattie sono sostenute da virus che prima erano relegati a ruoli di comprimari ed ora sono diventati più aggressivi e patogeni. Questi virus sono cresciuti, per numero e per virulenza, di pari passo con l’indebolimento di altri virus e questo è accaduto nel nostro ambiente interno, nel nostro organismo, e nell’ambiente in cui viviamo. Salk e Sabin hanno aperto il vaso di Pandora delle malattie e, scomparsi i tre Poliovirus, contro cui è rivolta la vaccinazione, adesso ci sono almeno settantadue Enterovirus in grado di scatenare la poliomielite e altre malattie ad essa correlate.

A questo punto, è utile esaminare più da vicino gli altri Enterovirus. Ad esempio i Coxsackie virus, secondo i dati sperimentali sugli animali, attaccherebbero più i bambini che gli adulti. I Coxsackie virus di tipo a producono miosite diffusa con infiammazione e necrosi dei muscoli volontari con paralisi flaccida. I virus Coxsackie di gruppo b provocano aree localizzate di degenerazione nel cervello, necrosi dei muscoli scheletrici e paralisi spastica, alterazioni infiammatorie del pancreas ed anche nel miocardio. Ciascun virus ha un antigene specifico ma anche antigeni comuni agli altri virus dei due gruppi. Altri Enterovirus sono gli Echovirus che derivano il loro nome dall’acronimo che si ottiene da “enteric-cytopathic-human-orphan-virus” e che per la prima volta furono isolati nelle feci umane. Anch’essi seguono, come via di contagio, quella oro-fecale e sono responsabili di malattie gastro-enteriche e respiratorie. Do un elenco delle patologie sostenute dagli Enterovirus:

Sindrome  Polio

Cox A

Cox B

Echo

Paralisi muscolare    +

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Meningite-encefalite  +

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Miocardite  +

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Pleurodinia(Mal di Bornholm) 

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Herpangina 

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Rash (es. Bocca-mano-piede)

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Infezioni respiratorie    +

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febbre  +

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Diabete/pancreatite 

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Dopo aver illustrato come siano cambiati i virus e le malattie da essi sostenute, è corretto concludere sottolineando alcuni punti che mi stanno a cuore. Secondo la medicina omeopatica, tutte le malattie derivano da uno squilibrio della forza vitale, quell’elemento presente nell’organismo vivente che lo tiene in vita e in salute se si trova in uno stato d’equilibrio. Purtroppo dobbiamo usare questo termine un po’ antico perché la “scienza”, non avendo identificato la forza vitale con un microscopio o con mezzi più sofisticati come la Risonanza magnetica, non l’ha “riconosciuta” e non gli ha dato un nome diverso. Comunque, della sua esistenza sono certa, se non altro perché altrimenti non sarei qui a parlarvene. La forza vitale può squilibrarsi, essere meno efficiente e quindi non proteggerci più dalle malattie, infezioni comprese. Il suo squilibrio può essere dovuto a cause diverse come l’alimentazione scorretta o insufficiente, le forti emozioni, lo stress o i traumi. Questo squilibrio può essere ereditato dai genitori e quindi manifestarsi precocemente nel bambino appena nato. Gli agenti infettivi, i virus o i batteri o i funghi, in presenza di una forza vitale squilibrata, che sul piano fisico si traduce in un sistema immunitario inefficiente, troveranno le condizioni favorevoli per svilupparsi e provocare la malattia. La medicina omeopatica ci aiuta a capire la malattia del singolo individuo, ma non solo. Come ho cercato di esporre in questo articolo, ha le chiavi per comprendere anche la relazione dell’essere umano con l’ambiente che lo circonda. E mentre la medicina convenzionale “arranca” nel cercare di dare risposte a queste nuove malattie, la medicina omeopatica sa che potrà trovare la soluzione nel ritrovato equilibrio. Non è un’utopia o meglio forse lo è se s’intende, con le parole del poeta Lamartine, che l’utopia non è nient’altro che una verità prematura.

Dr.ssa Emma Pistelli
Medico Omeopata

Bibliografia

Aa.Vv.: Manuale Merck di Diagnosi e Terapia 
Bruno L. Richard: Annals NY Academy of Science; The Polio Paradox
Colby Jane: CFS a Polio by another name.
Dowsett Elizabeth: suoi articoli in www.hfme.org (Hummingbirds’ Foundation for ME)
Mechcatie Elizabeth, Pediatrics 2008: Attention deficit/ Hyperactivity- Related Symptoms amond Children with Enterovirus 71 infection
Vermeullen Frans.: Monera: Kingdom Bacteria & Viruses
www.vaccinetruth.org
www.enterovirusfoundation.org

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