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Vaccini e obblighi per nido e materna: il punto della situazione

26 Dic , 2016  

In questo periodo si fa un gran parlare di vaccini e vaccinazioni, di obblighi e di diritti con una superficialità troppo spesso disarmante, specialmente in chi dovrebbe garantire regole certe e chiare, aderenti al nostro dettato normativo e al contesto in cui viviamo.

Alcune realtà locali (regione Emilia Romagna, città di Trieste, di Perugia, ed altre) sulla base di una campagna stampa fuorviante e allarmistica al limite del procurato allarme, hanno adottato provvedimenti restrittivi della libertà personale senza alcun aggancio con la realtà e i dati epidemiologici correnti.

In particolare, l’Emilia Romagna ha stabilito la necessaria vaccinazione per 4 malattie (poliomielite, difterite, tetano e epatite B) prima della iscrizione ai nidi della regione. Spetterebbe ai singoli comuni l’emanazione dei regolamenti comunali attuativi.

Cosa che ha, in un certo senso, anticipato il comune di Trieste, emanando un regolamento che prevederebbe la necessaria vaccinazione per l’accesso dei bambini ai nidi e alle scuole materne comunali.

Esponenti politici locali di alcune regioni e città si sono fatti promotori di analoghe iniziative sui loro territori, ma -al momento in cui scriviamo- non appaiono ancora provvedimenti deliberati in merito.

Data la singolare velocità e coordinazione con cui i politici locali (tutti del medesimo partito) si sono mossi, viene da pensare ad un’azione organizzata per tempo e volta a “sondare il terreno”, ma comunque preoccupante per i risvolti giuridici e sociali che comporta.

Cosa può fare il cittadino e il genitore davanti a simili provvedimenti o a simili progetti di legge? Innanzitutto sgombriamo il campo: queste novità normative entrano in vigore per il prossimo anno scolastico, quello 2017/18; per l’anno corrente non cambia assolutamente nulla, i genitori possono stare (relativamente) tranquilli e organizzare la strategia difensiva per il prossimo autunno. Che partirà però subito, dal momento che le iscrizioni per il prossimo anno scolastico si presentano nei primissimi mesi dell’anno. Dunque, chi non vorrà aderire all’invito coatto alla vaccinazione disposto dalla regione e dal proprio comune, dovrà, inizialmente presentare la domanda di iscrizione come sempre, specificando la condizione vaccinale per il proprio figlio; solo successivamente, nel caso di diniego all’iscrizione al nido o alla materna, a causa della mancata vaccinazione per i casi previsti, i genitori dovranno impugnare (=presentare ricorso) in via d’urgenza davanti al TAR della propria regione. Il ricorso va presentato singolarmente per ogni bambino la cui domanda di iscrizione sia stata rifiutata per il mancato adempimento alla prescrizione vaccinale, tramite un legale di fiducia.

Possono, altresì, essere impugnati davanti al Tar i regolamenti comunali attuativi.

Le norme emanate, infatti, non possono essere direttamente impugnabili dal singolo, privato, cittadino, né nel merito, né per il profilo di incostituzionalità (anzi, in questo specifico caso, l’iter per “provocare” l’intervento della Corte Costituzionale è un vero e proprio procedimento nel procedimento: il giudice investito della causa di rifiuto all’iscrizione, su istanza della parte opponente, valuta l’eccezione di incostituzionalità e, in caso la ritenga fondata, sospende il procedimento e la “presenta” alla Corte Costituzionale).

In un tale contesto, le associazioni già presenti stanno preparandosi per agire, dando sostegno ai genitori obiettori nel momento in cui questi riceveranno il diniego alla iscrizione dei propri figli al nido o alla materna.

Laddove, invece, ancora non vi sia alcun provvedimento emanato, il genitore “obiettore” potrebbe contattare uno o più politici di riferimento locali e cercare di spiegare le ragioni di chi ha un approccio critico e ragionato, cercando altresì di far comprendere l’inopportunità, politica, giuridica e di tutela della salute, di provvedimenti che non hanno ragione di essere.

In genere gli esponenti politici non hanno tempo di approfondire i vari temi che vengono loro presentati, quindi in questa seconda ipotesi, sarebbe bene portare uno schema sintetico, giuridicamente e  scientificamente valido e politicamente sostenibile, in modo da facilitare il lavoro di comprensione. A parere di chi scrive, questo tipo di attività, pur non presentando garanzie circa i provvedimenti che in seguito potrebbero essere emanati, è fondamentale per il recupero del rapporto tra cittadino e suo rappresentante.

Nel caso in cui, nonostante l’attività di corretta informazione svolta, il provvedimento restrittivo dovesse vedere la luce anche in altri contesti legali, questo sarà comunque impugnabile nei modi previsti dalla legge.

A tal proposito, si osserva che sia la legge regionale emiliano-romagnola, sia il regolamento triestino, sono -a parere di chi scrive, confortato dall’opinione di giuristi maggiormente titolati- fortemente viziati da incostituzionalità manifesta, ledendo gli art. 3 e 32 della Costituzione.

Già diverse associazioni si stanno coordinando per fare fronte comune ed elaborare una comune strategia giuridica di opposizione/obiezione a questi provvedimenti legislativi che sono un vero passo indietro nella cultura giuridica del nostro Paese.

Nel frattempo, i genitori dissenzienti rispetto all’odierno calendario vaccinale, hanno il diritto/dovere di spiegare un corretto iter di opposizione consapevole, rimanendo questo lo strumento migliore e lo “scudo” in caso di eventuali richiami (come sappiamo le cose stanno cambiando anche su questo fronte): di fronte alla documentazione di un corretto iter, difficilmente le autorità potranno eccepire alcunché.

Lo staff legale di AsSIS

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