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Vaccini: raddoppia la spesa, non la trasparenza

2 Ago , 2016  

a cura di Luca Cirimbilla – Giornalista

lucacririmbillaNella complessa discussione riguardante le vaccinazioni si tende troppo spesso a fare molta confusione e così alcune questioni rimangono senza risposta, come quella sul mancato accesso ai vaccini singoli.

Quasi sempre, infatti, i vaccini vengono venduti in veri e propri pacchetti, obbligando ad un acquisto all inclusive: al contrario, si deve constatare l’impossibilità di comprare per esempio il vaccino contro la rosolia da parte di donne in età fertile. In questi mesi si fa un gran parlare del virus Zika diffuso in Brasile e dell’urgenza di correre ai ripari con nuove campagne di vaccinazioni: eppure secondo Massimo Andreoni, tra gli esperti di malattie infettive e tropicali, “i vaccini servono per le malattie gravi, al momento quella del virus Zika non mi sembra una priorità: per le donne incinte è molto più rilevante l’impatto della rosolia rispetto ai casi accertati in Brasile”.

Ancora una volta, dunque, ci si chiede quali siano i criteri che accompagnano la diffusione e la vendita dei vaccini: l’indagine conoscitiva su “I mercati dei vaccini a uso umano”, realizzata poche settimane fa dall’Antitrust, ha messo in luce gli attuali, opachi, criteri di scontistica applicati sui prezzi al pubblico e stabiliti liberamente dalle imprese. In una recente interrogazione parlamentare i deputati M5S in commissione Affari Sociali hanno chiesto ai ministri della Salute e dell’Economia come intendano attivarsi, ciascuno per le proprie competenze, affinché i vaccini ricompresi nei Lea/Pnpv vengano assoggettati a meccanismi di contrattazione dei prezzi di fornitura aventi una base efficiente e trasparente, valida per l’intero territorio nazionale.

Non solo: l’indagine dell’Autorità ha inoltre evidenziato forti carenze informative sui costi e i prezzi dei prodotti, per i per i quali sono necessarie scelte univoche e trasparenti al fine di orientare correttamente la domanda. In particolare viene indicato come quasi tutti i vaccini rientrino tra i farmaci di fascia C con prezzo al pubblico liberamente determinato dalle imprese. La normativa vigente vincola poi le offerte di prezzo a sconti obbligati nei confronti del Ssn, ma, sottolinea l’Antitrust, il sistema è poco trasparente. Tra le criticità individuate c’è anche quella relativa allo sviluppo di prodotti innovativi, che hanno prezzi ben più elevati rispetto a quelli tradizionali e che sono coperti da esclusive di brevetto che ostacolano la realizzazione di versioni generiche dei vaccini.

Infine, come abbiamo già analizzato su questo sito, l’indagine ha accertato l’esistenza di un oligopolio fortemente concentrato su base mondiale, con quattro imprese multinazionali – GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur, MerckSharpDohme e Pfizer – che detengono oltre l’80% in valore delle vendite complessive dei vaccini in un settore con un fatturato complessivo che supera attualmente i 20 miliardi di euro ed è da anni in forte crescita. L’Antitrust ha analizzato le dinamiche di offerta e domanda dei vaccini qualificati come essenziali nel periodo 2010-2015, quando i costi per l’acquisto di questi prodotti da parte del SSN sono stati mediamente di 300 milioni di euro all’anno, una spesa destinata a raddoppiare con l’approvazione del nuovo piano di prevenzione vaccinale.

Ci si chiede come mai, all’aumentare dei costi, non corrisponda un aumento della trasparenza e delle informazioni riguardanti i vaccini.

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