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Il vaccino antinfluenzale trivalente non protegge contro il più diffuso virus influenzale B

11 Feb , 2018  

a cura del Dr. Eugenio Serravalle, Traduzione a cura della Dott.ssa Valeria Bianchi

L’agenzia sanitaria britannica Public Health England ha annunciato che il vaccino antinfluenzale trivalente non proteggerà dal virus del ceppo B[1] maggiormente circolante nella stagione influenzale in corso, che vede come predominante tra i casi confermati in laboratorio il tipo B/Yamagata: su 25 virus influenzali B analizzati dalla RVU (Respiratory Virus Unit) della Public Health England, 21 erano del ceppo B/Yamagata.[2]

Anche in Italia sono dominanti i ceppi di tipo B appartenenti al lineaggio B/Yamagata. Dall’inizio della stagione di sorveglianza virologica, i virus di tipo B rappresentano nel complesso il 66%, mentre nell’ambito dei virus A (34%) prevalgono i ceppi A/H1N1pdm09 (86%)[3].

 

Il vaccino trivalente di quest’anno non offre protezione perché il ceppo B/Yamagata non è presente nel vaccino, la cui composizione, stabilita dall’Organizzazione mondiale della sanità, è la seguente:

  • antigene analogo al ceppo A/Michigan/45/2015 (H1N1)pdm09
  • antigene analogo al ceppo A/Hong Kong/4801/2014 (H3N2)
  • antigene analogo al ceppo B/Brisbane/60/2008 (lineaggio B/Victoria).

 

Il livello di incidenza della malattia nella stagione in corso è stato giudicato “molto alto” ben superiore all’incidenza registrata negli ultimi quattro anni e paragonabile a quella osservata nella stagione 2004-05 e 2009-2010.

 

 

L’efficacia del vaccino antinfluenzale può variare sia per età, stato di salute e caratteristiche della persona vaccinata sia per la somiglianza o “match” tra i virus contenuti nel vaccino e quelli circolanti. Abbiamo recentemente scritto sull’efficacia della vaccinazione: http://www.assis.it/vaccinazione-antinfluenzale-2018-dati-australiani-non-incoraggianti/.

Ma se il ceppo maggiormente circolante è del tutto assente nella composizione del vaccino in uso ovviamente l’efficacia verso quel virus è nulla.

I dati della Public Health England, riportati nell’articolo citato, hanno rilevato che il programma di vaccinazione antinfluenzale durante la stagione 2016-17 ha ridotto il rischio di influenza del 40,6% negli adulti di età compresa tra 18 e 64 anni, ma che è stato inefficace negli over 65, proprio la categoria per cui la vaccinazione è più raccomandata. Richard Pebody, Direttore generale del Dipartimento di malattie dell’apparato respiratorio presso la Public Health England, ha affermato: “Dopo una dettagliata revisione dei dati, la Joint Committee on Vaccination and Immunisation ha concluso che è probabilmente vantaggioso e preferibile prevenire l’influenza negli adulti oltre i 65 anni di età. La Commissione è concorde nell’affermare che agli over 75 dovrebbero essere somministrati altri tipi di vaccini, come quelli con adiuvanti, nella stagione 2018-19 perché in questa fascia di età i benefici della vaccinazione in uso sono ridotti.”


[1] Ricordiamo che si conoscono tre tipi di virus influenzali, chiamati A, B e C, con differenti caratteristiche e diversa pericolosità

[2] Jacqui Wise Trivalent flu vaccine won’t protect against influenza B strain predominantly circulating  BMJ 2018;360:k78 doi: 10.1136/bmj.k78 (Published 5 January 2018)

[3] http://www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/FluNews.asp

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