Perché si tratta di una strategia che merita di essere valutata con attenzione e senza pregiudizi

I dati parlano un linguaggio che più chiaro non si potrebbe. Meraviglia che nessuno o quasi mostri di udirlo. Dunque, riepiloghiamoli.

In Italia nella stagione epidemica 2009-2010 l’influenza stagionale fu la più blanda, al limite della pura e semplice inconsistenza, tra quelle monitorate fino ad oggi da quando – stagione epidemica 2004-2005 – si segue l’evoluzione dell’influenza stagionale dai punti di vista epidemiologico e virologico attraverso la rete di sorveglianza Influnet coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con il sostegno del ministero della Salute. Nel settembre del 2009 era arrivata nel nostro Paese l’influenza suina e quest’ultima, per quanto come si osserverà successivamente avesse sulla nostra popolazione un impatto in termini di contagiati e di morti inferiore a quello di una comune influenza stagionale, bastò a sbarrare quasi completamente la strada all’influenza stagionale 2009-2010. Un’impresa, questa di sbarrare completamente la strada all’influenza stagionale, che sta invece riuscendo appieno alla pandemia di coronavirus, tanto in Italia che nel mondo. Ad oggi – e siamo ormai nel periodo clou dell’influenza, allorquando epidemie influenzali stagionali anche di modesta entità mostrano il massimo dell’aggressività – in Italia non è risultato positivo ai virus influenzali un solo campione biologico degli oltre tremila raccolti dai medici sentinella che fanno parte della rete di controllo epidemiologico dell’influenza e analizzati dai laboratori espressamente autorizzati. E questo mentre circa il 14 per cento di quegli stessi campioni raccolti per seguire l’evoluzione dell’influenza risultavano positivi non già a qualche virus influenzale ma al SARS-CoV-2, il coronavirus responsabile della pandemia attuale.

Il fenomeno di un’influenza stagionale che non dà cenni di sé neppure nel periodo in cui dovrebbe letteralmente esplodere non è peraltro ristretto all’Italia o a qualche altro ambito regionale assieme al nostro. No, trattasi di fenomeno mondiale, planetario a tutto tondo. Al punto che i CDC statunitensi (Centers for disease control and prevention) si vedono costretti a dichiarare che “i dati di caratterizzazione genetica e/o antigenica sui virus influenzali identificati fino ad oggi non sono per ora disponibili; tali dati verranno riportati più avanti nella stagione, non appena sarà possibile analizzare un numero sufficiente di campioni”. Vale a dire che i campioni biologici trovati positivi a qualche virus influenzale, pur in un Paese, gli USA, dove se ne analizzano a migliaia ogni settimana, sono stati fino ad oggi talmente pochi da non consentire di procedere alla tipizzazione degli stessi virus influenzali – operazione, quest’ultima, necessaria per poter calibrare/stabilire il vaccino antinfluenzale da somministrare nella prossima stagione epidemica 2021-2022. Situazione, come ben si capisce, al limite del paradosso se si pensa che nel pieno della stagione influenzale la circolazione dei virus influenzali, solitamente affollata di questi virus, è al di sotto della circolazione dei mesi e periodi non influenzali. In parole povere: ci sono meno virus influenzali oggi in piena stagione epidemica stagionale di quanti ce ne sono nei periodi nei quali per definizione la presenza di questi virus è inconsistente.

Ora, da questo insieme di evidenze una voce si alza con una chiarezza, si diceva, che non può non essere udita, a maggior ragione da quanti operano, lavorano e ricercano in questo settore. Una voce che dice, in parole povere ma proprio per questo non equivoche, che là dove arriva un virus non trova posto l’altro, che pure è previsto dovrebbe arrivare. Ovverosia che non c’è posto in uno stesso ambiente eco-biologico e in uno stesso periodo per due virus diversi. Ovverosia, ancora, che virus scaccia virus. Ed è esattamente questo il punto: virus scaccia virus, perché il virus che prima arriva occupa, e in certo senso si mangia, quello spazio eco-biologico che diventa così indisponibile per il virus che arriva per secondo.
Forse c’è anche un problema di forza del virus che prima arriva. Il virus dell’influenza suina, viralmente parlando meno forte del coronavirus, ha lasciato ai virus influenzali quel poco di spazio che invece il coronavirus ha occupato per intero ostruendo ogni possibilità di ingresso ai virus influenzali stagionali. Se pure fosse così, ed è un’ipotesi che appare assai ragionevole, non farebbe però che confermarsi una regola, se non addirittura una legge, secondo la quale i virus sono in concorrenza tra di loro, e non agiscono nient’affatto di concerto. Si paventava oltremodo, almeno in Italia, una co-circolazione e una conseguente co-morbilità dei due virus, l’influenzale e il coronavirus, ma non si è visto niente di tutto questo. Nessuna azione né congiunta né in contemporanea. Il coronavirus è arrivato prima, ha preso possesso del nostro spazio eco-biologico e lo ha presidiato. Lo sta tuttora presidiando, perché dell’influenza stagionale manca qualsivoglia segno dal primo Rapporto di sorveglianza virologica del 18 novembre 2020 ad oggi.
Trattasi di notizia nient’affatto da disprezzare. Anzi. Perché se un virus può sbarrare la strada a un altro virus allora la lezione che scaturisce da questa evidenza che l’attualità pur così drammatica del coronavirus ci mette di fronte è che un virus può essere usato contro un altro virus, all’occorrenza. Strategia, questa di utilizzare virus contro virus, senz’altro molto complessa. E infatti in questa sede ci si limita a suggerire una possibilità che va in questo senso, niente più di questo. Ma sappiamo che i virus si possono costruire in laboratorio – lo stesso SARS-CoV-2 è in certo senso ancora sotto esame affinché questa ipotesi possa essere del tutto esclusa – e che dunque almeno teoricamente virus chiamiamoli “buoni” possono essere costruiti e sperimentati al fine di impedire l’accesso o limitare la diffusione di altri virus, questi invece naturali e “cattivi”, che si possono sempre presentare.
Visto come stanno andando le cose tra coronavirus trionfante da un lato e virus influenzali inesistenti dall’altro, e visto quel che sta costando al mondo intero, in tutti i sensi, la lotta di contenimento e profilassi del coronavirus, pensiamo si tratti di una strategia che merita di essere valutata con attenzione e senza pregiudizi.