A causa della turbolenza nel mondo dell’informazione esacerbata dall’ultima epidemia globale, alcuni alti funzionari dell’OMS hanno parlato della necessità di combattere non solo l’attuale pandemia Covid-19, ma anche la relativa infodemia. Mai parole tanto azzeccate in questo periodo.
A causa delle restrizioni e delle preoccupazioni ad esse legate, dal piano sanitario a quello economico, le persone si sono ritrovate a ricercare informazioni sulla situazione e ad ascoltare aggiornamenti in merito come mai prima d’ora.

Ma come vengono percepiti i canali di informazione più comuni?

Una ricerca indipendente condotta di recente, ha esplorato il modo in cui gli italiani percepiscono la credibilità dei media, ed i risultati sono stati tutt’altro che rassicuranti: su 3750 partecipanti ai quali è stata posta la domanda “penso che la popolazione oggigiorno attraverso i media sia bene informata” ben 2091 hanno riposto “assolutamente no”, seguiti da 715 che hanno risposto “no” (si veda la bibliografia a fondo pagina).

Ritengo che questo sia un ulteriore campanello di allarme. Diversi studi hanno dimostrato infatti che la credibilità percepita delle informazioni ricevute è collegata sia a livelli inferiori di risposte emotive negative, sia ad una maggiore aderenza alle misure di auto-protezione necessarie che mirano a contenere la diffusione della malattia. Su quest’ultimo punto occorre inoltre considerare che i risultati possono variare tra le società per via dei diversi livelli di fiducia nelle istituzioni governative e professionali pertinenti, e che secondo la ricerca italiana sopra citata sono anch’essi molto bassi.

Con l’emergere dei social network e della loro onnipresenza, soprattutto come fonte di informazioni in situazioni critiche, l’ambiente dell’informazione è diventato significativamente più complesso. Oggi le persone si trovano di fronte a un’abbondanza di informazioni provenienti da varie fonti, ufficiali e non ufficiali, molte delle quali non vengono percepite come credibili, e il modo in cui le informazioni chiave vengono trasmesse al pubblico è diventato critico. 

Infatti, così come le informazioni mainstream potrebbero correlare positivamente con l’aderenza al comportamento di prevenzione delle infezioni, allo stesso modo l’inquadramento allarmistico e la segnalazione intensiva dei mass media possono, al contrario, suscitare paura e persino nevrosi, con conseguente ridotta possibilità di responsabilizzare il pubblico e diffondere una cultura della salute.

La letteratura scientifica suggerisce che le informazioni trasmesse da fonti credibili possono portare a livelli inferiori di risposte emotive negative, il che può essere importante poiché le epidemie sono emotivamente pesanti da gestire, specie quando queste comportano la restrizione delle libertà personali. 

Una comunicazione sanitaria efficace dunque – o una comunicazione percepita dalle persone come efficace in termini di credibilità – rimane cruciale nell’adozione delle misure di protezione e nella lotta alla disinformazione, che viene percepita spesso anche tra i canali di informazione ufficiali. Questa conclusione ha diverse potenziali implicazioni per la pratica di ricerca di informazioni di tutti noi. Ecco alcuni punti da considerare:

  1. Invece di cercare a caso in Internet notizie relative alla pandemia o di riferirti sempre agli stessi mezzi di comunicazione, visita anche altri siti web e canali che offrono dati, fatti e informazioni verificabili.
  2. Non tenere un conteggio giornaliero dei casi nazionali e globali di covid (che inoltre, nei fatti, sembrano essere difficili da quantificare) e astieniti dal condividere regolarmente tali informazioni su pagine Facebook o gruppi WhatsApp. Le emozioni negative sono dannose per te e contagiose verso gli altri.
  3. Se una notizia sulla pandemia ti sembra sospetta, prova a verificarla su altri canali e assicurati della fondatezza delle fonti. Considera i canali indipendenti, ovvero i canali che non traggono vantaggi economici o politici grazie alle informazioni fornite.
  4. Evita post provocatori o violenti rivolti a un particolare gruppo di persone o professionisti. Proprio per la sua difficoltà, questo è il momento di essere uniti o, quanto meno, rispettosi gli uni verso gli altri.
  5. Riduci il tempo dedicato alla lettura delle notizie relative al Covid-19. Anche l’OMS consiglia di ridurre al minimo la visione, la lettura o l’ascolto di notizie sulla pandemia che causano ansia o angoscia.
  6. Prenditi cura della tua salute e sii consapevole che la prevenzione contrasta l’effetto degli agenti patogeni ed aumenta il tuo senso di autoefficacia (aggiornati su AsSIS regolarmente! 😀). Grazie a questo, acquisirai più forza e lucidità per difenderti non solo dal virus ma anche dalle informazoni altamente infettive. 

Ecco una piccola infografica per difenderti dalle (vere) fake news e riconoscere le informazioni credibili.

Fonte: https://comunicatopsi.org/informati/


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Bibliografia 
  • Comunicato Psi, questionario “Sei felice?”, Ottobre 2020. Report su https://comunicatopsi.org/questionario-psi-sei-felice/
  • Lep Z., Babnik K., Beyazoglu K.H, Emotional Responses and Self-Protective Behavior Within Days of the COVID-19 Outbreak: The Promoting Role of Information Credibility, Front. Psychol., 31 July 2020
  • Rathore FA, Farooq F. (2020), Information Overload and Infodemic in the COVID-19 Pandemic. J Pak Med Assoc. May;70(Suppl 3)(5):S162-S165. doi: 10.5455/JPMA.38.