a cura della Redazione AsSIS

Esistono patologie poco conosciute ma spesso devastanti per alcuni Paesi, soprattutto in via di sviluppo, malattie che hanno bisogno di programmi di ricerca, di finanziamenti per lo sviluppo di studi e la realizzazione di test validi e farmaci efficaci.

L’Oms ha identificato alcune patologie che generano importanti rischi per la salute pubblica e per le quali sono necessari ulteriori progetti di ricerche e sviluppo. Questi saranno sviluppati dalla coalizione Blueprint, con una strategia globale e un piano di preparazione che consenta la rapida attivazione all’insorgere delle epidemie. http://www.who.int/blueprint/en/

Le malattie “prioritarie” individuate, sono:

  1. Alcune varietà di febbre emorragica, come la Febbre emorragica della Crimea-Congo (CCHF), la Malattia del virus Ebola e malattia del virus Marburg, la Febbre di Lassa.
  2. Alcune patologie respiratorie, come la Sindrome respiratoria del Medio Oriente coronavirus (MERS-CoV) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS).
  3. Alcune zoonosi come la Malattie di Nipah e henipavirus e la Rift Valley fever (RVF).
  4. Zika

Di quest’ultima ci occupammo tempo fa, http://www.assis.it/zika-informazione-disinformazione/, e segnalammo i nostri dubbi sull’identificazione del virus Zika quale responsabile dei circa 3000 di casi di microcefalia registrati in Brasile dal luglio 2015 al giugno 2016.

Il 1° febbraio 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò un allarme internazionale riguardo una patologia fino a quel momento quasi del tutto sconosciuta: Zika.

Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC)[1], “La maggior parte delle persone infettate dal virus Zika non sanno nemmeno di avere la malattia perché non hanno sintomi”.

I giornali hanno iniziato a riportare casi su casi di microcefalia, di bambini nati con teste insolitamente piccole; in particolare si riferisce che in Brasile siano aumentati da una media di circa 150 casi sospetti di microcefalia annui a più di 4.780 casi sospetti da ottobre 2015 a febbraio 2016. Anche se non sembra esserci alcuna prova prima del 2016 che suggerisca che il virus Zika possa causare difetti alla nascita, l’aumento della microcefalia è stato attribuito alle zanzare portatrici di Zika.

Ecco innescata la psicosi.

Già il giorno seguente all’allarme dell’OMS pubblicammo un’analisi in cui ponemmo alcuni interrogativi (Virus Zika: condannato… senza giudizio) a cui seguirono altri due approfondimenti contenenti una serie di considerazioni documentate che misero in dubbio la responsabilità di Zika nell’insorgenza della microcefalia: Zika: informazione e disinformazione e Zika: un virus razzista-xenofobo?

L’ultimo articolo citato, pubblicato il 13 agosto 2016, dimostra che Zika non è la causa della microcefalia che ha colpito i bimbi brasiliani con argomenti molto simili al lavoro pubblicato questo ad inizio 2018 sulla rivista Medico e Bambino dal titolo: “Il virus Zika è davvero la causa dell’epidemia di microcefalia congenita?” La conclusione degli Autori è no, sulla base di dati epidemiologici[2]. La riflessione di Ronchetti MP, et al si basa sui dati epidemiologici e si conclude con la seguente affermazione: In sintesi l’analisi dei dati epidemiologici disponibili dimostra che le due epidemie, dello Zyka virus e della microcefalia congenita, non sono affatto simultanee né sono coincidenti nella localizzazione geografica: quindi da un punto di vista epidemiologico il rapporto causale fra i due eventi appare essere largamente non provato.  Altre voci autorevoli hanno espresso gli stessi concetti, sebbene, con giusta prudenza, le prese di posizioni sono state dubitative.  Noi pensiamo che le Autorità di salute pubblica brasiliane e internazionali e la comunità medica scientifica dovrebbero cercare di rispondere alle domande sopra riportate o suggerire spiegazioni alternative per l’eziologia dell’epidemia di microcefalia in Brasile”. L’Oms, che ha meritoriamente deciso di incrementare gli sforzi per la ricerca e sviluppo (R&S) su tali patologie, sarà in grado di fare chiarezza su questi punti controversi?

Nel novembre 2016, l’OMS ha cambiato la sua classificazione per Zika da “emergenza sanitaria pubblica” a “impegno a lungo termine” ma l’industria Zika è ormai nata e procede con vigore:

  • Il governo degli Stati Uniti ha stanziato 1,9 miliardi di dollari per la ricerca su Zika[3]. L’Assemblea ha in realtà approvato un finanziamento da 1,1 miliardi di dollari, di cui 230 milioni al National Institutes of Health (NIH) per lo sviluppo del vaccino, 476 milioni ai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) per il controllo delle zanzare e le “attività di prontezza e risposta”, mentre 85 milioni all’Autorità di ricerca e sviluppo biomedica avanzata (BARDA) per lo sviluppo di diagnosi rapida test.
  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha istituito un fondo fiduciario multi-partner (MPTF) della Zika Response per “finanziare le priorità critiche non finanziate nella risposta all’epidemia di Zika”[4] L’OMS ha annunciato il 17 febbraio 2016 che avrebbe cercato $ 56 milioni dai paesi membri per aiutare a combattere Zika. Inclusi in quei fondi vi sarebbero i soldi per “accelerare” lo sviluppo dei vaccini.[5]
  • il co-fondatore di Microsoft, Paul Allen ha annunciato[6] due elargizioni per un totale di oltre 2 milioni di dollari finalizzate a combattere Zika. Del totale, $ 1,5 milioni alla Croce Rossa americana a sostegno degli sforzi per “controllare le zanzare che trasmettono il virus ed educare il pubblico in Brasile e in altri paesi dell’America Latina”. I restanti $ 550.000 andranno a Chembio Diagnostics Systems, Inc di Medford, New York per “sviluppare una serie di test rapidi per diagnosticare rapidamente Zika e differenziarlo da malattie con sintomi simili”.

Nella gara per sviluppare i vaccini vi sono almeno 18 concorrenti in tutto il mondo, una competizione molto agguerrita perché l’affare è appetitoso e rappresenta una fetta di mercato in rapida crescita.

Nonostante le evidenze che negano associazione tra Zika e microcefalia la FDA ritiene che Zika sia una condizione seria con un’esigenza medica insoddisfatta perciò ha assegnato un percorso fast track ad un vaccino purificato adiuvato con alluminio contenente l’intero virus Zika inattivato; l’Autorità di ricerca e sviluppo biomedica avanzata (BARDA) ha impegnato $ 19,8 milioni per coprire i costi di sviluppo attraverso la fase 1 e promesso fino a $ 312 milioni.

Nonostante le grandi preoccupazioni espresse dagli esperti:

  • in aree che riportano focolai di Zika sono aumentati casi di sindrome di Guillain-Barré (GBS), una malattia autoimmune che può causare la paralisi, e ci sono alcune prove che Zika potrebbe scatenare la GBS. (Thomas Monath) La preoccupazione è, quindi, che l’esposizione al virus Zika tramite un vaccino possa scatenare anche la GBS. Una ricerca pubblicata su The Lancet ha suggerito che l’esposizione al virus Zika potrebbe esacerbare la minaccia di GBS di 20 volte[7][8].
  • Inoltre, l’effetto del vaccino potrebbe essere limitato nelle persone con precedente esposizione a flavivirus.

Abbiamo già conosciuto diverse “emergenze” negli ultimi anni, dalle pandemie di influenza aviaria e suina all’ebola: ognuna delle quali si spegne improvvisamente come è emersa, senza (fortunatamente) provocare i danni catastrofici previsti. Ma questa epidemia di Zika ha provocato altre conseguenze:

  • È stata approvata una legge che consente di spruzzare pesticidi per un periodo di 180 giorni, senza richiedere alcun permesso anche direttamente su fossati e corsi d’acqua che finora erano protetti dal Clean Water Act[9] nelle aree in cui si sono registrati casi.
  • I nuovi vaccini saranno testati sui primati e poi su “cavie” umane già in autunno. L’esercito è attivamente coinvolto nello sviluppo del vaccino che verrà testato prima di tutto sui militari che, come sappiamo, sono già sottoposti a numerose vaccinazioni.
  • Si è registrato un aumento significativo degli aborti nei paesi dell’America Latina, dove l’aborto è generalmente illegale o molto limitato. Alcuni paesi hanno avvertito le donne di evitare una gravidanza, che, come notato da uno studio[10] del New England Journal of Medicine (NEJM), ha lasciato le donne con poche opzioni. I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno esaminato i tassi di richieste di aborto attraverso Women on Web (WoW), un gruppo no-profit che fornisce l’accesso ai farmaci per l’aborto e ha rilevato aumenti significativi rispetto a cinque anni prima dell’avvertimento PAHO. I paesi che consigliavano alle donne di evitare di rimanere incinte avevano il più grande aumento della domanda di aborto. Sia in Brasile che in Ecuador, il numero di tali richieste è aumentato del 108%, seguito da un aumento del 93% in Venezuela e del 76% in Honduras. La Colombia ha avuto un aumento del 39% mentre Costa Rica e El Salvador hanno visto aumenti del 36%. Non tutti questi aumenti erano tra le donne che avevano contratto Zika; molti erano tra le donne che semplicemente temevano di essere a rischio. Ritengono inoltre che i loro numeri sottostimino la vera domanda di aborti in quanto hanno valutato le richieste solo attraverso WoW, molte altre donne potrebbero aver abortito illegalmente.

[1] https://www.cdc.gov/zika/symptoms/

[2] Ronchetti MP, et al. Medico e Bambino Pagine Elettroniche 2018;21(1) https://www.medicoebambino.com/?id=CV1801_20.html

[3] Obama BH. Letter to The Honorable Paul D. Ryan, Speaker of the House of Representatives. The White House Feb. 22, 2016

[4] UN News Centre. UN launches multi-partner trust fund for Zika virus response. United Nations May 6, 2016.

[5] Nebehay S. WHO seeks $56 million for plan to combat Zika virusReuters Feb. 17, 2016.

[6] Doughton S. Paul Allen donates $2 million to combat spread of Zika virusThe Seattle Tiimes Feb. 19, 2016

[7] Scientific American April 1, 2016

[8]Van-Mai Cao-Lormeau, P et alt. Guillain-Barré Syndrome outbreak associated with Zika virus infection in French Polynesia: a case-control study The Lancet April 9, 2016

[9] https://www.politico.com/tipsheets/morning-agriculture/2016/06/farmers-join-the-brexit-club-214983

[10] Abigail R.A. Aiken Requests for Abortion in Latin America Related to Concern about Zika Virus Exposure July 28, 2016 N Engl J Med 2016; 375:396-398 DOI: 10.1056/NEJMc1605389 http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1605389#t=article