Dal mese di giugno, quando il medico competente vi comunicherà che, per ottenere o mantenere l‘idoneità lavorativa dovete effettuare la vaccinazione antitetanica prevista dalla normativa per alcune categorie professionali, potreste scoprire una novità di cui quasi nessuno parla.
Il vaccino antitetanico monovalente non è più distribuito in Italia.
Chi oggi deve adempiere all’obbligo previsto per la profilassi antitetanica si trova, di fatto, nell’impossibilità di ricevere il solo vaccino antitetanico, dovendo ricorrere a un vaccino combinato contro tetano, difterite e pertosse. Una situazione determinata dall’indisponibilità commerciale del vaccino monovalente e che merita, a nostro avviso, un serio confronto sul piano giuridico, sanitario ed etico.
L’ azienda produttrice del vaccino, ha deciso unilateralmente di non distribuire più in Italia il vaccino antitetanico monovalente. Una decisione commerciale che produce conseguenze ben oltre il mercato e che è passata nel più totale silenzio delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e di gran parte di coloro che dovrebbero vigilare sulla corretta applicazione delle norme.
La Legge 5 marzo 1963, n. 292, e le successive disposizioni applicative hanno previsto l’obbligo della profilassi antitetanica per specifiche categorie di lavoratori. Nell’ambito della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, il D.Lgs. 81/2008 richiama tali obblighi attraverso la sorveglianza sanitaria. Non risulta invece che la normativa imponga, per tali finalità, la vaccinazione contro difterite e pertosse.
Questa vicenda va ben oltre il dibattito sui vaccini, riguarda il rispetto della legge: può un’azienda farmaceutica decidere, attraverso una propria scelta commerciale, quale vaccino debba essere utilizzato per adempiere a un obbligo previsto dalla legge dello Stato?
La norma prevede l’obbligo della sola profilassi antitetanica, vorremmo quindi sapere se è legittimo che l’indisponibilità del vaccino monovalente renda inevitabile la somministrazione di una formulazione contenente anche gli antigeni per difterite e pertosse.
Per questo AsSIS sta cercando un metalmeccanico, un agricoltore o qualsiasi altro lavoratore tenuto, per ragioni professionali, alla vaccinazione antitetanica e interessato a valutare un’azione legale finalizzata ad accertare se sia legittimo che l’adempimento di un obbligo previsto dalla legge venga, nei fatti, modificato dall’indisponibilità del vaccino monovalente.
Qualora emergessero i necessari presupposti giuridici, AsSIS metterà gratuitamente a disposizione il proprio supporto legale.
È arrivato il momento di passare dalle discussioni sui social alle iniziative concrete: le leggi dello Stato si rispettano anche quando questo significa chiedere conto di decisioni commerciali che sembrano modificarne, nei fatti, l’applicazione.
Ma, soprattutto, non può essere una scelta commerciale a modificare, nei fatti, l’applicazione di una legge dello Stato. Se il legislatore ha previsto l’obbligo della sola profilassi antitetanica per determinate categorie di lavoratori, non può essere l’indisponibilità del vaccino monovalente a trasformare quell’obbligo nella somministrazione di un vaccino combinato contenente anche gli antigeni per difterite e pertosse.
È su questo principio che chiediamo ai giuristi, ai sindacati e alle istituzioni di intervenire. E, se necessario, siamo pronti a promuovere un’azione nelle sedi competenti.
Se sei un lavoratore interessato, o conosci qualcuno che si trova in questa situazione, scrivi a segreteria@assis.it indicando nell’oggetto: “Vaccinazione antitetanica lavoratori”.
È il momento di verificare se i diritti e le leggi dello Stato valgono davvero anche quando si confrontano con gli interessi commerciali di una multinazionale farmaceutica.

