In un recente attacco contro il convegno Vivere e Salute al CNR di Pisa, il noto virologo Roberto Burioni ha definito l’evento “antiscientifico“, cercando di sollevare polemiche senza entrare nel merito degli argomenti, che riguardavano la tutela della salute attraverso l’adozione di corretti stili di vita.

Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di censura delle opinioni scientifiche a altrui che sta diventando sempre più preoccupante, soprattutto per il ruolo crescente delle Big Tech nella gestione delle informazioni sanitarie.

La libertà di espressione e l’accesso a informazioni diversificate sono pilastri fondamentali di una società democratica e devono essere difesi contro qualsiasi tentativo di oscurantismo e semplificazione.

Rob Verkerk, Ph.D., fondatore e direttore esecutivo dell’Alliance for Natural Health, in una recente conversazione con Michael Nevradakis, Ph.D e reporter di The Defender, ha evidenziato come la censura delle informazioni sanitarie sia diventata una minaccia significativa, finalizzata a creare un contesto in cui la scienza passa attraverso una unica opinione.

La parola “antiscienza”, utilizzata dal Dottor Burioni, viene ormai strumentalizzata per delegittimare qualsiasi posizione si discosti dal consenso mediatico e dagli interessi del settore, senza entrare nel merito scientifico. Questo approccio, invece di promuovere il dialogo, tende a creare una narrazione unilaterale e a farne le spese sono in prima istanza i cittadini e la loro fiducia nelle istituzioni.

Come ha sottolineato Rob Verkerk, la censura non solo limita la libertà di espressione, ma impedisce alle persone di accedere a informazioni che potrebbero essere cruciali per la loro salute e il loro benessere.

Sotto l’egida della cosiddetta “lotta alla disinformazione”, dunque, viene inclusa qualsiasi opinione difforme, e persino un convegno sulla salute naturale legata ai corretti stili vita, tenuto da un’autorità indiscussa come il professor Berrino, viene considerato un pericolo dal quale le persone dovrebbero essere difese.

L’impulso del virologo Burioni di attaccare AsSIS e il convegno attraverso semplicistiche etichette è purtroppo emblematico di ciò che sta accadendo da tempo su larga scala. Il controllo delle informazioni risiede sempre di più nelle mani delle Big Tech, che attraverso piattaforme come YouTube attuano politiche di censura che tentano di oscurare qualsiasi contenuto relativo alla salute non approvato dal National Institutes of Health o dall’OMS. Non solo contenuti legati alla COVID-19 – precisa Verkerk – ma anche questioni legate alla salute naturale subiscono lo shadowban delle piattaforme.

La conseguenza non è, come potrebbe sembrare a un primo sguardo, quella di garantire un’informazione corretta, ma quella di allontanare qualsiasi opinione scientifica che non sia perfettamente in linea con la narrazione dominante, facendo venir meno quel pensiero critico necessario alla qualità del lavoro scientifico e al progresso. 

Il legame sempre più stretto tra governi e Big Tech si riflette in normative come il Digital Services Act dell’Unione Europea o in proposte di legge come quella francese che vorrebbe equiparare i trattamenti medici alternativi ai movimenti settari, con il rischio di arrivare a criminalizzare ogni approccio differente da quello approvato dal governo.

In conclusione, l’attacco di Burioni al convegno Vivere e Salute non è un caso isolato, ma fa parte di un più ampio movimento di censura delle opinioni, che coinvolge anche le politiche delle Big Tech e le nuove regolamentazioni governative. È fondamentale difendere la libertà di espressione e garantire che tutte le voci autorevoli possano essere ascoltate nel dibattito pubblico sulla salute.

In questo convegno, come sempre, ci siamo attenuti ai dati, come quelli dell’Istituto Superiore di Sanità su bambini e adolescenti. Rinnoviamo al professor Burioni l’invito a un confronto, nel caso disponga di dati scientifici differenti.

Sul Digital Services Act e ciò che è considerato “disinformazione” o contenuto “dannoso”: https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/digital-services-act-e-liberta-di-espressione-non-ci-siamo-ancora-troppo-potere-alle-big-tech/