Cosa è l’aspartame?

Sul sito di EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, si afferma che l’aspartame è “un edulcorante artificiale a basso contenuto calorico, circa 200 volte più dolce dello zucchero. Si presenta come una polvere bianca e inodore”. In Europa ne è autorizzato l’uso come additivo alimentare in una varietà di prodotti quali bevande, dolci e dessert, prodotti lattiero-caseari, gomme da masticare, prodotti a basso contenuto calorico e per il controllo del peso, nonché come edulcorante da tavola. Nell’UE la presenza di aspartame nei prodotti alimentari deve essere dichiarata sull’etichetta, come per tutti gli additivi alimentari, indicandone il nome o il relativo numero E (E 951).

Inchiesta Report, la storia dell’aspartame

La cosa assurda è che, secondo EFSA, l’aspartame e i suoi prodotti di degradazione “sono autorizzati per il consumo umano da molti anni sulla base di approfondite valutazioni della sicurezza”. Il 29 aprile 2012, il programma d’inchiesta Report, allora condotto da Milena Gabanelli, aveva mostrato attraverso l’aspartame tutte le debolezze di un sistema di controllo che non tutela adeguatamente la salute dei consumatori. Report metteva in luce come le industrie, per inserire nell’alimentazione una nuova sostanza, devono dimostrare a loro spese la sicurezza del prodotto finanziando le ricerche: un sistema che, tra conflitti di interesse e corruzione, “addolcisce” la vita dell’industria a danno della salute dei consumatori.

Inizialmente fu pensato per i prodotti alimentari per diabetici, ma nel giro di pochi anni venne impiegato in più di 5.000 prodotti.

Quando nel 1965 la Searle – un’azienda farmaceutica dell’Illinois – scoprì per caso che il farmaco antiulcera che stava mettendo a punto era molto dolce, iniziò i test scientifici sulla sua sicurezza; capì rapidamente che, al posto dell’uso farmaceutico, era meglio impiegarlo nel settore alimentare in cui un dolcificante artificiale poteva avere un successo di gran lunga superiore. Otto anni dopo presentò i dati all’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici che già nel 1974 autorizzò l’aspartame per il commercio.

Negli anni Ottanta la popolazione americana era già la più obesa del mondo e sarebbe bastato indurre il bisogno di aspartame per aprire un business colossale, grazie all’aiuto degli strateghi del marketing.

“Un dolcificante che non ingrassa, non rovina i denti, ha lo stesso gusto identico dello zucchero ed è semplicemente troppo buono per essere vero” – questa era il motto pubblicitario per promuovere Nutrasweet, il nome commerciale dell’aspartame dato dalla casa farmaceutica che lo aveva brevettato.

Ma chi ha realizzato gli studi e le ricerche sulla base delle quali le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno considerato sicuro l’aspartame?

L’azienda che l’ha inventato e che aveva tutto l’interesse a commercializzarlo, ovvero la casa farmaceutica Searle. A capo delle ricerche vi era il Dottor Waisman, ricercatore conosciuto a livello mondiale, il quale presentò il referto degli studi con la sua firma. Sfortunatamente però, prima della conclusione dei test Waisman morì e non potè assistere alla stesura dell’analisi dei dati. A portare a termine la ricerca furono due ricercatori dipendenti della Searle, che però fu costretta a fare un passo indietro davanti al ricorso inoltrato dall’ avvocato dei consumatori di Washington, James Turner.

John Olney, patologo e psichiatra dell’Università di Saint Louis, nel 1971 scoprì che l’acido aspartico che compone l’aspartame aveva provocato piccoli buchi nel cervello dei topi. L’avvocato Turner trovò allarmante un altro studio che la Food and Drug Administration aveva ignorato: a sette giovani scimmie fu fatto bere latte con aggiunta di aspartame per un anno. Cinque furono colpite da crisi epilettiche gravi, mentre una delle scimmie morì nel corso dell’esperimento. Incredibilmente alla scimmia non fu fatta l’autopsia, si legge infatti nel lavoro che “la causa della morte non fu determinata”.

Se non fosse stato per noi, sarebbe andato tutto liscio e noi oggi non sapremmo nulla. Nel ricorso elencavamo una serie di gravi problemi sanitari che l’approvazione dell’FDA aveva trascurato. Il dottor Olney, aveva scoperto che l’aspartame colpiva il cervello” – disse Turner intervistato da Report – “Le manipolazioni di quei dati sono semplicemente scioccanti”. Quando si leggeva la ricerca di Searle firmata da Waisman si pensava subito all’autorevole scienziato, ma la realtà è altra. Turner utilizzò lo studio falsificato come argomentazione contro l’approvazione dell’aspartame stessa nel 1974. A quel punto, al termine del 1975, la Food and Drug Administration sospese l’approvazione dell’aspartame, ritenendo che non si poteva andare oltre. E fu così che iniziarono a fare le indagini.

La Food and Drug Administration invia i suoi investigatori nei laboratori della Searle per valutare tre ricerche sulla cancerogenicità dell’aspartame condotte sui topi. Dopo un anno di indagini il rapporto coordinato da Jerome Bressler mette in evidenza un numero impressionante di irregolarità. Viene inviata una seconda squadra investigativa, che conferma le scorrettezze del rapporto precedente. A capo di quella seconda squadra c’era la tossicologa Jacqueline Verret che a Report dichiarò: “Il consumo di alimenti e il peso degli animali sono stati controllati in modo sporadico e i dati forniti in merito non sono sufficienti. In alcuni topi furono rimossi dei tumori, ma gli animali furono reinseriti nello studio. Alcuni animali sono stati dichiarati morti, ma indicazioni successive, effettuate a distanza di tempo, indicano che gli stessi animali erano ancora vivi.”. Per esempio, i registri indicano che l’animale a23lm risulta vivo alla settimana 88, morto dalla settimana 92 alla 104, per poi risorge nella settimana 108 dell’esperimento per morire definitivamente alla centododicesima.

Ognuna di queste aberrazioni sarebbe sufficiente a negare la validità di uno studio pensato per valutare la sicurezza di un additivo alimentare. “Non è possibile immaginare che un tossicologo rispettabile davanti a una valutazione perfettamente obiettiva dei dati derivanti da uno studio del genere non giunga alla conclusione che lo studio è indecifrabile e inutile e che deve essere ripetuto” – affermò Verret. Davanti a queste irregolarità, i vertici della Food and Drug Administration chiesero all’ufficio del Procuratore Capo dell’Illinois, Samuel Skinner, di aprire un’inchiesta giudiziaria sulla compagnia farmaceutica Searle per verificare se avesse manipolato i dati e affermato il falso nel presentare le ricerche sui roditori e sulle scimmie, ma il Procuratore Capo ritardò i tempi al punto che il Gran Giurì non ha mai valutato la richiesta dell’FDA.

Il procuratore Skinner, che doveva avviare l’indagine, sei mesi dopo viene assunto come avvocato dallo studio legale che rappresentava la Searle. Lo seguirà di lì a poco il procuratore capo nominato al suo posto, William Conlon. L’indagine giudiziaria naufraga. La Food and Drug Administration istituisce una commissione d’inchiesta interna formata da tre autorevoli esperti che all’unanimità votano contro l’approvazione del dolcificante. Arrivano a definire uno degli studi “sconcertante” e scrivono: “Le premesse non lasciano scelta alla commissione se non concludere che i dati resi nel corso dell’udienza non escludono un effetto cancerogeno dell’aspartame e che, al contrario, sembrano suggerire la possibilità che l’aspartame possa contribuire allo sviluppo di tumori cerebrali. La richiesta di approvazione per l’aspartame va revocata”. Dopo 15 anni di inchieste, rapporti, investigazioni, l’operazione aspartame è fallita. Eppure un anno più tardi entrerà in commercio. 

È accaduto che a novembre 1980, dopo la bocciatura della commissione arrivata nell’ottobre, Reagan viene eletto Presidente. Il giorno dopo il giuramento di Ronald Reagan, la compagnia Searle inoltra una nuova richiesta di autorizzazione per commerciare l’aspartame. Reagan sostituisce il commissario dell’FDA, nominando Arthur Hayes, il quale decide di rivalutare le ricerche ignorando tutte le investigazioni precedenti e chiede, incredibilmente, alla Searle di finanziare quell’indagine che sarà quella decisiva. Alla Searle venne detto: “voi dovete provvederete a trovare i fondi per pagare un organismo terzo che si occupi di verificare quei dodici studi”. Quell’organismo “indipendente e imparziale” ha sancito che, nonostante ci fossero irregolarità nella trascrizione dei dati e nella gestione degli animali, l’aspartame è sicuro e che non ci sono problemi. A dire che l’aspartame è sicuro sono ancora una volta gli ennesimi esperti, pagati dalla Searle, considerati molto più credibili di tutti gli altri dal nuovo commissario Hayes, nominato da Reagan che non a caso conosce molto bene l’amministratore delegato della Searle, Donald Rumsfeld.

Rumsferld era diventato amministratore delegato della Searle nel 1977 con il compito doppio di salvare la compagnia, dato che in borsa stavano perdendo molto, e di salvare l’aspartame. Rumsfeld mantiene il suo doppio incarico di governo e di amministratore delegato della Searle fino al 1985, quando la Monsanto acquisisce l’azienda risanata. Nel 1981, la FDA certificava che l’aspartame era sicuro per uso umano dopo sette anni di polemiche, inchieste e rapporti scientifici.

L’aspartame diventa rapidamente l’additivo più fortunato nella storia dell’alimentazione umana dal giorno in cui il commissario Arthur Hayes, gli ha dato il via libera. Due anni dopo Hayes lascia l’agenzia, subito dopo avere approvato l’aspartame anche per le bevande dietetiche per poi diventare successivamente consulente scientifico presso l’azienda di pubbliche relazioni della Searle. “Ci sono stati sette consulenti chiave che lavoravano all’FDA e che avevano preso decisioni cruciali per l’aspartame, e infine sono finiti in varie aziende collegate all’aspartame” – disse Turner.

Nel frattempo, l’aspartame diventa uno dei dolcificati, degli edulcoranti, più diffusi al mondo.  Passano 6 anni e alcuni medici, neurologi, tossicologi cominciano ad associare alcune patologie al consumo di aspartame. Per capirne di più il Congresso USA apre le porte ad una commissione istituita appositamente. In sostanza gli studi che dimostravano la sicurezza dell’aspartame erano essenzialmente tutti finanziati dalla Searle, dall’industria degli edulcoranti o delle bibite light; mentre gli studi indipendenti avevano praticamente tutti individuato problemi legati all’aspartame.

Nutrasweet spacciato come “cibo naturale” e i suoi effetti collaterali

La strategia pubblicitaria tendeva a minimizzare l’origine chimica dell’aspartame, la cui molecola è composta da due aminoacidi: la fenilalanina e l’acido aspartico.

Le piante di banana non producono il Nutrasweet e nemmeno le mucche, ma potrebbero! Se tu mangiassi banane e latte sarebbe come mangiare Nutrasweet. E’ fatto di elementi che troveresti naturalmente nelle cose buone da mangiare. E’ costruito con due blocchetti di proteine. La natura non produce il Nutrasweet, ma Nutrasweet non potrebbe essere fatto senza”. Uno spettatore medio guardando questa pubblicità penserebbe che gli aminoacidi contenuti nell’aspartame producano nel corpo gli stessi effetti di un cibo naturale e invece non è così in quanto la fenilalanina contenuta nell’aspartame arriva direttamente nel cervello perché non ci sono altri aminoacidi che lo bloccano, invece quando mangiamo quello che producono le mucche i livelli di fenilalanina nel cervello diminuiscono. Sull’etichetta di Nutrasweet si legge “contiene una fonte di fenilalanina”, ma il consumatore non poteva sapere dall’etichetta che quella fonte deriva proprio dall’aspartame. La multinazionale che ha acquistato il brevetto dell’aspartame, la giapponese Ajinomoto, dichiarava che il dolcificante era composto da aminoacidi che si trovano in tantissimi alimenti comuni, e che vengono metabolizzati dal corpo esattamente come avviene per la carne, il formaggio, il pesce, ma tralasciano che negli alimenti naturali l’aminoacido è bloccato in una proteina, quindi innocuo. Come spiegava lo psichiatra Ralph Walton: “Quando si ingerisce aspartame si alterano le percentuali di 2 neurotrasmettitori: la neoadrenalina, e la serotonina. Di conseguenza si va ad alterare la funzione cerebrale. In alcune persone è l’alterazione dell’umore, in altre, attacchi di panico. Dal 1985 ho assistito a molti attacchi di questo tipo in persone che ingerivano grandi quantità di aspartame”.

Ufficialmente in quegli anni “solo l’1% dei consumatori ha denunciato effetti collaterali”, spiegava la la giornalista di Report Sabrina Giannini. Ma l’aspartame è la sostanza più segnalata dai consumatori e la conferma arriva nel 1995, quando un’attivista americana richiede l’elenco degli effetti collaterali arrivati alla FDA e scopre che le segnalazioni risultano essere più di 7.000. I sintomi principali sono mal di testa, vertigini, problemi di equilibrio, alterazioni dell’umore, nausea, dolori addominali e crampi, problemi alla vista, diarrea e all’ottavo posto: crisi e convulsioni. Crisi e convulsioni come quelle avute dalle piccole scimmie alimentate con latte e aspartame.

L’aspartame in Italia

Per tutte le autorità sanitarie mondiali hanno avuto un peso le ricerche controverse, basate su procedure scorrette, considerate comunque adeguate per certificare la sicurezza di questo dolcificante. Nel 1982, l’Italia autorizza l’aspartame e lo commercializza, fidandosi della Food and Drug Administration. Il caso Aspartame venne alla voce del Dottor Cesare Maltoni, uno dei più noti e importanti oncologi italiani, il quale analizzando gli studi fatti a quel momento, scopre che i dati trasmessi all’Italia non erano affidabili e che sarebbe stato necessario fare un esperimento. Tutti gli Stati del mondo che hanno approvato l’aspartame si sono basati sugli studi iniziali finanziati dal produttore. Dopo l’entrata in commercio di questo dolcificante, ci sono stati altri studi intermedi, ma fino all’arrivo della ricerca dell’Istituto Ramazzini, nessuno aveva indagato sul cancro.

Nel 1997, l’Istituto Ramazzini di Bologna inizia gli studi e nel 2005 pubblica il primo studio sui ratti secondo il quale l’aspartame è un agente cancerogeno.

“Dal primo studio che noi abbiamo condotto, abbiamo riscontrato un aumento significativo dell’incidenza di linfomi e leucemie nelle femmine, oltre che un aumento significativo dei tumori delle pelvi renali, sempre nelle femmine. Per quello che riguarda invece i maschi, abbiamo riscontrato un aumento significativo, dose correlato, dell’incidenza dei tumori dei nervi cranici – ha affermato Morando Soffriti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini.

In una ricerca pubblicata nel 2010, l’aspartame è stato somministrato a un’altra specie di roditori, il topo, sempre a partire dalla vita fetale. Lo studio ha evidenziato un aumento significativo dell’incidenza dei tumori del polmone e del fegato nei maschi.

Quando viene assunto, l’aspartame viene scisso nei suoi tre componenti che sono la fenilalanina, l’acido aspartico e il metanolo. Il metanolo viene assunto come tale dal tratto intestinale, trasferito al fegato e nel fegato viene metabolizzato a formaldeide, che è una sostanza cancerogene.

Il business dell’aspartame

Oggi parliamo di aspartame quando beviamo bevande light perché non ingrassano, per la stessa ragione prendiamo il caffè col dolcificante artificiale, che sta praticamente in tutti i tipi di chewing gum, in molti prodotti alimentari, perfino nei farmaci pediatrici.

Il mercato dell’aspartame comprende gran parte di quello che definiamo junk food o cibo-spazzatura. La dose giornaliera ammissibile, che è 40mg/kg, è stata definita dal Comitato sugli additivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel rapporto del 1978, non definiva la dose esprimendo un dubbio. Due anni dopo la fissa a 40 mg per kg. Questa soglia fissa è stata adottata dall’Autorità per la Sicurezza Alimentare, istituita nel 2002 per vigilare sulla ricerca scientifica a tutela dei cittadini europei. Il lavoro scientifico svolto dalla Fondazione Ramazzini ha prodotto prove derivanti da studi completi e di alto livello professionale che danno forza alle argomentazioni di chi pensa che l’aspartame non dovrebbe essere sul mercato.

Invece l’aspartame continua ad essere un additivo per alimenti, perché le ricerche del Ramazzini sono state rigettate dalle autorità sanitarie di tutto il mondo: le stesse che continuano a considerare affidabili gli studi del produttore Searle, poi Monsanto, oggi Ajonomoto corrotti da grandi conflitto d’interessi.