Nell’ambito della Sanità pubblica esistono principi fondamentali inderogabili:

  1. Non si possono raccomandare e tantomeno imporre interventi o trattamenti i cui benefici non siano noti.
  2. Non si possono raccomandare e tantomeno imporre interventi o trattamenti privi di dimostrazione di assenza di danno.
  3. Si dovrebbe adottare un intervento o un trattamento solo dopo dimostrazione, meglio con studi clinici randomizzati controllati (RCT), che i benefici provati superino i rischi. 
  4. Chi impiega, raccomanda o impone quell’intervento o quel trattamento ha la responsabilità di fornire le prove scientifiche.

Questi principi basilari sono stati ripetutamente violati durante la pandemia.

L’obbligo delle mascherine è un esempio eclatante.

Oggi, una importante rassegna sistematica segna il punto finale (ovviamente per chi non si accontenta degli oracoli televisivi) sull’uso di questi dispositivi e sulle raccomandazioni e gli obblighi che ne hanno sostenuto l’uso: non sono supportati da prove scientifiche.

L’analisi finale ha incluso 22 studi, tutti osservazionali (non vi sono studi randomizzati controllati [RCT] sull’efficacia pratica delle mascherine in età pediatrica nel ridurre infezioni e trasmissione di SARS-CoV-2, e già questo dà la misura degli abusi compiuti- l’assenza delle prove più valide per imporre interventi obbligatori). Escludendo gli studi afflitti da errori sistematici, gli autori hanno concluso che non sono state rilevate prove valide dei benefici, e non è stata dimostrata l’assenza di danno. 

Riporto le conclusioni degli Autori: “L’efficacia dell’obbligo di fare indossare ai bambini le mascherine facciali per evitare la trasmissione e il contagio di SARS-CoV-2 non è dimostrata da prove di qualità alta. I dati scientifici attuali non sostengono l’efficacia delle mascherine ai bambini per assicurare la protezione contro la COVID-19”.

In conclusione, raccomandare le mascherine ai bambini non rispecchia la pratica di promuovere solo interventi sanitari i cui benefici superino chiaramente i danni, che, al contrario dei benefici, sono dimostrati e numerosi. Tra questi la revisione riporta, tra l’altro, la ridotta capacità di identificazione verbale che compromette l’abilità di apprendimento e di valutazione del linguaggio parlato.

Il periodo più sensibile per lo sviluppo del linguaggio è fino ai 4 anni, ma prosegue fino a dopo i 10 anni.

Inoltre, le mascherine limitano nei piccoli l’abilità di interpretare bene le emozioni, aumentando ansietà e depressione. Si veda ad esempio l’interessante ricerca che documenta come tra i bambini che fanno i primi passi, solo meno del 40% abbia interpretato in modo corretto emozioni di gioia e di tristezza in adulti con mascherina. I bimbi le hanno infatti scambiate nella maggior parte dei casi con altre emozioni, tra cui rabbia o paura, con un comprensibile correlato di ansia e di depressione. La percentuale di chi non leggeva in modo corretto le emozioni espresse da adulti mascherati era minore ma comunque sostanziale anche in bambini più grandi, e tali errori interpretativi riguardavano persino dal 15 al 30% degli adulti.

Le recenti prove scientifiche attestano le affermazioni che abbiamo sostenuto da tempo.

Sarebbe il momento che quanti hanno adottato provvedimenti lesivi delle libertà personali e dannosi alla salute individuale e pericolosi per quella collettiva, rifiutando il confronto scientifico che avrebbe permesso di non commettere errori madornali, spenda qualche parola di autocritica.

Persistere in atteggiamenti arroganti riduce ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie, mai così in basso.

Fonte: presentazione dott. Albero Donzelli CMSi, incontro Gruppo di studio info-vax 10/12/2023, commento video QUI