Non leggerete mai sui giornali un titolo come:
“Bambino di 15 mesi ricoverato in terapia intensiva dopo vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia-varicella”.
Eppure, accade.
Non leggerete neanche di porpore trombocitopeniche post-vaccinali, encefaliti, febbri, convulsioni o regressioni neurologiche comparse dopo la somministrazione di un vaccino. Anche queste, nella mia esperienza di pediatra, non sono affatto eventi rari. Al contrario: li ho visti. Mentre una grave complicanza da morbillo, no. Mai. Non lo nego per ideologia, ma per onestà clinica: studio da quasi mezzo secolo la medicina, la pratica quotidiana e la medicina basata sulle prove sono le mie guide. E nel sentire comune, avverto che la paura del morbillo è largamente sovrastimata rispetto alla sua reale gravità clinica nei bambini sani.
La paura del contagio: un riflesso ancestrale
Il ritorno del morbillo nel dibattito pubblico – in Italia come negli Stati Uniti – è l’ennesima manifestazione dell’allarmismo mediatico che accompagna ogni malattia infettiva. La paura delle epidemie è radicata nella nostra psiche collettiva: basti pensare al terrore provocato dalla peste, dalla tubercolosi o dall’HIV, ai film, alle opere, ai romanzi che con questi temi diventano best seller o campioni d’incassi.
Oggi, il morbillo viene presentato come uno spettro letale che incombe sulle nuove generazioni, ignorando volutamente due aspetti centrali:
- nei bambini sani, la prognosi è favorevole;
- la mortalità si è ridotta drasticamente ben prima dell’introduzione del vaccino, grazie al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e all’uso degli antibiotici nelle complicanze batteriche.
A dirlo non sono solo i clinici attenti alla prevenzione, ma anche testi autorevoli:
“La prognosi del morbillo è buona… migliorata sensibilmente nelle ultime decadi grazie al contributo decisivo degli antibiotici nelle complicanze batteriche.” — Bartolozzi G., Vaccini e Vaccinazioni, Masson, 2002, p. 419
“Negli Stati Uniti la mortalità è diminuita in gran parte per il miglioramento delle condizioni di vita, ma anche grazie all’efficace terapia antibatterica.” — Nelson W., Trattato di Pediatria, X ed., p. 786
I grafici lo testimoniano più di qualsiasi parola:
in USA

In Inghilterra e Galles

In Italia

Il morbillo in Italia, un rischio sopravvalutato
Nei 14 anni che hanno preceduto l’introduzione della vaccinazione pediatrica MPR universale, sino al 1999, si sono registrati una media di 6,9 morti all’anno per morbillo (solo la metà in ambito pediatrico).
Riportiamo i Casi e Decessi negli ultimi 12 anni (2013–2025)
| Anno | Casi segnalati | Decessi totali | Decessi pediatrici
(0–17 anni) |
Fonti principali |
| 2013 | ~2 211 | 0 | 0 | ISS, Epicentro |
| 2014 | ~1 674 | 0 | 0 | ISS |
| 2015 | ~251 | 0 | 0 | ISS |
| 2016 | ~844 | 0 | 0 | ISS |
| 2017 | ~4 991 | 4 | 3 | ISS, Bambino Gesù, studi clinici |
| 2018 | ~2 526 | 7–8 | 0 | ISS, ECDC |
| 2019 | ~1 600 | 0 | 0 | ISS |
| 2020 | ~103 | 0 | 0 | ISS |
| 2021 | 3 | 0 | 0 | ISS |
| 2022 | ~30 | 0 | 0 | ISS |
| 2023 | ~300 (stima) | 0 | 0 | Proiezioni ISS, media |
| 2024 | ~500 (stima) | 0 | 0 | ISS (parziale) |
| 2025¹ | 334 (gen–mag) | 0 | 0 | ISS, giugno 2025 |
¹ Dati parziali aggiornati al 31 maggio 2025

Osservazioni principali
- 2017: è stato l’anno più critico, con quasi 5 000 casi e 4 decessi (tutti non vaccinati), tra cui 3 bambini e 1 adulto
- 2018: ha registrato 7 ulteriori decessi, adulti con condizioni di rischio e mancata vaccinazione.
- Dopo il 2018, i casi si sono drasticamente ridotti e non si segnalano morti per morbillo in Italia.
- Il caso della bimba di 16 mesi è l’unico con data e ospedalizzazione documentate: deceduta il 28 giugno 2017 presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, infezione confermata da virus selvaggio.
- Altri due decessi nei bambini di 6 e 9 anni sono confermati da fonti aggregate (ISS) ma senza informazioni cliniche approfondite.
- In tutti e tre i casi, la causa finale è stata l’insufficienza respiratoria, dovuta a complicanze da morbillo, in bambini con patologie pregresse (non specificate), non vaccinati.
- Comorbidità presenti in tutti i casi, anche non pediatrici, ma non dettagliate nei bollettini dell’ISS o fonti ufficiali.
Non abbiamo riscontri di decessi per vaccino MPRV in Italia, notiamo però che nel sistema VAERS (USA) i decessi dopo la vaccinazione MPR (morbillo-parotite-rosolia) superano quelli attribuiti al morbillo. Ma di questo non si parla. O meglio: non si vuole parlare.

Sorveglianza passiva = sottostima attiva
Il Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) è un programma statunitense per sorvegliare la sicurezza dei vaccini, co-gestito dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e la Food and Drug Administration (FDA); è un sistema passivo, cioè dipende dalla segnalazione volontaria di medici o pazienti. E come tutti i sistemi di farmacovigilanza passiva, sottostima in modo drammatico la reale incidenza degli eventi avversi. Studi indipendenti stimano che venga riportato meno dell’1% degli eventi realmente accaduti. Ecco perché i numeri ufficiali, da soli, non bastano.
Nel frattempo, la vaccinovigilanza attiva – che richiederebbe studi a lungo termine, monitoraggio indipendente e trasparenza – non viene attuata. Anzi, viene evitata.
Quando viene attuata, come in questo studio realizzato nella regione Puglia, il confronto dei dati è sconfortante.


La vaccinovigilanza spontanea sottostima di centinaia di volte la realtà delle reazioni avverse
Rapporti rischio/beneficio: serve verità, non ideologia
Il principio del rapporto rischio/beneficio è sacrosanto. Ma deve essere applicato con onestà.
Domande essenziali:
- Quante morti da morbillo abbiamo evitato realmente grazie ai vaccini?
- Quanti eventi avversi abbiamo provocato, sottovalutato o ignorato?
- Che impatto avrebbe la malattia in un bambino sano ben nutrito, rispetto a uno malnutrito e immunodepresso in un paese povero?
Confronto: Decessi pediatrici da morbillo vs Reazioni avverse gravi da vaccino MPRV
Prendiamo in esame i due dati cruciali per valutare il rapporto rischio/beneficio della vaccinazione MPRV:
- Decessi pediatrici da morbillo in Italia (2013–2025): 3 decessi in 13 anni, tutti nel 2017, bambini non vaccinati e con comorbidità gravi. Incidenza: circa 0,23 decessi l’anno su una popolazione pediatrica di milioni di individui.
- Reazioni avverse gravi con nesso causale accertato secondo l’algoritmo dell’OMS: secondo i dati della sorveglianza attiva su 1.000 bambini vaccinati 3,8% (38 su 1.000) ha avuto una reazione avversa grave con nesso causale certo. Tra questi 38/1.000 hanno presentato iperpiressia severa; 20/1.000 sintomi neurologici (es. convulsioni, alterazioni dello stato di coscienza); 15/1.000 gastroenterite o disturbi gastrointestinali importanti.
Riflessione sul rapporto rischio/beneficio
- I decessi da morbillo sono oggi rarissimi. Inesistenti nei bambini italiani sani.
- Le reazioni gravi al vaccino sono invece non trascurabili: quasi 4 bambini su 100 presentano una reazione clinicamente seria.
- La vaccinazione MPRV è efficace nel prevenire la malattia, ma il prezzo in eventi avversi è concreto e va quantificato con trasparenza.
Possiamo affermare che, per ogni decesso da morbillo evitato in Italia, si verificano centinaia di reazioni gravi da vaccino con nesso causale certo. In una popolazione pediatrica sana, ben nutrita, con accesso a cure mediche, il rischio reale del morbillo è molto basso, mentre gli eventi avversi della vaccinazione esistono e sono documentati.
Serve una valutazione onesta, non ideologica. Serve scienza con trasparenza, non obbedienza cieca a protocolli imposti.
Effetti a lungo termine ignorati o negati
I vaccini sono farmaci, e come tali hanno effetti benefici e potenzialmente dannosi. Ma gli effetti a lungo termine sono poco studiati. I pochi studi indipendenti disponibili, come quelli raccolti da Kennedy e Hooker in “Vaccinati/Non vaccinati” (Il Leone Verde, 2025), mostrano, solo per il vaccino MPR:
- aumento del rischio di autismo in determinati sottogruppi (es. maschi afroamericani vaccinati prima dei 36 mesi);
- associazioni con malattie infiammatorie intestinali (Crohn, colite ulcerosa);
- correlazioni statistiche preoccupanti mai indagate a fondo.

Rapporti di probabilità per l’autismo in diversi gruppi di bambini, confrontando i bambini vaccinati prima dei 36 mesi di età con quelli vaccinati dopo i 36 mesi di età (DeStefano et al. 2004).

Rapporto di probabilità per l’autismo, nei maschi afroamericani, confrontando i bambini vaccinati prima dei 36 mesi di età con quelli vaccinati dopo i 36 mesi di età (Hooker 2018).

Rapporti di probabilità per l’autismo senza ritardo mentale o “autismo isolato”, confrontando i bambini vaccinati prima dei 36 mesi di età con quelli vaccinati dopo i 36 mesi di età (Hooker 2018).

Rischio relativo di malattia di Crohn e colite ulcerosa nei bambini che ricevono il vaccino vivo contro il morbillo rispetto a quelli che non lo ricevono (Thompson et al. 1995).
Chiedere più trasparenza, più ricerca indipendente, più ascolto dei clinici sul campo non è essere anti-scientifici: è essere realmente scientifici.
Il vaccino ha senso se il beneficio supera chiaramente il rischio, e se questo rapporto viene verificato in modo trasparente e replicabile, non semplicemente imposto dall’alto con leggi liberticide.

