Buongiorno,
dopo aver letto le reazioni di chi fa parte del nostro mondo e del nostro movimento vi scrivo, sia come associata che come mamma, per condividere con voi una riflessione in merito ai fatti accaduti a Pisa e a Firenze. Quando parlo del “nostro movimento” non mi riferisco solo agli associati Assis ma in generale noi che siamo stati etichettati come no vax o no green pass.

Ho letto da più parti, non solo sul social Facebook ma anche sulle varie chat Telegram e Whatsapp, commenti alla vicenda che pongono l’attenzione su due punti fondamentali:

  • la differenza di reazione che c’è stata per il trattamento subito dai ragazzi a Pisa e Firenze e quella che c’è stata, ad esempio, per i portuali di Trieste e comunque riservata a tutto il movimento in generale;
  • il fatto che è in corso una strumentalizzazione politica e sociale della vicenda attuale, con il sospetto che questa situazione sia stata creata ad arte da una mano più in alto (non certo dai ragazzi) per ottenere altri risultati e muovere altri interessi.

Condivido profondamente questi due aspetti e, essendo mamma di un ragazzino di 13 anni che frequenta le scuole medie inferiori a Pisa e rappresentante per la sua classe, aggiungo che la mattina del 23, quando la notizia e i video hanno iniziato a girare nelle chat dei genitori e dei rappresentanti di classe delle varie scuole, l’indignazione è stata tale che il sentimento e il movimento, che poi ha dato origine al presidio del pomeriggio stesso, è stato spontaneo!

Dopo di che si sono accodate le varie sigle (sindacali, associative, partitiche); questo non è piaciuto a molti genitori e ha immediatamente creato divisione, sinceramente neppure a me è piaciuto ma ho deciso di andare oltre e partecipare comunque per ciò che sentivo.

Cerco di venire al punto per dire che credo che ci sia bisogno in questo momento di andare oltre queste divisioni, utili solo a chi, dietro le quinte ha altri scopi.

Forse proprio noi, che dentro a questi giochini ci siamo da tempo, che abbiamo consapevolezza di come certe cose si muovano e che da anni vediamo calpestati i nostri diritti, potremmo portare avanti una riflessione che va al di là delle divisioni, che non sia con o contro qualcuno ma per l’affermazione dei diritti civili, della consapevolezza e della responsabilità, prima di tutto personale e poi di gruppo.

Dovremmo fare questo a partire dal ragionamento per cui quando vengono calpestati i diritti di una minoranza, e ci si volta dall’altra parte, si crea inevitabilmente un precedente per cui il cerchio si allarga sempre di più.

Il fatto che siano stati coinvolti i ragazzi e le ragazze giovani e che sia stata utilizzata la loro voglia di riscatto e quella particolare energia appassionata e travolgente tipica di quell’età, ci chiama ancor di più alla responsabilità di esserci.

Avrei piacere, e mi auguro, che il movimento che ci accomuna, e che ho sempre vissuto come un movimento volto a risvegliare le coscienze ed accrescere la consapevolezza degli individui, in grado di parlare al cuore e non alla pancia, potesse cogliere l’occasione per un momento di riflessione comune.

Cari saluti.

Marica Gervasio