1. Si definisce regulatory capture (o capture theory) il fenomeno della “cattura” dei regolatori (le autorità di regolazione) da parte dei soggetti regolati con la conseguente perdita del carattere di imparzialità del soggetto regolatore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata “catturata”, di seguito l’analisi del professor Eduardo Missoni.
    Benché l’OMS sia formalmente controllata dai 194 Stati membri, riuniti nell’Assemblea mondiale della sanità, e dai 34 membri del Consiglio esecutivo periodicamente eletti tra quelli cui il Direttore generale deve render conto, altri meccanismi di “cattura del policy-maker” concorrono all’assoggettamento dell’OMS ai “poteri forti” (finanziamento della ricerca, porte girevoli, lobbismo, controllo dell’informazione) (vedi Fig. 1). Qui mi soffermerò solo sui finanziamenti diretti all’OMS.

Figura 1- Meccanismi di cattura del policy maker da parte degli attori globali privati.
Fonte: Matteucci, N., Missoni, E., Strategie di cattura e governance multistakeholder: il caso OMS. In: Lello, L. e Bertuzzi N. (a cura di) Dissenso Informato. Pandemiail dibattito mancato e le alternative possibili, Castelvecchi, Roma, 2022, pp. 151-166.: Modificato

Si sente spesso dire che l’OMS è una “organizzazione privata” o che “è finanziata in maggior parte dai privati” o analoghe affermazioni inesatte.
L’OMS non è “un’organizzazione privata”, né finanziata prevalentemente da donatori privati.

L’OMS è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite e come tale a stabilire le strategie, approvare il bilancio, eleggere gli organi esecutivi e il Direttore generale sono i suoi Stati membri.

Se esaminiamo i dati relativi al biennio 2022-2023 (aggiornati a novembre 2023), i contributi obbligatori degli Stati Membri costituiscono l’11% del totale delle risorse a disposizione dell’OMS nel biennio (poco più di 9 miliardi di dollari US).

I contributi volontari degli Stati membri costituiscono poi un altro 43% del bilancio totale.

Quindi complessivamente gli Stati membri contribuiscono a circa il 54% del bilancio dell’OMS.

Di quei contributi volontari una piccola parte è detta “core” (base) in quanto non vincolata a priorità dello Stato donatore e quindi, come i contributi obbligatori, soggetta solo alle indicazioni strategiche dell’Assemblea mondiale della sanità, quindi alle risoluzioni adottate dagli Stati membri.

Il fatto che i contributi obbligatori “core” non siano finalizzati a priorità e progetti del donatore, non significa che quei contributi non “pesino” sulle strategie dell’OMS e le decisioni prese dall’Assemblea. In effetti sono indice del “peso politico” del donatore, cui l’Organizzazione tenderà a prestare maggiore attenzione.

La scelta del Regno Unito di destinare la parte più grande (56%) del proprio contributo complessivo a contributi volontari “core”, (scelta seguita in minor misura della Germania) può in questo senso essere considerata una scelta strategica di politica estera.

Tra i fondi non assoggettati a priorità indicate dal donatore rientrano infine i cosiddetti “costi di supporto al programma” (6% del bilancio totale); si tratta di una percentuale destinata alle spese generali dell’OMS applicata a tutti i progetti e le iniziative finanziate da donatori pubblici e privati.

Questi ultimi, insieme ai fondi “core” e quelli derivanti da contributi obbligatori, costituiscono circa il 20% non vincolato del bilancio totale.

Il restante 80% circa del bilancio è dunque costituito da contributi volontari vincolati alle priorità o a progetti definiti dai donatori. Questi come abbiamo visto sono Stati membri (50% circa) e organizzazioni intergovernative (ulteriori fondi pubblici) (16,5%, pari al 13% del bilancio totale), nonché una varietà di organizzazioni private e partenariati pubblico-privati. Tra le prime figurano le fondazioni che si autodefiniscono “filantropiche” – di cui la Fondazione Gates fa la parte del leone (13% dei contributi volontari, pari al 10% del bilancio totale) – molteplici ONG (complessivamente 4,7% dei CV e 4% del bilancio totale) e il settore privato dell’industria transnazionale, compresa quella farmaceutica (2% dei CV, 1,9% del bilancio).

Tra i partenariati pubblico-privati emerge l’Alleanza GAVI, per le vaccinazioni, iniziata (nel 2000) e fortemente controllata dalla Fondazione Gates e dal settore privato. GAVI apporta 7,8% dei CV e circa il 6% del bilancio totale, cui concorre per un sesto la stessa Fondazione Gates (vedi Fig. 2).

Figura 2 – Ripartizione del bilancio dell’OMS – elaborazione dell’autore su dati OMS

In sintesi, considerando i soli finanziamenti dell’OMS non possiamo dire che il settore privato sia il principale finanziatore dell’Organizzazione.

Non è però trascurabile che l’80% circa del bilancio sia vincolato alle priorità dei donatori e quindi non possa rispondere con la flessibilità dovuta alle necessità e agli obiettivi individuati dall’Assemblea mondiale della sanità.

Se i privati rispondono a propri interessi, anche commerciali – seppure indiretti – anche gli Stati membri spingono l’uso dei fondi sulla base delle loro priorità geopolitiche o settoriali, influenzati a loro volta da potenti lobby economiche.

Quindi può essere interessante analizzare a cosa vengono destinati i fondi dei contributi volontari finalizzati o tematici, prendendo ad esempio solo i primi quattro contribuenti dell’OMS.

La Fondazione Gates (secondo finanziatore dell’OMS) destina più dell’80% dei suoi contributi diretti all’OMS alla campagna antipolio, alla risposta a epidemie, pandemie e altre emergenze sanitarie, a farmaci e vaccini, ricerca e innovazione. Ciò senza contare il ruolo che gioca nell’Alleanza GAVI (quarto finanziatore) che ovviamente finalizza il suo contributo all’OMS alle vaccinazioni.

Gli Stati Uniti d’America che dell’OMS che sono il primo finanziatore e da sempre il paese che più di ogni altro ha segnato le sorti dell’OMS, sembra avere le stesse priorità destinando il 63% dei contributi alle emergenze sanitarie, ivi incluse epidemie e pandemie, e il 15% al programma antipolio.

La Germania, terzo finanziatore dopo gli Stati Uniti e la Fondazione Gates, sembra avere le stesse priorità (77% per varie configurazioni di emergenze e pandemie, e 8% per la Polio).

Certo, stiamo analizzando un biennio fortemente influenzato dalla pandemia di Covid-19, ma sapendo che almeno il 74% della mortalità a livello mondiale è causata da malattie croniche non trasmissibili (malattie cardiocircolatorie, respiratorie, neurodegenerative e cancro), sorprende scoprire quanti pochi fondi sono destinati al controllo di quelle malattie e ai loro determinanti.

Figura 3 – Principali finanziatori dell’OMS nel biennio 2022/2023 al novembre 2023.
Elaborazione dell’autore su dati OMS

Allora sorge il sospetto, non del tutto infondato, che epidemie e pandemie stuzzichino gli interessi della grande industria farmaceutica (BigPharma), che come è noto ricorre a qualsiasi mezzo affinché i Paesi s’impegnino nell’acquisto di farmaci e vaccini.

Al contrario è noto che la prevenzione e il controllo delle malattie croniche si scontra con gli interessi dell’industria transnazionale alimentare (Big Food), dell’agrobusiness, dell’industria del tabacco, dell’industria estrattiva e delle molteplici altre industrie altamente contaminanti.

Dunque, per comprendere la dipendenza dell’OMS dai suoi donatori è importante capire il peso specifico di ciascuno di essi, ma conoscere la fruibilità di quei fondi e a quali attività sono destinati è altrettanto illuminante. Sarà interessante seguire ulteriormente questa pista.

Purtroppo da tempo l’OMS non è più un’organizzazione governata dai suoi Stati membri in una dinamica multilaterale classica. Di fatto l’Assemblea mondiale della sanità, massimo organo decisionale dell’OMS, non assicura più la funzione di “indirizzo e coordinamento delle attività di sanità internazionali” come previsto dalla Costituzione dell’OMS.

Benché ancora finanziata principalmente dagli Stati membri, l’OMS è oggi fortemente assoggettata a poteri e interessi privati e anche nella governance sanitaria globale gioca un ruolo ormai in gran parte di pura facciata. Altri sono gli attori che dirigono i giochi.

Alla prossima Assemblea Mondiale della Sanità i 194 Stati membri dell’OMS saranno chiamati ad esprimersi su due risoluzioni: una per approvare gli emendamenti agli attuali Regolamenti Sanitari Internazionali RSI (2005 – ne abbiamo patlato QUI); l’altra per adottare un Accordo pandemico (QUI) .

Entrambi se approvati nelle versioni attualmente note, conferirebbero nuovi poteri all’OMS con una sostanziale cessione della sovranità nazionale degli Stati membri in tema di salute che va fermamente rigettata in quanto rappresenterebbe non un migliore e più efficace coordinamento dell’azione internazionale di prevenzione e controllo delle pandemia, ma sancirebbe la dipendenza delle scelte nazionali in tema di sanità da decisioni vincolate a poteri e interessi privati transnazionali, in una drammatica “cattura del regolatore e del decisore politico”.