Per la prima volta è stata portata a termine una vasta ricerca sugli alimenti processati e le conseguenze sulla popolazione riguardanti la dipendenza.

I cibi altamente trasformati, denominati anche ULTRAPROCESSATI possono produrre certe forme di dipendenza simili a quelli prodotti da sostanze che vengono considerate come “droghe”.

Gli Autori, nelle loro conclusioni, sottolineano come il consumo compulsivo di cibi ricchi di carboidrati raffinati e grassi, viene trovato altamente gratificante e attrattivo al pari di sostanze che creano dipendenza come la nicotina o l’alcol.

LA RICERCA

La ricerca ha preso in esame due revisioni sistematiche che includono 281 studi provenienti da 36 paesi. La meta-analisi è stata condotta da ricercatori statunitensi, brasiliani e spagnoli.
Secondo gli standard della Yale food addiction scale, si è osservato che la dipendenza da alimenti ultra-processati si verifica nel 14% degli adulti e nel 12% dei bambini.

Per fare un confronto, gli autori sottolineano che i livelli di dipendenza da altre sostanze legali negli adulti (nelle popolazioni corrispondenti) sono del 14% per l’alcol e del 18% per il tabacco. Il livello del 12% per i bambini è privo di dati confrontabili.

La Yale Food Addiction Scale valuta 11 criteri sintomatici per la compulsività da uso di sostanze alimentari. Tra queste la capacità di controllo sull’assunzione, il desiderio, l’astinenza e l’uso continuato nonostante i disturbi prodotti dalle sostanze.

COME CREARE DIPENDENZE ALIMENTARI

Il legame vizioso tra zuccheri, grassi e sapori artificiali aggiunti, tende a realizzare un’artificiosa ‘appetibilità’ a cui si associa un consumo compulsivo che genera dipendenza.

L’identificazione dei cibi che possono essere associati con una dipendenza è molto importante per il corretto trattamento e la prevenzione dell’obesità e di molte patologia metaboliche e cardio-vascolari.
In realtà non è solo il cosiddetto cibo spazzatura (che coincide con la categoria degli alimenti ultra-elaborati) ad essere imputabile di qualità scadente e di generare obesità varie.

Gli alimenti che sono molto ricchi di grassi e carboidrati, sono per lo più provenienti da coltivazioni e allevamenti intensivi. Sono “progettati” per apparire attraenti e fanno leva su un marketing accattivante e aggressivo. Il consumo sistematico degli snack rientra in questa area tipologica e vediamo nei soggetti intervistati che la spesa comprende molti cibi ultralavorati o processati: dalle patatine, ai piatti pronti, pizze surgelate, dolci a lunga conservazione, gelati, bevande gassate, ecc.
Si calcola che in Italia il 16% delle calorie introdotte pro capite provengano da cibi ultralavorati (negli Usa il 48%, in UK il 50%).

L’INDUSTRIA: DAL SUPERFLUO ALL’INDOTTO

Vediamo come la produzione industriale alimentare è diventata sempre meno attenta alla qualità. L’escalation del cibo processato sta espandendosi in aree produttive impensabili fino a pochi anni fa e ora si fonda sempre più su un marketing tinto di greenwashing.

La carne artificiale viene proposta come il cibo del futuro che salverà l’ecosistema. Le aziende biotech e i giganti dell’agribusiness, stanno affinando le tecnologie per rendere commestibile una gamma di cibi, per lo più proteici, come latticini, carni, uova, il tutto su base sintetica.

Persino il latte formulato ha avuto un ritorno di fiamma. Sembrava qualcosa di superato, sembrava che l’OMS avesse almeno una volta avuto voce in capitolo proponendo ed evidenziando con studi validati e inequivocabili le superiori opportunità, proprietà e qualità del latte materno rispetto a quello artificiale, ma non è per niente così. Con il progredire delle tecnologia chimiche alimentari, il latte formulato è sempre più gradevole al palato del lattante e viene proposto come valida alternativa a quello materno.

Negli ultimi tempi l’offensiva delle aziende si è fatta via via più aggressiva con nuove formule persuasive. I produttori di latte formulato stanno investendo nei “social” e tra gli “influencer” per ottimizzare l’accesso alle famiglie, alle future madri o cercando di condizionare l’allattamento materno in corso (3).

LA NUTELLA

Il gruppo Ferrero, candidato leader mondiale negli ‘ultra-processed food’, ha da anni dichiarato guerra alle politiche sanitarie internazionali che dovrebbero affrontare l’emergenza globale in atto. Ed è triste annotare come la feroce lobby della Nutella mantenga ai propri ordini i governi italiani di ogni colore (è memorabile il recente spot di Matteo Salvini).
Parliamo della Nutella non per antipatia ma perchè è il tipico prodotto alimentare che produce dipendenza (alla Nanni Moretti per intenderci) e che contiene componenti di bassa qualità e pure imputati di cancerogenicità come l’olio di palma.

La Nutella della Ferrero è la crema spalmabile più consumata al mondo. Ogni anno se ne producono 350.000 tonnellate e in Italia l’83% delle famiglie ne acquista almeno una confezione, con una media annua di consumo pro capite maggiore di 1 kg.

LE DIPENDENZE OGGI

Contrariamente a quello che buona parte della popolazione ritiene, le dipendenze sono in continua crescita. Non si parla solo di coloro che si rivolgono ai SERD, ma alla propensione di intere popolazioni a consumare o a comportarsi in modo compulsivo verso sostanze o tenere comportamenti che inducono al consumo ripetitivo e coattivo.
Non solo “droghe” (cannabis, cocaina ecc) o tabacco, ma i consumi di cibo, alcol, farmaci neurotropi, pornografia, gioco d’azzardo e videogiochi (ludopatie), nuovo tecnologie, cellulari ecc. sono in espansione in tutto il mondo occidentale

Abbiamo visto come gli italiani abbiano accolto e rispettato le restrizioni esercitate durante la pandemia. Il consenso molto diffuso ha generato di fatto seri problemi non solo economici ma umani.
Abbiamo visto come sia facile rifugiarsi nelle dipendenza per alleviare la noia e il vuoto prodotti dalla coercizione e dalla reclusione che producono immobilismo e mancanza di ritmo e progettualità.
Le forme di compensazione emotiva più comuni gravitano intorno alla sfera alimentare e voluttuaria. Per esempio durante il lockdown il consumo di alcolici secondo alcune fonti è aumentato del 180% secondo altre come l’ISS del 250%.
Questa è la prova di quanto siano importanti i fattori emotivi connessi con la libertà e la dignità nel determinare le dipendenze.
Non si è mai avvertito da parte delle istituzioni la percezione della sostanziale gravità di queste tendenze e comportamenti, ne’ da un punto di vista psico sociale che economico.

LE NOSTRE BATTAGLIE

Lo sviluppo di una prevenzione primaria diventa sempre più necessario per la sopravvivenza della vita stessa. L’industria agroalimentare e farmaceutica sono fondate sulla tecnologia fine a se stessa e sul profitto e ben lontane da considerare i reali bisogni della popolazione.

Secondo le aziende biotech la natura e le forme viventi sono fonti di una tecnologia sorpassata dalle necessità del progresso e dall’espandersi dei consumi.

Proprio in questo momento diventa quindi indispensabile perseguire i nostri proponimenti: difendere le biodiversità, educare la popolazione ai consumi consapevoli, limitare i cibi artificiali e industriali, difendere e promuovere le piccole produzioni, diffondere la cultura del cibo biologico e biodinamico ecc.

Vedremo. Ma questi rimangono propositi inarrivabili se la voce del padrone fa scomparire ogni possibilità di promuovere una agricoltura post industriale e allevamenti sani. Se le politiche agricole e industriali non cambiano rotta il declino progressivo della salute collettiva sarà inevitabile.