Durante il 50° incontro del gruppo di studio Info-VAX, tenutosi il 19 maggio 2024, sono stati affrontati numerosi temi medico-scientifici legati alla COVID-19. Seguendo un approccio evidence-based, il dibattito si è svolto al fine di promuovere un confronto approfondito e aperto tra gli addetti ai lavori.

In particolare, il dottor Donzelli ha esaminato, tra l’altro, dapprima gli effetti dei vaccini sulle infezioni e sulla trasmissione del virus e successivamente l’efficacia sulle forme gravi di malattia.

Per comprendere la situazione attuale, è utile ripercorrere le tappe dal 2021 a oggi, che mostrano come le evidenze scientifiche avessero indicato un percorso diverso rispetto a quello che è stato effettivamente perseguito.

  • Il 22 luglio del 2021, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, l’allora Presidente del Consiglio Mario Draghi, affermava che il Green Pass avrebbe garantito agli italiani di esercitare le proprie attività in sicurezza, al chiuso come all’aperto, trovandosi tra persone vaccinate e quindi non contagiose. Le prime avvisaglie di smentita di questa “garanzia” sono arrivate solo dieci giorni dopo, il 31 luglio 2021, attraverso uno studio preprint commissionato dai CDC degli Stati Uniti, dal titolo Shedding of infectious SARS-CoV-2 despite vaccination. L’articolo, pubblicato in via definitiva il 30 settembre 2022, evidenziava in modo chiaro che i vaccini non riducessero la trasmissione del virus.
  • In seguito, l’8 agosto 2021, la direttrice del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), Rochelle Walensky, dichiarò pubblicamente alla CNN che i vaccini non potevano prevenire la trasmissione del virus. Walensky sottolineò che, sebbene i vaccini fossero efficaci nel prevenire malattie gravi e decessi, non erano in grado di fermare la trasmissione. Anche Boris Johnson, ex premier inglese, ribadì questa posizione il 22 ottobre 2021, affermando che la doppia vaccinazione non proteggeva dal contrarre o trasmettere la malattia.

La domanda sorge spontanea: perché si è continuato a promuovere il Green Pass e gli obblighi vaccinali nonostante le evidenze scientifiche emergenti, la letteratura scientifica e gli studi disponibili sollevassero dubbi significativi e rendessero necessaria una discussione aperta nel settore che, tuttavia, è stata tutt’altro che incoraggiata? 

Quando l’EMA (European Medicines Agency) ha dovuto rispondere a un quesito ufficiale, ha sottolineato che il vaccino contro COVID-19 non era mai stato autorizzato per prevenire la trasmissione da una persona all’altra e ha precisato non esistevano dati sulla trasmissibilità. Era il 2023 e questa risposta appariva problematica alla luce dei dati disponibili già dall’agosto 2021, come evidenziato dai report di sorveglianza settimanali dell’UK HSA (UK Health Security Agency), che mostravano un aumento delle infezioni tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati in tutte le fasce d’età sopra i 18 anni.

Uno studio retrospettivo osservazionale su quasi 4 milioni di austriaci precedentemente infettati da SARS-CoV-2, dal titolo Effectiveness of a fourth SARS-CoV-2 vaccine dose in previously infected individuals from Austria, ha analizzato l’efficacia della quarta dose di vaccino. I risultati hanno indicato una breve riduzione iniziale del rischio di infezione da SARS-CoV-2, con un’inversione di questo effetto nel lungo termine. Secondo questi risultati, otto mesi dopo la quarta dose, gli individui vaccinati si infettano 7,3 volte più dei non vaccinati.

Un altro esempio significativo arriva da una clinica di Cleveland in Ohio, la Cleveland Clinic, dove uno studio dal titolo Effectiveness of the 2023-2024 Formulation of the Coronavirus Disease 2019 mRNA Vaccine against the JN.1 Variant, sul vaccino aggiornato per la variante JN.1, ha rivelato che gli individui con nessuna o una sola dose di vaccino si infettavano il 46% di meno rispetto a quelli con due dosi, la metà rispetto a quelli con tre dosi, e due volte e mezzo di meno rispetto a quelli con più di tre dosi. Questo trend è stato osservato nello spazio di sole 16 settimane, indicando un aumento del rischio di infezione direttamente proporzionale al numero di dosi ricevute.

Ma c’è di più: i dati ufficiali dell’eCDC dell’8 aprile 2024, su otto paesi europei compresa l’Italia, confermano un aumento notevole della propensione non solo all’infezione con dosi ripetute di vaccino ma anche alle forme gravi di malattia e persino un aumento dei casi di morte.
Tra le persone che avevano ricevuto la terza dose del vaccino, già nel mese di luglio dell’anno precedente, si registrava un’efficacia negativa della vaccinazione, con un aumento di circa il 31% del tasso di mortalità rispetto a coloro che non erano stati vaccinati. Altrettanto preoccupante è il fatto che gli intervalli di confidenza rivelino una discrepanza enorme, con un intervallo inferiore di -625 che indica un rischio di morte fino a sei volte superiore rispetto ai non vaccinati. Con due dosi, il tasso di decessi è quasi il triplo rispetto ai non vaccinati, con un intervallo di confidenza inferiore che mostra un rischio 21 volte maggiore di morte. Si potrebbe obiettare che questi risultati si riferiscano alle persone con più di 80 anni, ma anche nella fascia 50-69 anni i dati non suggeriscono niente di diverso, con una percentuale di decesso quasi 6 volte superiore rispetto ai non vaccinati.

Nonostante questi risultati, gli esperti continuano a supportare la politica di somministrare booster addizionali periodicamente per mantenere la protezione, specialmente negli over 80. Questo punto è altamente criticabile, poiché i dati non supportano questa strategia, sottolineando l’importanza di un rigoroso esame scientifico e della trasparenza nella comunicazione dei risultati. La promozione dei booster vaccinali deve essere basata su evidenze solide e trasparenti, evitando di ignorare gli studi esistenti e assicurando che le decisioni vengano prese nell’interesse della salute delle persone.