Negli ultimi decenni, il calendario vaccinale pediatrico degli Stati Uniti ha conosciuto un’espansione costante e raramente messa in discussione: dalle circa 20–25 dosi degli anni Ottanta si è passati alle oltre 50 dei primi anni Duemila, fino a raggiungere nel 2024 la soglia di 84–88 somministrazioni di routine contro 17 patologie (18 includendo l’anticorpo monoclonale RSV).
Questa crescita ipertrofica è avvenuta in assenza di studi sulla sicurezza del calendario nel suo insieme, di valutazioni sugli effetti cumulativi o di dati solidi sugli esiti a lungo termine, basandosi sul presupposto mai dimostrato che aggiungere vaccini fosse intrinsecamente sicuro e vantaggioso.
In questo scenario si inserisce la decisione odierna: a seguito di un Memorandum Presidenziale volto all’allineamento con le migliori pratiche internazionali, il CDC ha formalmente adottato un calendario rivisto che segna la più ampia riduzione delle vaccinazioni pediatriche nella storia del Paese.
Dopo un confronto con i partner globali e un riesame delle prove disponibili, la leadership sanitaria federale ha ammesso un fatto finora tabù: i bambini americani sono stati ipervaccinati.
Il nuovo protocollo per il 2026 prevede un drastico ridimensionamento, scendendo a circa 30 dosi totali contro 10–11 malattie. Questa contrazione di circa 55 somministrazioni rappresenta una vittoria rilevante per chi ha sostenuto i rischi della sovraesposizione, pur non risolvendo le gravi preoccupazioni sulla sicurezza dei farmaci che restano raccomandati.
È essenziale chiarire che tale modifica riguarda esclusivamente i vaccini precedentemente classificati come “di routine per tutti”: nessuno di essi è stato ritirato dal commercio, ma molti sono stati riclassificati.
La riduzione è spiegata quasi interamente dal passaggio alla “decisione clinica condivisa” (o all’uso limitato a categorie ad alto rischio) per i seguenti preparati:
- COVID-19 e Influenza;
- Epatite A ed Epatite B (con rimozione della dose universale alla nascita se la madre è HBsAg-negativa);
- Rotavirus;
- Meningococco (ACWY e B).
Il CDC limita ora la profilassi di routine a morbillo, parotite, rosolia (MPR), difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae tipo B (Hib), pneumococco, varicella e papillomavirus (HPV), quest’ultimo ridotto a una singola dose.
Non bisogna tuttavia confondere questa riduzione con una certificazione di sicurezza per i vaccini superstiti. Questi ultimi restano insufficientemente studiati rispetto agli esiti a lungo termine, non sono stati testati con placebo né valutati nel loro impatto cumulativo.
La letteratura scientifica correla la pratica vaccinale all’insorgenza di oltre 20 patologie croniche, documentando eventi avversi quali convulsioni febbrili, gravi lesioni neurologiche (inclusi autismo, ADHD e tic), malattie autoimmuni, asma e disturbi gastrointestinali.
In tal senso, una rianalisi peer-reviewed dello studio Henry Ford Birth Cohort ha evidenziato come i bambini vaccinati risultino più malati in tutte le 22 categorie di malattie croniche analizzate. Pertanto, snellire il calendario non equivale a provarne l’innocuità, ma significa semplicemente ridurne l’esposizione complessiva; un passo che, per quanto parziale, resta tutt’altro che marginale.
Nonostante la riclassificazione e la piena copertura assicurativa garantita, il cambiamento dovrà scontrarsi con decenni di adesione ideologica alla vaccinazione massimale. È prevedibile che molti clinici continuino a proporre i vaccini esclusi come se fossero ancora di routine, rendendo fondamentale la consapevolezza delle famiglie.
Questa inversione di rotta rompe finalmente il dogma secondo cui “più è meglio”, restituendo spazio all’autonomia decisionale e costringendo le politiche sanitarie a un confronto reale con il rapporto rischio-beneficio.
L’auspicio è che quanto sta accadendo negli Stati Uniti apra anche in Italia un confronto libero e basato sui dati, che superi la logica emergenziale e la censura del dissenso scientifico.
Risulta urgente rimettere in discussione l’obbligo vaccinale e le sue conseguenze sociali, a partire dall’esclusione discriminatoria dei bambini non vaccinati dai servizi educativi 0-6 anni. Consentire l’accesso alla scuola a tutti i minori non significa negare la prevenzione, ma riaffermare il primato dei diritti dell’infanzia e di una sanità fondata sulla trasparenza e sulla responsabilità individuale anziché su automatismi normativi e dogmi intoccabili.
- Centers for Disease Control and Prevention (CDC). (2026). Recommended Immunization Schedule for Children and Adolescents Aged 18 Years or Younger, United States, 2026. Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR).
- The White House. (2025). Presidential Memorandum on Aligning Pediatric Immunization Practices with International Safety and Efficacy Standards. Executive Office of the President of the United States. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). (2024). Child and Adolescent Immunization Schedule by Age, United States, 2024. U.S. Department of Health and Human Services.
Studi Scientifici e Analisi Peer-Reviewed
- Hooker, B. S., & Miller, N. Z. (2020). Analysis of health outcomes in vaccinated and unvaccinated children: Developmental delays, asthma, ear infections and gastrointestinal disorders. SAGE Open Medicine, 8, 2050312120925344. [Rianalisi dei dati relativi alla Henry Ford Birth Cohort].
- Mawson, A. R., et al. (2017). Pilot comparative study on the health of vaccinated and unvaccinated 6-to 12-year-old children, as reported by mothers. Journal of Translational Science, 3(3), 1-12.

