L’audizione di COMILVA in Consiglio regionale della Valle d’Aosta dimostra che rigore scientifico, competenza giuridica e lavoro associativo sono gli strumenti per riportare il tema delle vaccinazioni nel dibattito istituzionale.
Il cambiamento non nasce dalla frammentazione, ma dalla capacità di trasformare il dissenso in proposte credibili. È ciò che è accaduto in Valle d’Aosta, dove un’associazione ha portato all’attenzione del Consiglio regionale documenti, argomentazioni giuridiche e richieste concrete su un tema che da troppo tempo sembra scomparso dall’agenda politica.

Da anni abbiamo denunciato il silenzio della politica, l’uniformità dell’informazione e la difficoltà di aprire un confronto serio sulle politiche vaccinali. Non ci siamo fermati qui (sarebbe troppo comodo) e ci siamo interrogati sulle responsabilità di chi ha cercato di costruire un’alternativa.

Il patrimonio di attenzione e partecipazione nato enormemente durante gli anni della pandemia si è progressivamente disperso in una miriade di associazioni, movimenti e leadership personali, spesso impegnati più a distinguersi gli uni dagli altri che a costruire un progetto comune, così si è indebolita quella massa critica che avrebbe potuto trasformare migliaia di cittadini in un interlocutore credibile delle istituzioni.

La credibilità non nasce dalla visibilità sui social, né dalla capacità di alimentare polemiche quotidiane. Si costruisce con anni di studio, competenza, presenza sul territorio, approfondimento scientifico, lavoro giuridico e capacità di portare le proprie argomentazioni nelle sedi in cui si prendono le decisioni.

Per questo riteniamo doveroso riconoscere il valore di ogni iniziativa che segue questa strada, anche quando è promossa da associazioni diverse dalla nostra: su temi tanto importanti non servono tifoserie, ma realtà capaci di lavorare con rigore, continuità e senso di responsabilità.

L’audizione di COMILVA presso la V Commissione Servizi Sociali della Regione Valle d’Aosta rappresenta, a nostro giudizio, un esempio concreto di questo modo di operare. Al di là delle diverse sensibilità associative, merita attenzione il metodo adottato: portare nelle istituzioni documentazione, argomentazioni giuridiche e scientifiche e proposte operative, spostando il confronto dalle contrapposizioni ideologiche al terreno del diritto e della tutela delle famiglie.

Nel corso dell’audizione, la vicepresidente Anna Pettinaroli, il dott. Alberto Donzelli e l’avv. Francesco Paolo Cinquemani hanno illustrato alla Commissione un’articolata relazione tecnica sull’applicazione della Legge 119/2017 in Valle d’Aosta, concentrandosi non sull’opportunità dell’obbligo vaccinale, ma sul rispetto della legalità nell’applicazione delle norme vigenti.

Uno dei punti centrali ha riguardato il ruolo delle istituzioni scolastiche. Secondo COMILVA, la legge nazionale attribuisce ai dirigenti scolastici funzioni ben precise e non consente loro di introdurre adempimenti ulteriori o di assumere decisioni che spettano esclusivamente alle aziende sanitarie. È stato ricordato, ad esempio, che la richiesta formale di appuntamento vaccinale costituisce già documentazione idonea ai fini previsti dalla legge e che il successivo percorso vaccinale deve comunque svolgersi nel rispetto dell’anamnesi personalizzata e del consenso informato dei genitori.

Particolarmente dettagliata è stata poi l‘analisi delle circolari emanate dalla Regione Valle d’Aosta, che, secondo la documentazione presentata, introdurrebbero procedure non previste dalla normativa nazionale. Tra le criticità segnalate figurano l’esclusione di documentazione ritenuta valida dalla legge, l’introduzione di condizioni ulteriori per l’accesso ai servizi educativi, modalità di trattamento dei dati personali ritenute non conformi ai principi del GDPR e procedure amministrative che, sempre secondo COMILVA, finiscono per anticipare provvedimenti restrittivi senza il rispetto delle garanzie procedurali previste dalla stessa Legge 119.

Di particolare rilievo è stata anche la denuncia della prassi, riferita al territorio valdostano, della ricusazione da parte di alcuni pediatri di libera scelta delle famiglie che chiedono l’attivazione delle procedure previste dalla legge per valutare eventuali controindicazioni o motivi di differimento della vaccinazione. Una situazione che solleva interrogativi non soltanto sotto il profilo organizzativo, ma anche sul piano deontologico e del diritto dei bambini alla continuità dell’assistenza pediatrica.

L’audizione non si è limitata alla denuncia delle criticità. COMILVA ha avanzato anche proposte precise, chiedendo il ripristino di un’applicazione della legge coerente con il quadro normativo nazionale, una reale farmacovigilanza attiva, l’attuazione della revisione triennale prevista dalla Legge 119/2017 e la promozione di studi comparativi sullo stato di salute della popolazione pediatrica vaccinata e non vaccinata, mettendo a disposizione della Regione le proprie competenze scientifiche e tecniche.

All’esterno del Consiglio regionale erano presenti numerose famiglie, molte accompagnate dai propri bambini, che hanno voluto sostenere pacificamente l’iniziativa. Al termine dell’audizione si è svolta una conferenza stampa alla presenza dei Consiglieri Andrea Manfrin (Lega Vallée d’Aoste), Alberto Zucchi e Aldo Domanico (Fratelli d’Italia), insieme alla rappresentante di Valle d’Aosta Futura, Adriana Vieren. In quella sede i Consiglieri hanno riferito la netta chiusura manifestata dagli Assessori e dai funzionari competenti per la sanità e la scuola rispetto alle istanze presentate da COMILVA. A loro va il nostro ringraziamento per aver scelto di raccogliere queste richieste provenienti dalle famiglie e di portarle all’attenzione del Consiglio regionale, offrendo uno spazio di confronto istituzionale su un tema che troppo spesso viene sottratto al dibattito pubblico.

Al di là degli sviluppi futuri, questa audizione rappresenta un fatto che merita attenzione: in una fase storica in cui il dibattito sulle vaccinazioni sembra essere scomparso dal confronto pubblico, vedere un’associazione portare nelle istituzioni un dossier tecnico, argomentazioni giuridiche, proposte concrete e richieste di verifica dell’operato amministrativo significa riportare la discussione sul terreno che dovrebbe appartenerle: quello della legalità, della trasparenza e del controllo democratico delle decisioni pubbliche.

È da qui che può ricominciare un confronto serio, capace di andare oltre gli slogan e di restituire ai cittadini il diritto di essere ascoltati.

Qui il COMUNICATO STAMPA AUDIZIONE ALLA V COMMISSIONE SERVIZI SOCIALI DELLA VALLE D’AOSTA