Nel gennaio del 2023 venne pubblicato sulla rivista Vaccines uno studio, coordinato dal prof. Manzoli dell’Università di Bologna e condotto sulla popolazione dell’intera provincia di Pescara, secondo il quale non solo i vaccini anti-Covid non avrebbero prodotto effetti avversi gravi, ma addirittura avrebbero abbassato notevolmente il rischio di morte per qualsiasi causa, quasi fossero una sorta di elisir di lunga vita. Lo studio ebbe grande risalto sui media, anche perché nello stesso periodo era uscito il docufilm “Invisibili” di Paolo Cassina che raccoglieva viceversa testimonianze drammatiche sugli effetti avversi dei vaccini anti COVID-19.

Peccato che lo studio fosse affetto da gravi bias (errori metodologici), il più importante dei quali è noto come “immortal-time bias”, un errore purtroppo frequente in studi di questo tipo, che porta a sopravvalutare il rischio nella popolazione di controllo (i non vaccinati, in questo caso) e, di converso, a sottovalutare quello della popolazione trattata (i vaccinati). In pratica, ci si dimentica che, prima di ricevere l’iniezione, i vaccinati appartenevano al gruppo dei “non vaccinati” e sono arrivati vivi al momento della vaccinazione: di qui il nome di “immortal-time bias” dato a questo tipo di errore. Nel calcolo dei tassi di mortalità si deve considerare tutto il tempo durante il quale ogni soggetto è rimasto nello stato vaccinale considerato, quindi, per quanto detto in precedenza, la popolazione dei “non vaccinati” è ben più ampia di quella considerata nello studio, che si limita a considerare come “non vaccinati” solo quelli che non si sono mai sottoposti al trattamento.

Analogamente, chi ha ricevuto la seconda dose, prima di riceverla, era un mono-dosato e chi ha ricevuto la terza, prima di farsela era un bi-dosato. Dunque, solo per effetto di questo errore (e non era il solo), i calcoli dello studio erano tutti sballati e totalmente da rifare. Del resto, gli indizi per capire che qualcosa non funzionava c’erano eccome ed appare incomprensibile come essi siano potuti sfuggire tanto agli autori dello studio quanto ai revisori a cui l’articolo è stato sottoposto prima della pubblicazione.

Nell’intervento appena pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, che porta anche la mia firma, non solo abbiamo messo in evidenza tale errore, ma – rifacendo i calcoli per quanto era possibile sulla base dei soli dati pubblicati – abbiamo mostrato che, almeno per quanto riguarda la mortalità, sia per tutte le cause, sia per Covid-19, sia per cause non attribuibili a Covid-19, i risultati sono, in prima approssimazione, ben diversi da quelli decantati nell’articolo incriminato e non certo a favore del gruppo dei vaccinati! Si tenga conto che Epidemia & Prevenzione è una rivista peer-reviewed e che vengono sottoposti a revisione non solo gli studi scientifici, ma anche gli interventi come il nostro. La nostra più grande soddisfazione è stata poi leggere il commento apparso sulla rivista subito dopo la pubblicazione del nostro intervento, firmato da un grande epidemiologo di fama internazionale, il prof. Rodolfo Saracci, che qui riporto nella sua traduzione in italiano:

Sono d’accordo con le argomentazioni metodologiche ben fondate di Berrino et al. In particolare tentano di occuparsi e di rimuovere il cosiddetto Immortal Time bias  per quanto lo permettano i dati disponibili nell’articolo pubblicato da Flacco et al.: questo potrebbe di per sé influenzare l’indication bias [1] se questo è presente per effetto della non casualità della vaccinazione nella popolazione, come spesso accade [2]. L’aggiustamento per l’indication bias, tenendo conto dell’immortal time bias, potrebbe essere effettuato per mezzo ad es. di varianti dell’analisi di Cox sui dati individuali originali [3]. Più in generale, gli studi sull’efficacia dei vaccini e sugli effetti avversi possono essere particolarmente adatti all’approccio di analisi con modelli multistato [4]”. Rodolfo Saracci, Lione

Il nostro intervento era comunque già da tempo presente sotto forma di pre-print sul Repository di Epidemiologia e Prevenzione e difficilmente gli autori dell’articolo pubblicato su Vaccines potevano esserne all’oscuro.

Sta di fatto che l’equipe coordinata dal prof. Manzoli ha pubblicato, sempre su Vaccines, un nuovo studio condotto sempre sulla popolazione dell’intera provincia di Pescara, osservata per un periodo più lungo, ma con lo stesso disegno dello studio precedente, allo scopo di dimostrare che i vaccini, oltre che sicuri, sono anche oltremodo efficaci … o meglio, che lo sono solo per quanto riguarda gli esiti gravi o letali da Covid-19, mentre per quanto riguarda la protezione dall’infezione, non lo sono affatto.
Ma come dice il proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio: infatti anche nel nuovo studio gli autori non fanno che ripetere gli stessi errori metodologici ed i risultati che ottengono sono pertanto ugualmente errati. Disponendo ora dei dati individuali su cui si basa questo nuovo studio è nostra intenzione rielaborarli approfonditamente.

In conclusione dobbiamo registrare con rammarico che non solo la stampa, ma anche le riviste del settore, non sono affatto imparziali nei confronti  degli studi effettuati dai ricercatori: quando si tratta di studi che supportano efficacia e sicurezza dei vaccini anti COVID-19 (dietro ai quali si muovono interessi economici enormi), si ignorano anche grossolani errori e sulla stampa si dà loro un risalto che non meritano. Prendiamo ad esempio il mensile “Panorama della Sanità” che sotto al titolo “Efficacia dei vaccini Covid, i dati dopo due anni di follow-up” così sintetizza: “Anche a distanza di più di un anno dall’ultima somministrazione, il rischio di ospedalizzazione o decesso è risultato più basso di oltre l’80% rispetto ai non vaccinati. Lo rivela lo studio che ha seguito per due anni l’efficacia dei vaccini contro il coronavirus sull’intera popolazione della provincia di Pescara

Stanno davvero così le cose? Vedremo … abbiamo già pubblicato qualcosa sul Repository di EpiPrev e non va nella direzione annunciata dal “Panorama della Sanità”, ma vogliamo questa volta approfondire la nostra analisi, facendo tesoro anche delle indicazioni fornite dal prof. Saracci, sperando che questo possa contribuire a frenare la tendenza ad esaltare studi poco rigorosi solo perché graditi all’establishment che domina anche nel settore sanitario.