Ho portato mia figlia in ospedale e vorrei raccontarvi come si è trattati quando un bambino non è ancora vaccinato.

Comincio dall’inizio: mia figlia di 11 mesi era un po’ raffreddata, col naso che colava e mi sembrava normale, perché ha un fratello che va all’asilo. Martedì scorso però si è alzata la febbre (38.5/40 che scendeva con la Tachipirina e tornava a salirei dopo 6/7 ore).

Il sabato pomeriggio la bimba si è sfebbrata completamente e stava meglio, era anche più attiva. Però la domenica mattina sono comparse delle macchie sul viso e sul busto, ed è tornata la febbre a 38.3. Non siamo riusciti a contattare il pediatra e ci siamo recati al pronto soccorso verso le 12.00.

Riferisco parte del colloquio con il medico del Pronto Soccorso.

MEDICO: Sono stati effettuati i vaccini?

IO: No, non abbiamo fatto ancora nessun vaccino.

MEDICO: E perché?

IO: La bimba è un po’ sotto peso non ho voluto farle subito i vaccini.

MEDICO: E chi è questo pediatra che le ha consigliato di non effettuare i vaccini?

IO: È stata una mia scelta.

MEDICO: Veramente il vaccino va fatto proprio perché la bambina è sotto peso, per proteggerla. 

Continua chiedendo se la bimba ha fratelli o sorelle, se vanno all’ asilo e se sono vaccinati.

IO: Ha un fratellino di quasi 3 anni che ha fatto tutti i vaccini, tranne quello del morbillo.

MEDICO: I vaccini si fanno per proteggere anche chi non può farli (ripete come se fosse uno slogan).

A quel punto visitano la bambina e, visti i puntini, e riscontrando una temperatura più bassa di quella dei giorni precedenti, ipotizzano che si possa trattare di morbillo perché, dicono, ci sono attualmente tanti bambini e soprattutto adulti con questa malattia, e c’è già un caso ricoverato in pediatria.

Quando sento parlare di sospetto di morbillo chiedo se sono proprio questi i sintomi caratteristici della malattia e mi rispondono che l’andamento della febbre e lo sfogo che va dall’alto verso il basso sono tipici del morbillo.

Ci viene proposto di sottoporre la bambina al tampone COVID, ma rifiutiamo in quanto, a nostro parere, le macchie sul corpo non hanno alcuna attinenza con questa malattia, dal momento che noi stessi in passato abbiamo avuto la COVID senza mai manifestare puntini e macchie.

I medici a questo punto decidono di effettuare degli esami del sangue e delle urine e ci mettono in osservazione in isolamento in attesa delle risposte dei prelievi effettuati.

Con il cambio del turno, arrivano nuovi i medici che ricontrollano la temperatura e visitano la bambina e riprendono a fare domande sullo stato vaccinale.

MEDICO: La bimba ha fatto tutti i vaccini?

IO: No.

MEDICO: Perché no?

IO: Perché era sotto peso, cresceva poco, e non volevo rischiare facendo le vaccinazioni.

MEDICO: Va bè, il peso non vuol dire nulla!

IO: Ho avuto paura perché abbiamo avuto qualche effetto spiacevole dopo aver effettuato i vaccini all’altro figlio.

MEDICO: Bisogna sempre valutare i rischi/benefici e nelle vaccinazioni sono maggiori i benefici rispetto ai rischi nel non farli; circola molta disinformazione in giro. Inoltre, dato che la bimba non ha protezione vaccinale, è più sensibile alle malattie.

IO: Se ne sentono tante sui vaccini! Ho avuto anche esperienze dirette di eventi avversi capitati ai figli di nostri conoscenti e amici e non sono stati mai riconosciuti dai medici, è stata sempre negata la correlazione col vaccino, anche se questi eventi avversi si sono verificati subito dopo la vaccinazione.

MEDICO: C’è molta disinformazione in giro e bisogna parlarne con gli specialisti.

IO: Abbiamo parlato con i medici vaccinatori ma non sono stati esaurienti nelle loro risposte, ad esempio hanno negato la presenza di alluminio nei vaccini, quando invece è riportato nelle schede tecniche, o che non venga effettuato un controllo attivo sui bambini vaccinati.

Qua il medico abbassa la testa e continua nella visita. Torna dopo un po’ e ci riferisce che il risultato delle analisi del sangue e delle urine è negativo.

Mi propone di ricoverare la bimba per la notte la bimba, previa effettuazione del tampone COVID, in osservazione e in isolamento per fare la mattina successiva gli esami specifici per individuare l’infezione da morbillo, o di eseguirli comunque per conto nostro se volevamo tornare a casa.

Mi comunicano che se avessi deciso di andare via, tutti noi membri della famiglia dovevamo rimanere 5 giorni in isolamento a casa e tenere la bambina lontana dal fratello.

Non ci chiedono se noi genitori avessimo già avuto il morbillo, se fossimo immuni o meno.

Continuano dicendo che era importante capire se fosse morbillo, dato che la bimba non era vaccinata e non lo era neanche il fratello e che loro consigliavano di restare in osservazione perché le conseguenze del morbillo sono molto gravi, soprattutto nei non vaccinati.

Inoltre ripetono: “Il fratello non è neanche vaccinato, il vaccino serve a proteggere i bambini più piccoli che ancora non possono vaccinarsi e gli immunodepressi”.

A questo punto gli faccio presente che la bambina ha 11 mesi e quindi non ha l’età per essere vaccinata contro il morbillo (pensavo lo sapessero, ma forse non se ne sono resi conto). Arriviamo all’accordo che saremmo tornati a casa, accetto di fare il prelievo specifico, a patto che mi venga comunicato subito il risultato.

Il giorno dopo arriva il referto che mostra l’assenza di anticorpi del morbillo. Evidentemente non si trattava di questa malattia!

Non intendiamo commentare come ci hanno trattato per il fatto che la bambina non era vaccinata contro il morbillo (a 11 mesi comunque il vaccino non si può fare) e che non lo fosse nemmeno il fratello (che aveva avuto una reazione avversa dopo altra vaccinazione).

Ringraziamo i medici che ci hanno assistito, ma avremmo preferito che si fossero limitati ad assolvere a questo compito, che sanno fare bene, tralasciando di esprimere giudizi sulle scelte di noi genitori. 

Lettera firmata