Il convegno “Cammino nella luce”, al quale AsSIS aveva aderito insieme a oltre quaranta associazioni e comitati, era dedicato alle persone danneggiate dalle vaccinazioni e dai protocolli sanitari.
Si è parlato delle difficoltà incontrate per ottenere diagnosi, assistenza e riconoscimento, della necessità di aggiornare la legge 210 del 1992 e di costruire percorsi adeguati di presa in carico.
L’incontro si è svolto nel Palazzo della Regione Lombardia, il luogo in cui i cittadini dovrebbero poter raccontare anche le esperienze più difficili e rivolgere alla politica domande scomode.
Erano state invitate tutte le forze politiche, compreso il Partito Democratico, all’invito avevano risposto soltanto esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia. Alcuni rappresentanti del PD, tra i quali Pierfrancesco Majorino, sono comunque venuti alla conferenza, avrebbero potuto fermarsi, ascoltare le testimonianze, porre domande e contestare con dati e argomenti ciò che ritenevano infondato. Hanno scattato fotografie e le hanno poi utilizzate su Facebook per attaccare l’iniziativa.
Avevano davanti persone malate, famiglie provate e cittadini che chiedevano assistenza. Le hanno ignorate e derise, riducendole a materiale per un post politico. Majorino ha definito il convegno uno “spettacolo orrendo”, senza avere accettato alcun confronto con chi era presente. Entrare in una sala piena di persone che chiedono aiuto, fotografarle, andarsene e poi insultarle sui social rivela un disprezzo che nessuna dichiarazione di solidarietà potrà nascondere.
Il capogruppo del PD in Regione Lombardia ha parlato di un “convegno apertamente No Vax”, accusando i promotori di delegittimare la comunità scientifica, i medici e gli infermieri. Ha chiesto le dimissioni del presidente della Commissione regionale che aveva concesso la sala e ha intimato alla Giunta di scegliere se stare “dalla parte dei No Vax o della comunità scientifica”. Le sue dichiarazioni sono riportate nella cronaca del convegno.
Majorino non ha dedicato una parola alle storie raccontate, alle patologie, agli ostacoli burocratici, alle richieste di assistenza rimaste senza risposta.
Non ha avanzato proposte per migliorare una legge vecchia di oltre trent’anni. Gli è bastato leggere le parole “vaccino” e “danno” per pronunciare la consueta scomunica.
L’accusa è tanto offensiva quanto illogica: le persone danneggiate da un vaccino si sono vaccinate. Alcune lo hanno fatto convintamente, altre perché obbligate o sottoposte a una fortissima pressione sociale e lavorativa. Definirle “No Vax” equivale ad accusare un operaio infortunato di essere contrario al lavoro o un paziente vittima di un errore chirurgico di essere nemico della medicina.
Quell’etichetta serve soltanto a cancellare le persone, evita la fatica di ascoltarle, consente di respingere in blocco le loro testimonianze e trasforma chi le rappresenta in un soggetto indegno di partecipare al dibattito pubblico.
I danni da vaccinazione sono riconosciuti dall’ordinamento italiano, che prevede procedure di accertamento e indennizzo. Sono contemplati dalla farmacovigilanza e riportati nelle schede tecniche dei vaccini. Ogni caso deve essere valutato con rigore, distinguendo la successione temporale dal rapporto causale. Servono quindi medici preparati, procedure trasparenti e istituzioni capaci di accertare i fatti. Proprio ciò che chiedevano le persone riunite a Palazzo Pirelli.
Majorino ha evocato anche la morte per difterite della bambina di quattro anni a Palermo, usando una tragedia che non ha alcun rapporto con l’assistenza dovuta ai danneggiati presenti al convegno. Il richiamo non aggiunge nulla alla discussione, ma produce l’effetto emotivo desiderato: chiunque parli di danni da vaccinazione viene simbolicamente associato alla morte di una bambina. Quando mancano gli argomenti, si usa una tragedia per mettere a tacere l’interlocutore.
La pretesa di parlare a nome della “comunità scientifica” rende questa posizione ancora più arrogante. La scienza non procede scattando fotografie agli avversari per esporli al disprezzo sui social. Esamina i dati, confronta ipotesi diverse, ammette la possibilità dell’errore e valuta le prove portate a sostegno delle tesi contrapposte. Rifiutare il confronto e sostituirlo con un’etichetta appartiene alla propaganda, non al metodo scientifico.
Neppure i medici e gli infermieri hanno bisogno di essere usati come uno scudo contro i cittadini che chiedono cure. Studiare gli effetti indesiderati, riconoscere gli errori e assistere chi ha subito un danno non delegittima il lavoro sanitario, ne difende la serietà.
Persone che ieri venivano celebrate come responsabili e solidali diventano “No Vax” appena raccontano le conseguenze subite. Proprio la sinistra dovrebbe stare accanto a chi è malato, a chi si scontra con la burocrazia e a chi affronta da solo le conseguenze di una scelta compiuta anche nell’interesse della collettività.
Il Partito Democratico ha capovolto quei valori: difende l’apparato dalle domande dei cittadini e attacca i cittadini perché l’apparato non debba rispondere.
Il PD poteva entrare in quella sala e ascoltare. È entrato soltanto per scattare fotografie e ha preferito insultare chi chiedeva aiuto. Quando un partito che si definisce democratico ha paura della voce dei cittadini, il problema non sono più quei cittadini: è quel partito.

