Il 26 agosto 2024, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un “Piano strategico di preparazione e risposta” (SPRP) per contenere l’epidemia di mpox, conosciuto anche come monkeypox o vaiolo delle scimmie. Questo piano, che copre il periodo settembre 2024-febbraio 2025, mira a fermare i focolai di trasmissione da uomo a uomo e richiede un investimento significativo di 135 milioni di dollari per la risposta da parte dell’OMS, degli Stati membri, dei partner tra cui i CDC africani, comunità e ricercatori. L’iniziativa è stata preceduta, il 14 agosto, dalla dichiarazione di stato di emergenza di salute pubblica internazionale da parte del Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. A breve verrà lanciato un appello per finanziare ciò che l’OMS deve realizzare nell’ambito del piano.

Il Piano strategico, basato sulle raccomandazioni temporanee e permanenti emesse dal DG dell’OMS, si concentra sull’attuazione di strategie globali di sorveglianza, prevenzione, prontezza e risposta. Tra gli impegni dichiarati ci sono il progresso nella ricerca, l’accesso equo a contromisure mediche come test diagnostici e vaccini e la riduzione della trasmissione tra animali e esseri umani.

Gli sforzi di vaccinazione strategica promettono di rivolgersi ai soggetti a più alto rischio, compresi i contatti stretti dei casi recenti e gli operatori sanitari, per interrompere la catena di trasmissione. A livello globale, l’accento è posto sulla leadership strategica, su una guida tempestiva basata sull’evidenza e sull’accesso alle contromisure mediche per i gruppi più a rischio nei paesi colpiti.

Questi sono i principali propositi del piano. Tutto ciò solleva domande legittime: è davvero un’emergenza?

L’mpox è diffuso principalmente nei villaggi dell’Africa centrale e occidentale, con un’incidenza particolarmente alta nella Repubblica Democratica del Congo. La trasmissione del virus avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei, un meccanismo che lo rende molto meno contagioso rispetto a virus a trasmissione aerea come il COVID-19. Questo dovrebbe rassicurarci sul fatto che non siamo di fronte a una crisi sanitaria globale paragonabile a quella vissuta tra il 2020 e il 2021.

Solo pochi giorni fa, Stefan De Keersmaecker, portavoce della Commissione Europea, ha dichiarato che l’mpox non dovrebbe essere considerato un’emergenza per la sicurezza sanitaria europea. Analogamente, l’OMS aveva recentemente affermato che l’mpox non rappresentava una nuova crisi paragonabile al COVID-19.

Eppure la recente dichiarazione di emergenza sanitaria e l’attivazione del Piano Strategico di Preparazione e Risposta (SPRP) da parte dell’OMS sembrano segnare un passo indietro e sollevano interrogativi, soprattutto alla luce dei ben noti conflitti di interesse che coinvolgono l’organizzazione.

C’è il rischio che si generino allarmismi esagerati, che non riflettono adeguatamente la realtà della situazione epidemiologica. Se da un lato è fondamentale non sottovalutare la possibile minaccia rappresentata dall’mpox nei luoghi in cui il virus è endemico, dall’altro è altrettanto importante mantenere una prospettiva critica e basata sui fatti, evitando di cadere in una spirale di paure infondate.

Il virus nella variante Clade 1 si manifesta con una sintomatologia molto meno grave rispetto al vaiolo, eradicato nel 1980, e i casi di mortalità sono molto bassi, riguardando sopratutto categorie vulnerabili, come bambini piccoli, donne in gravidanza e persone affette da HIV. Nella grande maggioranza dei casi l’infezione si risolve da sola in un lasso di tempo di 2-4 settimane.

Durante una recente conferenza stampa, l’OMS ha riportato un tasso di mortalità del 3,7% associato alla variante Clade 1b, considerata più virulenta. Questo dato, se vero, sarebbe 20 volte superiore al tasso di mortalità registrato durante l’epidemia di vaiolo delle scimmie del 2022-2023, sollevando ulteriori dubbi sulla precisione e sull’affidabilità delle informazioni fornite.

Quando si parla dell’epidemia di mpox, è fondamentale considerare il contesto specifico della Repubblica Democratica del Congo, un paese dove la gestione sanitaria è complicata da molteplici fattori che rendono estremamente difficile ottenere dati epidemiologici affidabili. Le gravi carenze sanitarie e strutturali, la povertà diffusa e le disastrose condizioni di vita sono realtà quotidiane che compromettono la capacità di risposta locale alle emergenze sanitarie.

In particolare, la diffusione del virus è fortemente aggravata dalla presenza di milioni di sfollati interni, costretti a vivere in campi sovraffollati e in condizioni igieniche precarie. Queste persone, spesso già indebolite da altre malattie e dalla malnutrizione, rappresentano una popolazione altamente vulnerabile, in cui le infezioni possono diffondersi rapidamente. Inoltre, le infrastrutture sanitarie mancano delle risorse necessarie per affrontare efficacemente le epidemie. Questo contesto crea un terreno fertile per l’espansione del virus, distorcendo inevitabilmente le statistiche sulla mortalità e sul tasso di infezione.

Prima di concentrare gli sforzi esclusivamente sulla distribuzione di vaccini, come sta avvenendo in questo momento e come spesso avviene nelle risposte internazionali alle crisi sanitarie, sarebbe efficace investire nel rafforzamento delle capacità sanitarie locali. Il personale medico sul campo deve essere adeguatamente formato per riconoscere tempestivamente i sintomi dell’mpox e altre malattie infettive, così da poter intervenire rapidamente con misure di isolamento e trattamento.

In un contesto in cui l’OMS ha già dimostrato in passato una gestione controversa delle emergenze sanitarie, è come sempre essenziale che i cittadini abbiano a disposizione informazioni corrette e non verità imposte.

La comunità globale non può permettersi di ripetere errori passati, dove l’eccesso di allarmismo o, al contrario, la minimizzazione dei rischi ha portato a una gestione inefficace delle crisi. Ogni passo deve essere ponderato con attenzione, garantendo che le misure adottate siano proporzionate alla reale entità del rischio.

Inoltre, è essenziale che i media svolgano il loro ruolo con responsabilità, evitando di amplificare il panico o di diffondere notizie non verificate. La narrazione attorno a malattie come l’mpox deve essere costruita su basi scientifiche solide, informando il pubblico in modo equilibrato ed evitando di creare una spirale di paura che possa portare a decisioni affrettate o sbagliate.

Sul perché dovremmo essere lontani dal considerare quella di mpox un’emergenza globale o una possibile pandemia proponiamo questa intervista: https://www.byoblu.com/2024/08/16/vaiolo-delle-scimmie-serravalle-a-byoblu-in-paesi-occidentali-tasso-di-mortalita-ridicolo/