Perché abbiamo scritto una lettera aperta al direttore del NIH

Abbiamo ho ritenuto necessario scrivere una lettera aperta al professor Jay Bhattacharya, direttore dei National Institutes of Health degli Stati Uniti, a seguito di una sua dichiarazione secondo cui il vaccino contro il morbillo conferirebbe un’immunità “a vita”.

Il professor Bhattacharya è stato, durante la pandemia da COVID-19, una delle voci più lucide nel denunciare i limiti delle politiche di contrasto alla pandemia. Il suo intervento presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul COVID-19 in Italia, ha avuto il merito — non comune — di evidenziare con chiarezza i danni causati dei lockdown (e dal cosiddetto Green Pass), proponendo al contempo un’alternativa più razionale e proporzionata: proteggere i soggetti vulnerabili evitando restrizioni indiscriminate per giovani e bambini. Una posizione che oggi trova conferma in numerose prove sugli effetti a lungo termine di quelle scelte, in termini di sviluppo cognitivo, salute mentale e funzionamento emotivo.

Proprio per questo, appare ancora più importante mantenere lo stesso livello di rigore quando si affrontano altri temi di sanità pubblica.

Nel caso dell’immunità al morbillo, la letteratura scientifica disponibile descrive una realtà più complessa rispetto alla formula “immunità a vita”.

Gli studi longitudinali mostrano che, pur in presenza di un’elevata efficacia del vaccino, i livelli anticorpali possono diminuire nel tempo e che esistono differenze tra coorti, legate anche al contesto epidemiologico e alla riduzione della circolazione virale.

Allo stesso modo, la ricerca evidenzia che l’immunità non è un fenomeno statico né binario: essa è il risultato di un equilibrio dinamico tra risposta anticorpale, memoria immunologica e fattori ambientali. Ridurre questa complessità a una definizione assoluta rischia di semplificare eccessivamente un ambito che richiede invece cautela e precisione.

Un ulteriore elemento riguarda la storia della mortalità da morbillo. I dati epidemiologici indicano che la sua riduzione è iniziata prima dell’introduzione della vaccinazione, grazie a miglioramenti nelle condizioni di vita e nell’assistenza sanitaria. La vaccinazione ha avuto un ruolo decisivo nel ridurre incidenza e complicanze, ma all’interno di una dinamica multifattoriale che non può essere ricondotta a una singola causa.

La lettera aperta nasce quindi da un’esigenza precisa: riaffermare che la comunicazione scientifica deve essere proporzionata alla complessità dei fenomeni che descrive.

In un contesto in cui la fiducia nella medicina dipende sempre più dalla trasparenza e dall’accuratezza delle informazioni, è fondamentale evitare semplificazioni che, pur con intento rassicurante, rischiano di allontanarsi dalla realtà biologica.

Il testo integrale della lettera, corredato dai riferimenti scientifici, è disponibile di seguito.

Lettera aperta al Prof. Jay Bhattacharya

Egregio Professor Bhattacharya,

Le scriviamo con rispetto e gratitudine per il Suo straordinario lavoro, ma anche con la franchezza che il dibattito scientifico richiede quando si affrontano temi complessi con rilevanti implicazioni per la salute pubblica.

Desideriamo innanzitutto ringraziarLa per il Suo intervento presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul COVID-19 in Italia, nel quale ha avuto il merito — non comune — di evidenziare con chiarezza i danni causati dalle politiche di lockdown (e dal cosiddetto Green Pass), proponendo al contempo un’alternativa più razionale e proporzionata: proteggere i soggetti vulnerabili evitando restrizioni indiscriminate per giovani e bambini.

Quella posizione — oggi sempre più supportata da prove scientifiche — ha richiamato l’attenzione su un aspetto fondamentale: i bambini sono stati tra i più colpiti da misure prive di un solido fondamento scientifico in termini di bilancio rischio–beneficio. La chiusura prolungata delle scuole, l’isolamento sociale e la limitazione delle esperienze relazionali hanno prodotto effetti documentati sullo sviluppo cognitivo, emotivo e comportamentale, inclusi impatti sulle funzioni esecutive e sulla regolazione emotiva. Ancora oggi continuiamo a osservare le conseguenze di quelle scelte, non solo nei bambini ma anche negli adulti.

È proprio in virtù del Suo richiamo alla complessità e della Sua esortazione a evitare semplificazioni che la Sua recente affermazione — secondo cui il vaccino contro il morbillo conferirebbe un’immunità “a vita” — merita una riflessione critica.

Una simile formulazione, per quanto diffusa nella comunicazione pubblica, non è pienamente coerente con l’insieme delle prove scientifiche disponibili.

La letteratura mostra in modo consistente che l’immunità indotta dal vaccino contro il morbillo, pur essendo altamente efficace e generalmente duratura, non è invariabilmente permanente.

LeBaron et al. (2007) hanno dimostrato una riduzione progressiva dei livelli anticorpali in individui vaccinati con due dosi in un contesto post-eliminazione [1]. Davidkin et al. (2008), in uno studio longitudinale di 20 anni, hanno confermato la persistenza dell’immunità accompagnata da una significativa riduzione dei titoli anticorpali [2]. Analogamente, Gonçalves et al. (2015) hanno riportato una diminuzione della sieropositività nel tempo nelle coorti vaccinate [3].

Studi più recenti rafforzano questo quadro. Seagle et al. (2018) hanno descritto una riduzione misurabile dei livelli anticorpali dopo la seconda dose di MMR [4]; Kennedy et al. (2019) hanno dimostrato una diversa durabilità della risposta immunitaria nel tempo [5]; e Carryn et al. (2019), in un follow-up decennale, hanno documentato una progressiva riduzione dell’immunogenicità [6].

Questi risultati convergono nella descrizione di un fenomeno ben noto in immunologia: il declino dell’immunità nel tempo (waning immunity), ovvero la progressiva riduzione della risposta immunitaria indotta dal vaccino, che può condurre a forme di fallimento vaccinale secondario (Tranter et al., 2024) [7].

Dal punto di vista epidemiologico, le implicazioni sono tutt’altro che teoriche. L’episodio descritto da Yeung et al. (2005), verificatosi in un collegio statunitense altamente vaccinato, dimostra che la trasmissione può verificarsi anche in popolazioni considerate protette [8]. Analoghi “vuoti di immunità” sono stati documentati in diversi contesti geografici, inclusi Europa e Nord America (Bolotin et al., 2025; Santacruz-Sanmartin et al., 2023) [9,10].

Prove sieroepidemiologiche più recenti confermano inoltre un pattern coerente: le coorti più giovani vaccinate, in assenza di circolazione virale, tendono a presentare livelli anticorpali inferiori rispetto alle generazioni precedenti. Lo studio di Muñoz-Valle et al. (2026) mostra chiaramente come l’assenza di “natural boosting” contribuisca a questo fenomeno [11].

Parallelamente, numerosi studi dimostrano che l’immunità acquisita tramite infezione naturale è, mediamente, più robusta e persistente rispetto a quella indotta dal vaccino (Bianchi et al., 2021; Zhao et al., 2025) [12,13]. Questa osservazione non è ideologica, ma rappresenta un fatto biologico consolidato.

Alla luce di queste prove, descrivere l’immunità indotta dal vaccino contro il morbillo come “a vita” appare eccessivamente semplificato e, pertanto, potenzialmente fuorviante in un contesto scientifico.

Inoltre, i livelli anticorpali non rappresentano correlati assoluti di protezione. L’immunità cellulare e la memoria immunologica contribuiscono in modo sostanziale alla protezione, rendendo il concetto stesso di immunità intrinsecamente più complesso di quanto suggerisca una definizione binaria [11]. Un recente focolaio di morbillo [14] mostra inoltre come la protezione dall’infezione possa essere associata anche a fattori diversi dallo stato vaccinale, non ancora pienamente compresi.

A nostro avviso, una formulazione più accurata sarebbe:

  • la vaccinazione contro il morbillo è altamente efficace nel prevenire la malattia
  • l’immunità è generalmente duratura, ma non invariabilmente permanente
  • una quota di individui può sviluppare nel tempo una riduzione dei livelli anticorpali
  • l’immunità è un fenomeno dinamico influenzato da fattori individuali e ambientali

Un ulteriore aspetto spesso trascurato riguarda la mortalità. I dati epidemiologici storici indicano che la riduzione della mortalità da morbillo è iniziata prima dell’introduzione della vaccinazione, in gran parte grazie a miglioramenti nella nutrizione, nell’igiene e nell’assistenza medica (Moss & Griffin, 2024; Minta, 2024) [15,16]. La vaccinazione ha avuto un ruolo fondamentale nella riduzione dell’incidenza e delle complicanze, ma all’interno di una dinamica chiaramente multifattoriale.

Ad esempio, in Italia, nei 14 anni precedenti l’introduzione della vaccinazione universale contro morbillo (e parotite e rosolia), quando solo una minoranza di bambini era vaccinata, il tasso medio annuo di mortalità nella fascia 0–18 anni era pari a circa 7 decessi/anno per morbillo, circa 0,3/anno per rosolia e 0,3/anno per parotite (dati ISTAT).

Infine, il consenso informato dovrebbe includere anche informazioni sugli eventi avversi successivi alla vaccinazione (AEFI). L’unico studio istituzionale italiano di sorveglianza attiva che ha applicato l’algoritmo OMS di attribuzione causale [17,18] ha identificato 46 AEFI ogni 100 dosi di vaccino quadrivalente MMRV, e in particolare più di 3 AEFI gravi ogni 100 dosi.

Il punto, in definitiva, non è mettere in discussione il valore della vaccinazione — che resta un pilastro della sanità pubblica — ma evitare semplificazioni che, nel tentativo di rassicurare, rischiano di allontanarsi dalla realtà biologica.

Riteniamo che il Suo impegno nel promuovere un dibattito scientifico fondato sulle prove e libero da dogmi renda questa riflessione utile.

Con rispetto e gratitudine,

Dr. Eugenio Serravalle
Dr. Alberto Donzelli
CHD Italia

References

  1. LeBaron CW, Beeler J, Sullivan BJ, et al. Persistence of measles antibodies after 2 doses of measles vaccine in a post-elimination environment. Arch Pediatr Adolesc Med. 2007;161:294–301.
  2. Davidkin I, Jokinen S, Broman M, et al. Persistence of measles, mumps, and rubella antibodies in an MMR-vaccinated cohort: A 20-year follow-up. J Infect Dis. 2008;197:950–956.
  3. Gonçalves G, Frade J, Nunes C, et al. Persistence of measles antibodies following changes in the recommended age for the second dose of MMR vaccine. Vaccine. 2015;33:5057–5063.
  4. Seagle EE, Bednarczyk RA, Hill T, et al. Measles, mumps, and rubella antibody patterns of persistence and rate of decline following the second dose of the MMR vaccine. Vaccine. 2018;36:818–826.
  5. Kennedy RB, Ovsyannikova IG, Thomas A, et al. Differential durability of immune responses to measles and mumps following MMR vaccination. Vaccine. 2019;37:1775–1784.
  6. Carryn S, Feyssaguet M, Povey M, Di Paolo E. Long-term immunogenicity of measles, mumps and rubella-containing vaccines in healthy young children: A 10-year follow-up. Vaccine. 2019;37:5323–5331.
  7. Tranter I, Smoll N, Lau CL, et al. Onward virus transmission after measles secondary vaccination failure. Emerg Infect Dis. 2024;30:1747–1754.
  8. Yeung LF, Lurie P, Dayan G, et al. A limited measles outbreak in a highly vaccinated US boarding school. Pediatrics. 2005;116:1287–1291.
  9. Bolotin S, et al. Investigating measles susceptibility gaps. Vaccine. 2025;54:126908.
  10. Santacruz-Sanmartin E, et al. Population measles seroprevalence. J Virus Erad. 2023;9:100352.
  11. Muñoz-Valle JF, et al. Decreasing antibody titers and the slow decay of measles immunity. Vaccines. 2026;14:234.
  12. Bianchi FP, Mascipinto S, Stefanizzi P, et al. Long-term immunogenicity after measles vaccine vs. wild infection. Hum Vaccin Immunother. 2021;17:2078–2084.
  13. Zhao S, Wang Q, Yang J, et al. Comparative analysis of long-term measles immune response after natural infection and vaccination. Vaccines. 2025;13:555.
  14. CDC Official: MMR Vaccine Doesn’t Guarantee Protection Against Measles • Children’s Health Defense
  15. Moss WJ, Griffin DE. What’s going on with measles? J Virol. 2024;98.
  16. Minta AA. Progress toward measles elimination—worldwide, 2000–2023. MMWR. 2024;73:1036–1042.
  17. Stefanizzi P, Stella P, Ancona D, et al.: Adverse Events Following Measles-Mumps-Rubella-Varicella Vaccination and the Case of Seizures: A Post Marketing Active Surveillance in Puglia Italian Region, 2017-2018. Vaccines (Basel). 2019; 7(4): 140.
  18. Bellavite P and Donzelli A. Adverse events following measles-mumps-rubella-varicella vaccine: an independent perspective on Italian pharmacovigilance data [version 2; peer review: 2 approved]. F1000Research 2021, 9:1176 (https://doi.org/10.12688/f1000research.26523.2)