Un gruppo di medici ha eseguito una revisione di letteratura sul tema “immunità naturale da Covid-19” e offre a tutti i sanitari, ricercatori, professori etc. la possibilità di sottoscrivere la lettera di presentazione di questi dati alle autorità. Lo scopo è sensibilizzare sul tema dell’immunità naturale, per riconoscerne la validità e poter effettuare così un rapporto benefici-rischi razionale e suffragato dalla letteratura.

Le ricerche sull’immunità naturale alla malattia si suddividono in diversi ambiti:

  • la durata e la tipologia dell’immunità, sia anticorpale che cellulare;
  • la percentuale di recidive;
  • il confronto tra popolazioni vaccinate e non, sia rispetto all’immunità che alla probabilità di recidive;
  • gli eventuali rischi nel vaccinare i guariti e i risultati della vaccinazione nei guariti;
  • Omicron.

I curatori del testo hanno provveduto a studiare tutti questi ambiti, raccogliendo ed esaminando 228 articoli scientifici ed
organizzando i risultati secondo questi temi riassumendo così ciò che emerge dalla letteratura.

IL CONTENUTO DELLA LETTERA:

DURATA E TIPOLOGIA DELL’IMMUNITÀ

1) L’obiettivo della ricerca sulla durata e sulla tipologia dell’immunità da pregressa infezione da SARS-CoV-2 è stato il verificare la presenza di una memoria immunologica capace di proteggere gli individui dalla reinfezione da SARS CoV-2 per un periodo superiore ai 6 mesi. La ricerca ha valutato la presenza di IgG specifiche per SARS-CoV-2 (anticorpi neutralizzanti), anticorpi IgA, cellule memoria CD4+, CD8+ e cellule B della memoria.
Il SARS-CoV-2 presenta 4 proteine strutturali: spike (S) protein, membrane (M) protein, envelope (E) protein, e la nucleocapsid (N) protein. La letteratura enfatizza soprattutto il ruolo delle proteine S ed N come le più immunogene. Soprattutto la proteina S sembra essere la più protettiva. Essa stimola nello specifico la formazione dell’anticorpo neutralizzante (nAbs) che ha un ruolo centrale nelle patogenicità e trasmissibilità del virus.
Dalla letteratura si evince la presenza di una risposta immunitaria nella maggior parte dei soggetti in seguito ad esposizione a SARS-CoV-2, sia tra i soggetti vaccinati che non vaccinati. Si evidenzia la presenza di una risposta sia di tipo umorale che cellulare che, pur non essendo di eguale entità, è protettiva indipendentemente dalla sintomatologia manifestatasi nel corso della pregressa infezione, dal sesso e dall’età. [… CONTINUA NELLA LETTERA]
Pertanto, la memoria immunitaria specifica per il SARS-CoV-2 in risposta all’infezione nei guariti persiste nella maggior parte dei pazienti fino a un anno e mezzo o due anni dopo l’infezione. Questo dato è promettente per la prevenzione sia da reinfezione sia da quadri clinici severi.

IMMUNITÀ CELLULARE

2) Oltre all’immunità anticorpale è fondamentale l’immunità cellulare. L’organismo infatti lascia decadere nel tempo gli anticorpi circolanti e mantiene l’immunità cellulare attiva, con cui produrre anticorpi in caso di necessità. La presenza di anticorpi neutralizzanti è stata identificata come potenziale correlato di protezione, tralasciando in un primo momento il ruolo della risposta cellulare alla vaccinazione e alla infezione naturale, specialmente nella valutazione a lungo termine (Sui Y., et al). Come da nozioni di immunologia di base, la risposta immunocellulare alle infezioni virali gioca un ruolo cruciale per limitare la progressione clinica e la protezione contro successive infezioni (Greenbaum et al., 2009; Sridhar et al., 2013; Wilkinson et al, 2012), ed è quindi stata verificata anche per il SARS-CoV2, tanto da essere presa in considerazione come potenziale correlato di immunoprotezione.
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Dalla revisione di letteratura si evince quindi che, come già noto da nozioni immunologiche di base, la risposta cellulare si attivi e permanga anche quando quella anticorpale non è più dosabile.

CROSS-REATTIVITÀ

3) Oltre all’immunità naturale che fa seguito all’infezione primaria e protegge da eventuali recidive, esiste anche il fenomeno della cross-reattività. La cross-reattività si verifica quando il sistema immunitario identifica come simili le proteine presenti in due sostanze diverse, e reagisce contro entrambe.
In questo ambito, si parla di cross-reattività per indicare le reazioni del sistema immunitario a epitopi virali simili anche in virus diversi. [… CONTINUA NELLA LETTERA]
Non solo l’immunità cellulare dei linfociti T, ma anche l’immunità anticorpale derivante dalle cellule B è stata dimostrata tra diversi coronavirus e il SARS-CoV-2 (Ng et al., 2020). Sono stati riscontrati anticorpi cross-reattivi sia di tipo IgG che IgA (Ortega et al., 2021).

DURATA DELL’IMMUNITÀ VACCINALE

4) La durata della protezione immunitaria post-vaccinale è un quesito importante. L’immunità contro la variante Delta di SARS-CoV-2 diminuisce in tutti i gruppi di età pochi mesi dopo il ricevimento della seconda dose di vaccino: circa 2/3 dei casi di Covid-19 grave in Israele durante il periodo di studio si sono verificati in persone che avevano ricevuto due dosi del vaccino Pfizer (Goldberg et al., 2021). Inoltre per alcune fasce d’età le evidenze sono scarsissime: ad esempio le prove della protezione a lungo termine dei vaccini nelle persone di età inferiore ai 16 anni contro le molteplici varianti di COVID-19 sono limitate (Sharif et al., 2021).
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In conclusione, rispetto all’immunità naturale, l’immunità artificiale decade molto più rapidamente nel tempo.

PROBABILITÀ DI RECIDIVE NEI GUARITI

5) È fondamentale l’analisi della probabilità di recidive nei guariti, e delle manifestazioni cliniche delle stesse.
Diversi studi attestano l’efficacia dell’immunità naturale nel prevenire recidive. Rispetto ai casi di infezione primaria, un soggetto guarito presenta probabilità di reinfettarsi molto inferiore. I fattori oggetto di studio, oltre alla probabilità di reinfezione, sono la durata dell’immunità, la severità della malattia in caso di recidiva (ospedalizzazioni e morti) e la concentrazione di anticorpi. I risultati sono inevitabilmente influenzati dalla numerosità del campione analizzato, dalla durata dello studio e dal metodo di analisi e raccolta di dati.
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CONFRONTI TRA VACCINATI E NON VACCINATI

6) Complementare a questo argomento vi è l’area di studio che esplora i confronti tra i vaccinati e i non vaccinati nello sviluppo dell’immunità e quindi delle eventuali recidive.
Diversi studi epidemiologici riportano una protezione dalle reinfezioni e dalla malattia grave nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2. [… CONTINUA NELLA LETTERA]
La maggior parte degli studi concorda che nei soggetti guariti non vi è stato alcun aumento significativo dell’immunità cellulare (Lozano-Ojalvo et al., 2021), degli anticorpi circolanti, dei titoli neutralizzanti o dei linfociti B di memoria antigene-specifici dopo la seconda dose. [… CONTINUA NELLA LETTERA]

ALTRI ARTICOLI

7) È vero che ci sono studi che indicano che la vaccinazione nei guariti aumenta il titolo anticorpale, ma in alcuni casi questi studi sono stati effettuati solo in vitro, e non considerano quindi la clinica (si vedano ad esempio Ibarrondo et al., 2021; Hall et al., 2022; Yunkai Yu et al., 2022). Infatti, anche se la vaccinazione aumentasse il titolo anticorpale nei guariti, ciò non implicherebbe necessariamente una maggiore protezione dalle infezioni. Questo perché non c’è un rapporto lineare tra il numero degli anticorpi e il grado di protezione prodotta.
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OMICRON

8) Abbiamo studiato anche l’efficacia dell’immunità naturale ed artificiale nei confronti di Omicron.
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Concludendo, l’immunità naturale mitiga le già ridotte probabilità di infezioni da Omicron che richiedono il ricovero ospedaliero. Contemporaneamente, la vaccinazione pare che non protegga dal contagio con Omicron. Ci sono ancora dati contraddittori sulla percentuale di protezione dall’infezione e sull’efficacia vaccinale, che richiedono ulteriori studi. È chiaro che, dal punto di vista clinico, anche se può avvenire una reinfezione, i pazienti che avevano già contratto una variante precedente del SARS-CoV-2 sono protetti.

RISCHI NEL VACCINARE I GUARITI

9) Al tempo stesso, per valutare il rapporto rischi e benefici è necessario analizzare l’eventuale aumento dell’incidenza di effetti avversi nei guariti rispetto ai soggetti Covid-naive.
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CONCLUSIONI
Concludendo, dall’analisi della letteratura si evince che:
La stragrande maggioranza degli individui affetti da SARS-CoV-2 con la guarigione sviluppa un’immunità naturale sia cellulo-mediata che umorale efficace nel tempo, che fornisce una protezione sia nei confronti della reinfezione che di un’eventuale malattia grave.
Sono stati riscontrati anticorpi protettivi e cellule B della memoria in molti follow-up da 12 mesi a 18 mesi dopo la guarigione, e la loro presenza può essere ancora più prolungata con l’allungamento dei tempi di osservazione. La ricerca svedese, con un follow-up dopo infezione naturale fino a 20 mesi, mostra una protezione del 95% dall’infezione e dell’87% dai ricoveri in chi non ha aggiunto vaccinazioni.
La risposta cellulare si attiva e permane anche quando quella anticorpale non è dosabile. È stata confermata nel tempo la presenza di linfociti T CD4+ e CD8+ nei soggetti convalescenti da SARS-CoV-2 fino a 18 mesi dopo l’infezione.
L’immunità artificiale decade più rapidamente rispetto all’immunità naturale, che è l’unica che si attiva anche per la cross-reattività.
La pregressa infezione da SARS-CoV-2 garantisce maggiore protezione rispetto a quella offerta dal vaccino a dose singola o doppia.

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La vaccinazione dei soggetti guariti andrebbe evitata, dal momento che, per chi ha superato un’infezione naturale, le reazioni avverse vaccinali sono regolarmente più intense (Menni et al., 2021) rispetto a quelle dei vaccinati senza previa infezione (Mathioudakis et al., 2021). Gli eventi avversi locali e sistemici registrati post vaccino sono maggiori rispettivamente del 40% e del 60% nei soggetti esposti con precedente storia di infezione da SARS-CoV-2 (Menni et al., 2021).

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Tanti buoni motivi per sottoscrivere la lettera che si trova in forma integrale a questo link :