La recente dichiarazione di Robert F. Kennedy Jr. su X, ex Twitter, in cui ha affermato che “il modo più efficace per prevenire la diffusione del morbillo è il vaccino” ha suscitato un fragoroso clamore. Una dichiarazione che arriva in un contesto tragico, segnato dalla morte di due bambini in Texas, ma che, purtroppo, è stata immediatamente presa come il simbolo di una presunta “inversione a U” da parte del politico noto per le sue posizioni critiche sui vaccini.
Ma è davvero così? E se tutto questo clamore mediatico fosse più che altro il frutto di una distorsione dei fatti, una manipolazione del linguaggio che serve solo a spostare l’attenzione e ad alimentare narrazioni semplicistiche e preconfezionate?
La mistificazione del “cambio di rotta”
I media italiani non hanno perso l’occasione di dare in pasto ai lettori la notizia del presunto “cambio di rotta” di Robert Kennedy jr, responsabile della Sanità USA, non facendo altro che mostrare come una notizia possa essere manipolata per fare scalpore, decontestualizzandola e privando i lettori di un approfondimento necessario a comprendere la realtà dei fatti.
C’è qualcosa di fondamentale che viene “dimenticato” in queste narrazioni: la critica di Kennedy riguarda, da sempre, l’industria farmaceutica, la qualità e la trasparenza degli studi scientifici, e la sicurezza dei vaccini, soprattutto quelli somministrati senza un’adeguata informazione. Kennedy ha parlato per anni dei rischi potenziali dei vaccini e ha presieduto per lungo tempo la Children’s Health Defense, puntando il dito su tutte quelle politiche sanitarie che non mettono la salute dei cittadini al primo posto.
La verità è che la dichiarazione di Kennedy non fa che confermare quello che sosteniamo da sempre: è più facile etichettare ogni posizione come “pro-vax” o “no-vax” piuttosto che riconoscere che le posizioni critiche e scettiche nei confronti di una vaccinazione “sempre e comunque” non siano prese di posizione ideologica e non indichino un rifiuto aprioristico dei vaccini.
Il fatto che ora Kennedy sostenga che il “miglior modo per frenare la diffusione della malattia” sia il vaccino non è affatto un cambiamento di posizione radicale, ma un compromesso, che pone comunque l’accento sui rischi, sulle reazioni avverse e sul consenso informato necessario, come riportato dal tweet della Children’s Health Defense.
La guerra delle parole
Se c’è un aspetto che emerge con chiarezza in questa vicenda è la guerra delle parole.
Come sottolineato da molti, il semplice fatto che Kennedy suggerisca che vaccinarsi contro il morbillo può frenare la diffusione della malattia viene distorto in “Kennedy si è finalmente schierato con i vaccini” o in “Kennedy ha raccomandato il vaccino MRR”, prodotto trivalente formato anche dai vaccini anti parotite e anti rosolia.
La sua è una dichiarazione neutra: indica semplicemente che il vaccino “previene l’infezione di morbillo”, il che non implica che non abbia conseguenze rischiose, né che andrebbe somministrato a chiunque. Dunque, perché etichettare Kennedy come incoerente solo per aver riaffermato un fatto scientifico che non contraddice la sua posizione passata?
In realtà, a essere incoerenti sono proprio i media che, pur di semplificare e “vincere” una battaglia, ignorano la complessità di un dibattito che meriterebbe maggiore attenzione e meno slogan. La retorica “o di qua o di là” non è una strada percorribile, soprattutto in un argomento complesso come quello della salute pubblica, dove le sfumature sono fondamentali.
Kennedy: voltagabbana o “stratega” silenzioso?
Il secondo caso etichettato come “morte da morbillo” riguarda una ragazza texana che, in realtà, aveva superato l’infezione da due settimane ed era stata ricoverata per problemi alle tonsille, sviluppando complicazioni. Le sono stati somministrati protocolli standard basati sulla convinzione – errata – che avesse ancor la polmonite da morbillo. Dopo una serie di errori medici e la mancanza di cure adeguate, la ragazza è morta. La narrazione che impone un legame diretto e immediato tra la morte e l’assenza di vaccinazione semplifica un caso che, invece, meriterebbe una valutazione più approfondita.
Una situazione complessa, insomma. E, in un momento storico segnato dalla fiducia cieca nella versione ufficiale, dubitare è più pericoloso di sbagliare.
È su questo filo che si trova a dover camminare Kennedy: ogni parola è una potenziale trappola. Se solleva dubbi, è accusato di diffondere teorie pericolose. Se tace, viene bollato come ambiguo.
Servono figure che si assumano il rischio di pensare e agire a lungo termine. Kennedy sta provando a farlo. E muovendosi su un campo minato com’è quello dell’informazione, non si può pretendere che stravolga tutto in un giorno, né che incarni un’ideale di coerenza assoluta. Kennedy, da sempre critico verso la mancanza di trasparenza, sembra aver adottato una posizione tattica: in un momento di crisi sanitaria, una dichiarazione come quella rilasciata su “X” potrebbe essere l’unico modo per distendere il clima e riaprire il dibattito pubblico, senza però rinunciare alla sua battaglia per una maggiore sicurezza e consapevolezza.
I rischi del vaccino: la questione della sicurezza
C’è poi un altro aspetto che viene sistematicamente ignorato: la questione della sicurezza dei vaccini. Kennedy, con la sua organizzazione Children’s Health Defense, ha sempre posto un’enfasi particolare sulla necessità di maggiore trasparenza riguardo agli eventi avversi legati ai vaccini.
Nel tweet sopra citato della Children’s Health Defense, sono state elencate le potenziali reazioni avverse al vaccino MMR, che vanno dalle reazioni anafilattiche alla sindrome di Guillain-Barré, dalla trombocitopenia alle convulsioni febbrili, fino a complicazioni più gravi.
Una richiesta di maggiore chiarezza e consapevolezza è necessaria. Nessuna vaccinazione è esente da rischi e nascondere questa realtà non fa altro che alimentare la sfiducia e la polarizzazione.
Come sottolineato dalla Children’s Health Defense, il rischio di eventi avversi gravi dopo aver ricevuto il vaccino MMR2 è preoccupante. Nel 2002, uno studio danese mostrò che il rischio potenziale di disabilità permanente dal vaccino MMR supera di gran lunga il rischio di morte o disabilità permanente dalle infezioni da morbillo, parotite e rosolia.
La domanda legittima che dovrebbe essere posta non è tanto se il vaccino ha effetto, ma se i benefici superano i rischi e se questi ultimi sono adeguatamente comunicati a chi si vaccina.
In una società in cui i media si affrettano a etichettare ogni posizione, siamo costretti a chiedere: è davvero più pericoloso parlare dei rischi di una vaccinazione e cercare un equilibrio, o lo è continuare a ignorare gli aspetti problematici della medicina preventiva per evitare di apparire impopolari?
Il lato oscuro della retorica pro-vax
È interessante notare come, nell’entusiasmo di accogliere la presunta “conversione” di Kennedy, si ignori il fatto che la retorica “pro-vax” assolutista non ha mai davvero avuto a cuore il dibattito critico sulla salute pubblica.
Quante volte abbiamo visto le voci dissidenti ridotte al silenzio con l’etichetta di “no-vax” e “complottisti”? Eppure, una discussione aperta e onesta sui rischi e benefici dei vaccini, sulle politiche sanitarie globali e sul conflitto di interessi tra industria farmaceutica e agenzie regolatorie sarebbe più che mai necessaria.
Kennedy ha dedicato decenni a mettere in luce le storture di un sistema sanitario che troppe volte ha anteposto il profitto alla salute dei cittadini. Non possiamo ignorare il suo lavoro, anche se ora, di fronte alla morte di due bambini, ha preso una posizione apparentemente diversa, forse anche strategica. Non ha mai negato che i vaccini possano essere efficaci in certi casi, ma ha sempre chiesto maggiori informazioni e uno studio approfondito sugli eventi avversi, anche per quanto riguarda l’MMR (morbillo, parotite e rosolia). Il suo attivismo non è mai stato contro la scienza, ma contro un approccio che spesso sembra ignorare le potenziali problematiche di sicurezza e l’importanza del consenso.
Domandiamoci: perché per i media è così impensabile riconoscere gli effetti di un vaccino, pur sottolineandone i rischi? Perché la frase di Kennedy deve essere mistificata e tradotta in “vacciniamoci sempre e comunque”, quando non è quello che ha detto?
La risposta a queste domande ormai la conosciamo. Il dibattito sul tema vaccinale è stato così pesantemente polarizzato da rendere quasi impossibile qualsiasi sfumatura, qualsiasi analisi che non rientri perfettamente nei binari dell’approvazione totale o del rifiuto assoluto. Ma la realtà, come sempre, è più complessa. Continuare a informare, a chiedere trasparenza e ad alimentare un confronto serio e pluralistico non significa “essere contro”, significa prendersi cura del bene pubblico con spirito critico e senso di responsabilità. È fondamentale uscire dalla logica binaria che ha trasformato il dibattito sulla salute in una guerra di slogan.
Dobbiamo invece creare le condizioni per un discorso in cui sia possibile porre domande senza venire censurati, sollevare dubbi senza essere demonizzati e cercare soluzioni senza dover rinunciare alla propria integrità intellettuale. Che è quello che ci auguriamo per Robert Kennedy Jr, per la sanità globale e per tutti noi.

