La vaccinazione contro l’epatite B è somministrata a neonati e bambini in tutto il mondo.

In Italia è obbligatoria dal 1991, su proposta dell’allora ministro De Lorenzo, condannato, tra l’altro, per avere accettato una cospicua tangente anche dai produttori di vaccini.

I primi mesi di vita sono determinanti per lo sviluppo del cervello e la maturazione del sistema immunitario dei bambini e sono alti i rischi di alterazioni permanenti e irreversibili causati da forti stimolazioni.

Diversi studi hanno riportato che l’attivazione immunitaria postnatale precoce ha aumentato l’ansia o ha compromesso le abilità cognitive in età avanzata nei modelli animali.

La vaccinazione dei neonati contro l’epatite B, che induce una forte attivazione immunitaria durante il periodo più critico dello sviluppo cerebrale, può essere un fattore di rischio per alcuni disturbi dello sviluppo neuropsicologico. In effetti, è ancora controversa la possibilità che la vaccinazione neonatale contro l’epatite B sia associata all’insorgenza di autismo, sclerosi multipla e mielite.

Studi sperimentali hanno fatto chiarezza su questi rischi, rivelando che la vaccinazione neonatale contro l’epatite B ha portato a disturbi nei comportamenti legati all’umore e alle capacità cognitive, alla neurogenesi e allo sviluppo dell’ippocampo nei topi.

Sono proprio gli studi pubblicati tra il 2015 e il 2018 da un gruppo di ricerca della Università di Sun Yat-sen, una delle più prestigiose in Cina, a mettere in correlazione fenomeni in infiammazione neurologica e cerebrale, disturbi neurocomportamentali, deficit cognitivi e asma allergica con il vaccino anti-epatite B.

La vaccinazione precoce può alterare -secondo gli autori – il normale sviluppo delle sinapsi cerebrali attraverso la regolazione dell’espressione di citochine e neurotrofine. La plasticità sinaptica dell’ippocampo è stata misurata perché è particolarmente sensibile alla neuroinfiammazione.

La vaccinazione neonatale antiepatite B ha modulato la plasticità sinaptica dell’ippocampo, il suo potenziamento a lungo termine (LTP) e l’espressione proteica delle sinapsi.

I danni allo sviluppo del cervello causati dalla vaccinazione dipendono dall’eccessiva attivazione immunitaria mediata dai linfociti B (Th2), con sovrapproduzione di alcune citochine, in particolare della citochina IL-4, con conseguente squilibrio biochimico che causerà una maggiore permeabilità della Barriera Emato-Encefalica dei bambini.

Gli autori specificano che: “”Questo studio rivela per la prima volta che la vaccinazione precoce anti-epatite B (HBV), induce disturbi del comportamento e della neurogenesi dell’ippocampo. Questo lavoro fornisce dati innovativi a sostegno della sospetta associazione del vaccino HBV con alcuni disturbi neuropsichiatrici come l’autismo e la sclerosi multipla…”

Inoltre ”…il periodo post-natale precoce, è un momento critico dello sviluppo cerebrale, e l’attivazione immunitaria durante questo periodo potrebbe esercitare un impatto duraturo sullo sviluppo e sul comportamento del cervello”.

L’oggetto di questi studi è proprio la somministrazione precoce. Studi eseguiti sui topi, naturalmente.

Non ci risultano ricerche simili sui neonati, né tra quelli che ricevono il vaccino appena nati (in caso di madre malata), né in quelli che lo ricevono a 2 mesi, nell’esavalente. Tra obbligatorie e facoltative, i bambini sono sottoposti a 32 inoculazioni nei primi 12 mesi, secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale in vigore.

Le preoccupazioni dei ricercatori non hanno indotto a valutare la possibilità che danni simili si verifichino anche nei bambini.

Il principio di precauzione, ci ha insegnato Tomatis, afferma che di fronte al rischio di un danno irreversibile, devono essere adottate misure per proteggere la popolazione anche in attesa di prove incontrovertibili di nocività. Ma questo non vale per i vaccini: vorremmo leggere uno studio che certifichi che quello che si verifica negli animali da esperimento dopo la vaccinazione antiepatite B, NON POTRA’ AVVENIRE MAI NEI BAMBINI.