La recente nomina del Ministro A. Maria Bernini di Matteo Bassetti a Presidente del nuovo Gruppo di lavoro istituito presso il Ministero dell’Università e della Ricerca ha generato malumori e sollevato forti perplessità.

Probabilmente  sarebbe successo anche con altri candidati ma Bassetti ha rappresentato in questi anni l’emblema della medicina Bio-accademica più prepotente e retriva.

Questa nomina prevedeva l’individuazione di un soggetto di consistente trasparenza e correttezza per via dei poteri che sono conferiti sulla gestione dei bandi di ricerca e sulla destinazione  dei fondi.

E’ notorio e documentato che Matteo Bassetti ha dei rapporti con le case farmaceutiche o partecipa a convegni sponsorizzati e comunque non è una figura scevra da dubbi su implicazioni e scarsa trasparenza nelle sue relazioni economiche.

Inoltre la divulgazione di sue affermazioni poco scientifiche ha evidenziato il suo ruolo nella propaganda e nella spettacolarizzazione del suo personaggi pubblico.

Quindi perché proprio lui?

Per poter capire meglio questa scelta occorre valutare il momento che stiamo passando nella sanità pubblica e nei settori della ricerca clinica e universitaria.
Si tratta di una sfida in cui il biopotere vuole mostrare i muscoli.

Come?

Uno dei mezzi di repressione del confronto scientifico e del pensiero non omologato è quello di alzare la posta. Come in un tavolo da gioco, sfidare l’avversario con un bluff può essere l’unica soluzione vincente. L’evidente falsità dall’apparato a sostegno della medicina istituzionale e della gestione degli eventi infettivi non può essere messa in gioco né in discussione. Ne va di mezzo l’esistenza stessa del paradigma cartesiano. Il punto di non ritorno è già stato abbondantemente valicato. Un rilancio è l’unica possibilità di mantenere autorità nella difesa dello status quo.

Il rilancio

La sfida è proprio questa, sostenere figure ambigue e sacrificabili come Burioni e Bassetti assurti a fama mondiale, come autorevoli esponenti del potere. Ovvero è dare un valore di trasparenza e di onestà intellettuale proprio a coloro che sono i più lontani da questa condizione. L’idea è quella di usare il pugno di ferro smaccatamente contro i principi, gli ideali propri di un sano governo clinico. Questa scelta spudorata avvalora lo stato dittatoriale dei giochi di potere e con la prepotenza ne consolida la forza.

La posta in ballo è enorme, non solo economicamente ma nel merito dei diritti.

L’operazione Bassetti conferma la tendenza ad alzare la posta sicuri che l’avversario a un certo punto, come già succede, verrà sovrastato dal bluff per mancanza di risorse, non avendo a disposizione i mezzi informativi ed economici per far girare le carte all’avversario.