Io c’ero.

Sono la dottoressa Maria Teresa Turrini, medico, e mi trovavo al convegno “il cammino nella luce” al Pirellone di Milano, in qualità di presidente del Comitato Sanitari Arezzo e firmataria della Carta di Siena.

Tutto è iniziato alla Stazione Centrale di Milano, prima ancora di mettere piede nel palazzo delle istituzioni: é lì che ho conosciuto da vicino la drammatica realtà della tragedia dei danneggiati da vaccini; ho incontrato Andrea, in sedia a rotelle, che da lì a pochi giorni si sarebbe sposato; ho incontrato Giuseppe, devastato da una lesione al cervelletto, che mi ha guardato negli occhi dicendomi di non avere più speranze e di aspettare solo la morte. Di fronte a lui, come medico, mi sono sentita persa, in colpa, impotente: aveva avuto solo il torto di fidarsi e di fare quel siero, e ora riceveva solo il vuoto.

Poi mi sono avvicinata a una coppia di anziani, con le lacrime agli occhi, la madre mi ha parlato del loro unico figlio: un giovane brillante con un dottorato all’estero, cinque lingue conosciute, un’intera vita spesa nello studio e nell’impegno sociale, oggi ridotto in condizioni così insopportabili da voler accedere al suicidio assistito in Svizzera. Da medico, quasi per istinto, ho cercato di dirle che forse c’era un’altra strada, un tentativo disperato di dare una risposta a ciò che i protocolli e la politica rifiutano persino di guardare.

Insieme a loro siamo entrati al Pirellone, nella “casa dei cittadini” che le istituzioni si sono vantate di aprire. Una sala concessa dal consigliere regionale Emanuele Monti, alla cui apertura ha partecipato anche Christian Garavaglia per un saluto di circostanza, dichiarando di essere lì solo per ascoltare, salvo poi dileguarsi dopo pochissimi minuti lasciandoci soli.

Già in avvio la giornata ha mostrato le sue tensioni: basti pensare a quel cartellone che avevamo davanti, la cui parte inferiore era stata chiesta di essere oscurata, quasi a voler censurare la denuncia dei morti ospedalieri per cure sbagliate.

Il convegno è iniziato con la presentazione ufficiale: è stato spiegato chi c’era e chi ci sarebbe stato, dando la parola agli organizzatori dell’evento e alle persone danneggiate e ai loro familiari, le cui toccanti testimonianze riempivano la sala.

Proprio mentre il convegno era in corso e le storie drammatiche dei danneggiati venivano portate all’attenzione di tutti, sui telefoni di alcuni presenti è piombata la nota al veleno diffusa dal capogruppo del PD in Regione, Pierfrancesco Majorino. Un testo gravissimo che ha definito l’evento uno “spettacolo orrendo” e un'”irruzione“, bollando sbrigativamente come “No Vax” le persone presenti. Un’etichetta non solo profondamente discriminatoria, poiché in democrazia ogni cittadino ha il diritto di compiere le proprie scelte terapeutiche, ma del tutto falsa: quelle erano persone vaccinate, che avevano creduto nelle istituzioni e che oggi si ritrovano ferite, invalidate o in lutto, tradite da chi le doveva proteggere.

Quella gravissima provocazione non è stata un episodio isolato, ma il punto d’arrivo di una giornata già segnata da tensioni e censure.

I danneggiati, colpiti da questo ulteriore attacco morale mentre esponevano il proprio strazio, hanno deciso di reagire: una delegazione — composta da persone con tutte le ragioni del mondo per pretendere risposte, tra cui due danneggiati gravi in carrozzina e i genitori di quel ragazzo disperato — è salita al quindicesimo piano per chiedere un confronto diretto e pretendere spiegazioni a Majorino e al gruppo del PD per quelle parole inaccettabili.

Prima di parlare impropriamente di “irruzione“, bisognerebbe ricostruire i fatti con onestà: quella delegazione salita ai piani alti è andata semplicemente per non subire in silenzio l’ennesimo sopruso.

La risposta delle istituzioni è stata l’arroganza più vile: il personale in servizio si è affacciato o ha sbarrato le porte, accogliendoli con le braccia conserte e ridendo in faccia a chi ha già perso tutto. Le cronache e la stessa dinamica confermano che la delegazione è salita per un confronto ma è rimasta nei corridoi, senza che vi fossero percosse o danni, e che quando è stato chiesto loro di allontanarsi lo hanno fatto senza violenza alcuna.

Nel frattempo, all’interno della sala, il convegno è regolarmente continuato e sono state portate avanti diverse voci importanti. Salendo poi sul palco per intervenire a nome del Comitato Sanitari Arezzo, ho ricordato che siamo nati nel periodo più buio della recente emergenza sanitaria, gestito con gravi carenze etiche e decisioni calate dall’alto, assistendo all’amaro fallimento sia della politica sia degli Ordini dei Medici, che hanno dimenticato il Giuramento di Ippocrate per diventare il braccio armato di sanzioni contro chi esercitava il legittimo dubbio scientifico.

Nel corso del convegno “Il Cammino nella Luce”, medici, biologi, scienziati hanno esposto dati inoppugnabili: prove dell’inefficienza dei vaccini usati, gravi problematiche cliniche e un aumento intollerabile di problemi oncologici nei giovani.

È stato ribadito l’appello affinché la magistratura faccia finalmente il proprio dovere, e sono state avanzate richieste non più rinviabili: presa in carico clinica e farmacovigilanza attiva negli ospedali, indennizzi rapidi e sostegno sociale, e piena trasparenza senza conflitti d’interesse.

Il punto vero, che non dobbiamo permettere a nessuno di nascondere dietro le polemiche montate ad arte, riguarda le persone: parliamo di uomini e donne che fino a pochi anni fa conducevano una vita normale, lavoravano, praticavano sport, avevano progetti e una piena autonomia. Oggi molte di loro vivono con gravi disabilità, sofferenze fisiche, problemi economici e familiari. 

Questa è la vera notizia, ed è a questo che serviva la domanda di fondo che dobbiamo continuare a porre a chi governa:

“Perché persone che chiedevano aiuto e ascolto sono state etichettate e derise invece che ascoltate? Le istituzioni sono realmente disponibili a incontrare queste persone e ad accogliere le loro storie?”

Sui vaccini la politica ha smesso da tempo di ragionare in termini di confronto reale, blindandosi dietro dogmi ideologici per non dover ammettere gli errori e l’esistenza stessa dei danneggiati. Ogni volta che si prova a sollevare il velo su questa realtà, basta pronunciare la parola “vaccini” perché scatti l’accusa di essere “contro la scienza”: un comodo espediente per mettere un marchio sulle persone, delegittimare chi soffre ed evitare accuratamente di entrare nel merito delle questioni. 

Come professionisti, come sanitari proviamo una totale disistima per chi occupa poltrone che non merita. Questa gente dovrà rispondere direttamente alla giustizia nelle sedi competenti per ogni singola parola e per ogni atto di arroganza commesso contro chi soffre.

Le cose che abbiamo detto dal palco continueranno a ripetersi finché questa classe politica non tornerà a casa. E non li manderemo a casa con la loro stessa ideologia, ma con la forza della scienza — quella vera, rigorosa e aperta al dubbio, di cui loro si riempiono la bocca senza conoscerne le basi.

Fra un po’ ci saranno le elezioni: ricordiamolo a tutti. Quello che è successo a queste persone può succedere a chiunque di noi. Se oggi si arriva al punto di impedire ai cittadini di esprimere i propri bisogni e di denunciare la verità, significa che ci stanno togliendo la libertà di parlare e di esistere. Il disastro sanitario è già compiuto, non lasciamo i danneggiati da soli, perché se non li fermiamo adesso, ci porteranno a un disastro umano totale.

Un partito e una classe dirigente che scelgono di schernire chi soffre anziché ascoltarlo non fanno la guardia alla scienza, si condannano alla totale irrealtà e all’irrilevanza morale e politica.