Negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi modelli epidemiologici che stimano la riduzione della mortalità pediatrica ottenuta con le vaccinazioni.

Il più recente, finanziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato su The Lancet da Andrew J. Shattock, Ph.D., ha concluso che

“Dal 1974, la vaccinazione ha evitato 154 milioni di decessi, di cui 146 milioni tra bambini di età inferiore ai 5 anni, di cui 101 milioni in neonati di età inferiore a 1 anno”.

Secondo un articolo pubblicato da Correlation , un’organizzazione di ricerca canadese senza scopo di lucro, le affermazioni delle agenzie di sanità pubblica e delle principali riviste mediche secondo cui la vaccinazione infantile previene milioni di decessi ogni anno si basano su modelli epidemiologici errati.

Denis Rancourt ha calcolato che una riduzione di 154 milioni di decessi corrisponderebbe a una diminuzione del 5,7% dei decessi globali annui, ovvero a una riduzione del 20% della mortalità infantile globale, un risultato medico “fantastico”. che “alcuni potrebbero ragionevolmente definire incredibile”.

Lo studio di The Lancet ha stimato i decessi evitati grazie alle vaccinazioni utilizzando solo modelli teorici su come si diffonde la malattia, senza alcuna attenzione al contesto e ha accreditato i tassi di efficacia degli studi clinici sui vaccini per stimare quanti bambini sarebbero morti senza vaccinazioni. Lo studio ripete questo modello per ciascuno dei nove vaccini presi in considerazione per arrivare al numero colossale di vite salvate, basandosi sul presupposto che la mortalità infantile sarebbe rimasta costante tra il 1974 e il 2024. In realtà, la mortalità infantile era già in calo, cosa di cui il modello non ha tenuto conto.

Rancourt ha sostenuto che questi modelli condividono due difetti fatali: si basano su ipotesi inaffidabili sull’efficacia del vaccino e “stimano” i decessi evitati utilizzando modelli di malattia non ancorati a dati del mondo reale. I numeri sulla sicurezza e l’efficacia di questi modelli provengono sempre da studi clinici, che sono “sistematicamente inaffidabili” nel valutare l’efficacia reale e non riescono a valutare la sicurezza. Le sperimentazioni sono “in larga parte controllate da un’industria che ricava grandi profitti dai vaccini, e questa industria ha ampiamente, storicamente, costantemente e ripetutamente dimostrato la sua volontà di agire in modo fraudolento a spese della salute pubblica”, ha scritto Rancourt. Questi stessi studi contengono diversi bias, ad esempio, sono condotti su bambini sani, ma i vaccini vengono somministrati a bambini con vulnerabilità multiple, in particolare nei paesi a basso reddito. Inoltre, gli studi non testano i vaccini contro veri e propri placebo, non monitorano lo stato di salute dei bambini a lungo termine, non testano la concreta prevenzione delle malattie o la sicurezza nel mondo reale.

In secondo luogo, si basano su “stime approssimative” dei decessi evitati, ovvero stimano quanti bambini non sono morti perché immunizzati basandosi su modelli di contagio della malattia, cosa ben diversa da quanto avviene nel mondo reale, in cui le malattie hanno prevalenza e virulenza differenti dai modelli.

Il problema della povertà

I modelli che decantano un numero elevato di vite salvate grazie ai vaccini non tengono conto del fatto che la mortalità infantile è influenzata da molti fattori complessi, in particolare nei paesi a basso reddito, dove le stime collocano la maggior parte di milioni di vite infantili salvate. Ad esempio, l’OMS afferma che il vaccino contro il morbillo ha il maggiore impatto sulla riduzione della mortalità infantile, rappresentando la maggior parte delle vite salvate dai vaccini . In realtà, i decessi per morbillo sono in genere correlati alla malnutrizione . I tassi di mortalità e morbilità da malattie infettive come il morbillo diminuiscono con il miglioramento degli standard di vita e con la lotta alla malnutrizione, anche della madre, che rende il bambino altamente vulnerabile alla morte per una vasta gamma di infezioni che non si verificano o non sono fatali nei bambini ben nutriti e che vivono in ambienti sani.

I programmi di vaccinazione aumentano la mortalità infantile 

Contrariamente alle ripetute affermazioni secondo cui i vaccini salvano milioni di vite, l’analisi di Rancourt sulla relazione tra somministrazione di vaccini e tassi di mortalità infantile suggerisce il contrario, ovvero che questi programmi hanno contribuito ad aumentare la mortalità infantile. Rancourt ha correlato i cambiamenti nel tasso di mortalità infantile globale con le somministrazioni di vaccini tra il 1980-1999 e il 1999-2015. Durante quei periodi, i tassi di mortalità infantile globale erano in calo, ma il tasso di declino ha rallentato dopo l’aumento delle vaccinazioni. La decelerazione divenne più marcata intorno al 1992, quando furono introdotti i vaccini coniugati contro l’epatite B e quello pneumococcico, anche nei paesi a basso reddito.

Se il calo della mortalità infantile fosse continuato allo stesso ritmo del periodo precedente all’introduzione dei vaccini, ci sarebbero stati 100 milioni di decessi infantili in meno. Invece, il tasso di calo della mortalità ha rallentato esattamente con l’inserimento di nuovi vaccini nei calendari di immunizzazione. Tutti i ricercatori che hanno elaborato modelli sui benefici della vaccinazione hanno trascurato o ignorato questa evidente correlazione temporale, ha affermato Rancourt. L’osservazione riprende studi osservazionali indipendenti che hanno collegato l’implementazione dei vaccini all’aumento della mortalità e della morbilità infantile,  soprattutto dopo l’introduzione del vaccino contro difterite-tetano-pertosse.

Rancourt sottolinea che qualsiasi stima attendibile della mortalità dovrebbe tenere conto di altri fattori, come le condizioni di salute preesistenti, la malnutrizione, l’accesso alle cure, oltra alle vaccinazioni, fattori legati alle decisioni politiche e alle condizioni socio-economiche che determinano la povertà e i problemi di salute ad essa associati, altrimenti i modelli teorici di calcolo sono “ridicoli” secondo l’articolo e da questi derivano le strabilianti affermazioni sulla riduzione della mortalità infantile grazie ai programmi di vaccinazione di massa.

“Ciò che ho scoperto è che i programmi di vaccinazione per salvare i bambini nei paesi a basso reddito dalla morte sono scientificamente infondati e che l’industria farmaceutica è un’impresa fraudolenta che distoglie risorse e attenzione dallo sviluppo urgentemente necessario per correggere lo sfruttamento neocoloniale ancora in corso”.

FONTE: https://okanaganlife.com/breaking-claims-that-childhood-vaccines-saved-millions-of-lives-based-on-flawed-models/